Lo storico del presente
Conversazione con Michelangelo Pistoletto -
Edoardo Milesi, Alfredo Padovano, Elena Rossi
adattamento di Alfredo Padovano
Michelangelo Pistoletto, durante l’edizione 2009 della Biennale di Venezia, mette in scena una performance che prevede la rottura organizzata di specchi di grandi
dimensioni, senza immagini serigrafate, incorniciati. Sviluppando la costruzione di una mitologia post facto, già avviata dalla ripetizione sistematica dell’evento su YouTube, ArtApp organizza un dibattito presso la redazione di Bergamo. Queste sono le parole di quell’incontro.
Edoardo Milesi. Ho conosciuto le tue opere negli anni ‘70, quando una gallerista di Milano mi propose una tua cartella
di specchi: uno aveva le mollette, uno il coniglio scuoiato e uno il tuo autoritratto.
Michelangelo Pistoletto. Il quarto era la scimmia dietro le sbarre.
E.M. 800.000 lire per una cartella. Corsi da mio zio Giorgio, collezionista, per prospettargli l’acquisto. “…chi è
Pistoletto?” mi disse. Chiese a un gallerista di Bergamo che gli rispose: “Pistoletto non esiste… è un bluff…”.
Ricordo ancora la mia rabbia, provo ancora rancore per quel gallerista. Trovavo geniale quell’idea di imprigionare per sempre nello specchio le immagini riflesse ma liberate dalla propria matrice. Libere di coniugarsi con fondali sempre diversi.
Se non ti avessi visto rompere quegli specchi, alla Biennale, avrei pensato alla fuga di quelle immagini costrette in una gabbia ormai stretta. O forse vedendo quelle pesanti cornici barocche avrei pensato che le immagini, abituate a una vita libera, sono fuggite per evitare la propria mummificazione all’interno di qualche museo d’arte contemporanea.
M.P. È l’idea del quadro, questa cornice che attraversa il tempo, attraversa gli stili.
E.M. L’atto violento per liberare è forse un gesto d’amore.
M.P. Un bacio.
E.M. Ecco la prima domanda: Che differenza c’è tra il mio lavoro di architetto e il tuo di artista? L’architetto deve creare l’oggetto e assieme le condizioni perché le cose accadano; agisce con un atto in genere costruttivo e non violento; l’artista può creare costruendo come hai sempre fatto, con atti anche di altissimo artigianato, ma può anche distruggere applicando violenza?
M.P. La creatività è una forbice, può produrre o distruggere, con lo stesso impiego di intelligenza e di capacità inventiva. Creare e distruggere è un binomio insito nella bipolarità che dà forma a tutto: il positivo e il negativo, il bene e il male; gli elementi opposti possono scontrarsi e creare energia in maniera violenta oppure incontrarsi in modo organizzato e generare energia civile. Vediamo che, lasciata libera, questa energia può creare disastri, come le folgori che incendiano e distruggono. La stessa energia incontrollata scatena tragici conflitti tra gli umani. Invece congiungendo opportunamente gli estremi contrapposti si creano equilibrio e benessere. La luce elettrica ne è l’esempio. Più si allontanano i poli opposti, più si alimentano le tensioni conflittuali.
E.M. Bisogna riuscire a controllare questa energia.
M.P. È necessario conseguire una polarizzazione civile dei segni contrari.
Nei quadri specchianti tutti gli opposti convivono: la staticità della figura fissata e la dinamica del riflesso, ciò che non cambia mai e ciò che cambia sempre. Tutto ciò che sta davanti a te contemporaneamente sta alle tue spalle, una combinazione di differenze che riescono a convivere perfettamente.
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