
G. Setzu - M. Antoinette -
“S’ils n’ont plus de pain, qu’ils
mangent de la brioche!”
Negli anni ’60 una nuova concezione urbana aveva motivato
modalità di intervento artistico che scoprivano nel concetto
di “pubblico” sfumature ampie, non limitate alla sola
dimensione geografica ma che germinavano nel sociale
e nel politico, divenendo strumento per la promozione
del patrimonio locale. In Italia quella che, con termine vago
e polisemantico, possiamo definire “arte pubblica” conosce
consapevolezza di azione e attenzione solo negli anni ’90,
periodo in cui, per paradosso, la diffusione di Internet
cambia radicalmente la società e il concetto stesso
di “spazio”. Il World Wide Web ha non solo arricchito il nostro
vocabolario, ma ha aggiunto sfumature nuove a parole“vecchie” con un imprevisto restyling di termini che,
de-fisicizzati e ricontestualizzati, organizzano un’agenda
quotidiana con sempre più impegni e incontri, la maggior
parte dei q
uali assolutamente virtuali.
Se la piazza non esiste più e il luogo deputato agli incontri è la rete, ci si può chiedere se parlare di arte pubblica
possa avere ancora senso.
Ne ha. Forse ancora di più proprio perché meno
fondamentale può sembrare il suo intervento.
La necessità
di animare il sociale è reale, contemporanea, e richiede
maggiore consapevolezza e responsabilità. Lavorare sul
pubblico, infatti, non è solo una questione di luogo.
Se è vero che una collocazione all’aperto è, per rigor di
logica, fondamentale, altrettanto lo è lo slittamento
concettuale che avviene passando dall’interno all’esterno,
dal privato al pubblico, dal singolo al collettivo. Lo scopoè quello di costruire un patrimonio, non fisico ma emotivo;
sollecitare un bagaglio culturale reale ma appesantito dalla
stratificazione delle informazioni che ogni giorno si
ammassano nella nostra memoria. L’intervento artistico
in una dimensione pubblica si muove in questa direzione
di decostruzione e ri-sintonizzazione attraverso un’ovvia
modificazione del tessuto urbano ma soprattutto attraverso
una metamorfosi dell’idea della prestazione artistica,
in questo modo assolutamente esposta e non tutelata,
e del pubblico, sottoposto più che in altre occasione
all’effetto sorpresa, alla scoperta, al coinvolgimento
e sconvolgimento del sentirsi parte di un evento senza averlo
previsto.
Nella dimensione pubblica, l’opera recupera la magnificenza
delle grandi dimensioni senza la supponenza della lunga
durata. Si fa gioco del tempo puntando tutto sull’esplosione
dell’istante: ignora l’eterna memoria, conquista il qui
e adesso!
segue