• Nicoletta Prandi

24 steli


Francesco Lussana: l’arte come esperienza, filosofia, ricerca, conoscenza e utopia

24 Steli - Scultura di Colzate | Photo © Nicoletta Prandi

Ventiquattro steli di acciaio di colore acceso messi su due file. Dita puntate verso il cielo: secondo la cabala le ore di una giornata, un ricavo tra il numero otto, che rappresenta la giustizia, e il tre, volto della legge divina. Giustizia non fu per le vittime innocenti di quella fine gennaio del 1945 e neppure l’occhio della benevolenza di un Dio lontano. Francesco Lussana per chiudere i conti e fare memoria, prende la forma e la piega al sentimento, creando una sorta di palcoscenico dove appare demiurgo di pietà universale, attraverso l’uso di materiali allucinati.

Di quotidianità atemporale. Ci interroga, modificando il contesto urbano con un’opera destinata a durare, non vana, ma di grande forza interlocutiva. Se San Gerolamo vede nel ventiquattro il numero prodotto dai quattro elementi (terra, aria,acqua e fuoco) moltiplicato per i giorni della creazione, l’artista crea e con semplicità e metodo si genuflette alla parola “agnello”, impiegata per ben 24 volte nell’Apocalisse. Perché i numeri sono perfezione che sfida il tempo, insensibile alle vicende terrene, e l’acciaio è un materiale che resisterà alla tentazione di non ricordare.

Ha ragione Alberto Moravia nello scrivere “solo a coloro che possiedono,con innocenza , il sorriso, è dato di evocare l’utopia”. L’artista Francesco Lussana ha sempre un sorriso franco e coraggioso e quando ti guarda come un bambino, tutti i nostri possibili dubbi sulla consistenza della parola "utopia" scompaiono.

Profonde convinzioni, certezze incrollabili e senso della realtà stanno di certo dietro al suo lavoro certosino ed ilare, alla leggerezza delle sue sculture, al “volare” della materia, anche quando diventano oggetto di grandi opere collettive . “Sono entrato in fabbrica a 15 anni -racconta- nel reparto attrezzeria della Zerowatt di Nese mentre frequentavo il corso di disegnatore meccanico presso l’Istituto Tecnico Industriale di Alzano. Contemporaneamente mi interessavo a tutto ciò che succedeva in quel periodo nella società, perché intuivo che il cambiamento in atto era epocale, mentre Bahuaus, Duchamp e l’arte concettuale hanno costituito in seguito passaggi cognitivi e formativi importanti”.

Scultura E. F. 2010

Poi, dopo due anni di lavoro in un’ industria produttrice delle prime lampade al neon con tubi di alluminio estruso, lo hanno assunto nell’azienda metalmeccanica Minifaber dove è rimasto sino ad ottobre del 2016. Dal primo incarico di fresatore a capo attrezzeria e responsabile di vari progetti, tra cui lo S.M.E.D. (Single Minute Exchange of Die) inizialmente un vero e proprio azzardo internazionale, metodologia integrata nella teoria della lean production votata alla riduzione dei tempi di setup (o tempi di cambio produzione)- sino all’attuale pensionamento, la vita professionale di Francesco Lussana si è sviluppata sempre in salita , di pari passo con quella artistica.

La sua prima mostra importante è nel 1995 alla galleria Transit di Bergamo, a cui sono seguite altre esposizioni alla Galleria Fumagalli , alla galleria d’Arte Bergamo ed in tante altre occasioni collettive ed individuali. L’ultima installazione, in ordine di tempo, sono i 24 enormi pali rossi realizzati Colzate, sul luogo dove il 29 gennaio del 1945 quattro caccia bombardieri mitragliarono il treno della Valle Seriana, scambiandolo per un convoglio militare, uccidendo 24 persone innocenti e ferendone altrettante. Un fatto tragico che segnò la memoria di molti, colpendo tante famiglie della zona.

Elettrodo 1

“I pali sono d’acciaio vuoti – dice Lussana- come simbolo dello svuotamento delle vite di quelle persone innocenti; è bello che il mio lavoro sia qui, tra il verde, dove i bambini possono giocare e tante persone svagarsi. La memoria della storia non può essere dimenticata: l’ho resa accessibile, vivibile nel quotidiano”. Il memoriale evoca un’altra possibile utopia: la necessità di mantenere quella pace che invano invochiamo tutti i giorni senza riuscire mai ad afferrarla. “Concepisco l’arte come esperienza, filosofia, ricerca, conoscenza e utopia, in un continuo scorrere e svilupparsi di tecnica e pensiero- prosegue l’artista senza dilungarsi troppo sulla sua ricca biografia- una sorta di realismo spinto e ricco di valori che oggi si concretizza sempre di più nella realizzazione di opere al centro della vita collettiva.”.

Dall’utopia della fabbrica al segreto industriale, passando attraverso la sua mansione di tecnico, Lussana ha abbattuto le pareti del quotidiano. Ampliando la potenza del manufatto, spingendolo fuori dal suo contesto, è riuscito a materializzarlo in un’opera d’arte.

Dalla progettazione iniziale all’opera finita, tubi, interruttori e altro gli servono per mostrare collegamenti inediti tra modalità dell’arte e attività lavorative.

Chi è | Nicoletta Prandi

Giornalista, appassionata delle altre culture, ha realizzato pubblicazioni dedicate ai Berberi, all'India, Yemen ed Etiopia. Fotografa per passione, negli ultimi anni ha esposto i suoi lavori in sedi diverse. Oggetto della sua indagine sono spesso temi particolari, tra cui un’ ampia ed approfondita indagine fotografica sui cimiteri ebraici in Marocco. È autrice del libro su Bergamo “Certi silenzi” edito nel 2015.

#NicolettaPrandi #FrancescoLussana #AlbertoMoravia

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