Andrea Mastrovito
Quando l'arte gioca con la natura
di Michele Robecchi
Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Chi se ne frega
collage e aniline su carta applicata su sfondo in plexiglass - 2007
La natura ha sempre intrattenuto con l’arte un rapporto intenso e variabile nel corso dei secoli: musa ispiratrice e osservatorio della realtà in nature morte e paesaggi, valore da riscoprire nell’epoca del fallimento della macchina tra le due guerre, fino a diventare oggetto delle più diverse interpretazioni in epoca contemporanea. Da luogo di viaggi introspettivi per Hamish Fulton a tela macroscopica per Richard Long; da piattaforma di grandi interventi scultorei per Robert Smithson a manifesto socio-politico per Joseph Beuys.
Per Andrea Mastrovito la natura è un concetto presente in maniera costante anche se talvolta misteriosa. Nei collage realizzati tra il 2002 e il 2006 è riproposta sottoforma di foresta ed è il teatro in cui l’artista incontra personaggi come tigri, guerrieri, filosofi e soprattutto se stesso. La natura selvaggia e labirintica in cui si avventura l’alter-ego di Mastrovito diventa una metafora per le difficoltà e le tortuosità che segnano il cammino esistenziale di una persona, una specie di eden immaginifico che funziona come dimensione parallela in cui confrontarsi con le proprie fantasie e le proprie ossessioni.
In & Out of Life, la mostra presentata nelle gallerie 1000eventi e Antonio Colombo nel 2006, faceva un passo avanti, trasportando il tutto su un piano tridimensionale. Negli spazi di Colombo, i già citati collage erano integrati da una serie di piante sagomate che contribuivanoa ricrearne parzialmente l’atmosfera variopinta e intricata, mentre in quelli di 1000eventi si vedevano 500 farfalle di carta appese alle pareti mentre la proiezione di un cacciatore animato cercava di catturarle nell’oscurità. Questa seconda parte, oltre a segnalare l’effettiva incomunicabilità tra immagine e oggetto, introduceva anche un altro elemento caratteristico del lavoro dell’artista e cioè la ripetizione seriale ma manuale di un determinato motivo. Le 500 farfalle cartacee, così come le 3307 fotocopie che hanno ricostruito gli spazi della galleria Analix Forever a Ginevra nel 2007 o le 9317 che hanno ricreato fotogramma per fotogramma il cortometraggio Frankenweenie (1984) di Tim Burton (Nickelodeon, 2008),

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In & Out Of Life, l'
opera
che ha dato il titolo
all’intera mostra |
sono il risultato di un grande sforzo produttivo impressionante ma mai autocompiacente. La manualità è una presenza portante ma discreta; non mira a strappare boati di stupore come certa pittura iperrealista, né a rintanarsi nell’artigianalità tipica della scultura più conservatrice. È invece una forza trainante e integrante al discorso generale, oltre che un ingrediente indispensabile per tenere vivo l’interesse dell’artista in fase di realizzazione.
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