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Arte e Cultura Nuovi Appetiti \ rivista quadrimestrale
N 1 - giugno 2009


G. Setzu - M. Antoinette - “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche!”

Negli anni ’60 una nuova concezione urbana aveva motivato modalità di intervento artistico che scoprivano nel concetto di “pubblico” sfumature ampie, non limitate alla sola dimensione geografica ma che germinavano nel sociale e nel politico, divenendo strumento per la promozione del patrimonio locale. In Italia quella che, con termine vago e polisemantico, possiamo definire “arte pubblica” conosce consapevolezza di azione e attenzione solo negli anni ’90, periodo in cui, per paradosso, la diffusione di Internet cambia radicalmente la società e il concetto stesso di “spazio”. Il World Wide Web ha non solo arricchito il nostro vocabolario, ma ha aggiunto sfumature nuove a parole“vecchie” con un imprevisto restyling di termini che, de-fisicizzati e ricontestualizzati, organizzano un’agenda quotidiana con sempre più impegni e incontri, la maggior parte dei q uali assolutamente virtuali.
Se la piazza non esiste più e il luogo deputato agli incontri è la rete, ci si può chiedere se parlare di arte pubblica possa avere ancora senso.
Ne ha. Forse ancora di più proprio perché meno fondamentale può sembrare il suo intervento.

La necessità di animare il sociale è reale, contemporanea, e richiede maggiore consapevolezza e responsabilità. Lavorare sul pubblico, infatti, non è solo una questione di luogo. Se è vero che una collocazione all’aperto è, per rigor di logica, fondamentale, altrettanto lo è lo slittamento concettuale che avviene passando dall’interno all’esterno, dal privato al pubblico, dal singolo al collettivo. Lo scopoè quello di costruire un patrimonio, non fisico ma emotivo; sollecitare un bagaglio culturale reale ma appesantito dalla stratificazione delle informazioni che ogni giorno si ammassano nella nostra memoria. L’intervento artistico in una dimensione pubblica si muove in questa direzione di decostruzione e ri-sintonizzazione attraverso un’ovvia modificazione del tessuto urbano ma soprattutto attraverso una metamorfosi dell’idea della prestazione artistica, in questo modo assolutamente esposta e non tutelata, e del pubblico, sottoposto più che in altre occasione
all’effetto sorpresa, alla scoperta, al coinvolgimento e sconvolgimento del sentirsi parte di un evento senza averlo previsto.
Nella dimensione pubblica, l’opera recupera la magnificenza delle grandi dimensioni senza la supponenza della lunga durata. Si fa gioco del tempo puntando tutto sull’esplosione dell’istante: ignora l’eterna memoria, conquista il qui e adesso!

segue

 

Josephine Sassu (Emsdetten, 1970). Studia all’Accademia di Belle Arti di Sassari. Alla fine degli anni ’90 la sua pratica artistica si rivolge al cucito, concentrandosi sul tema della mutazione genetica e del contagio.
I Monumenti provvisori sono l’esito più recente della sua ricerca attualmente concentrata sulla dimensione pubblica del fare artistico.

 
Gianfranco Setzu (Oristano, 1975). Dopo l’Accademia di Belle Arti di Sassari, si specializza alla Domus Academy di Milano. La sua produzione si muove tra il design più ricercato e un’ironica e irriverente ricerca artistica che, negli esiti più recenti, ha scelto la dimensione urbana come luogo preferenziale di attuazione.

 

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