• Luigi Mangia

8 aprile, Giornata Internazionale del Popolo Rom


Si celebra l’8 aprile e la sua origine risale al primo Congresso Internazionale del Popolo Rom del 1971 tenutosi a Chelsfield, vicino a Londra

La bandiera del popolo Rom, © Getty Images

L’otto Aprile è stata celebrata la Giornata Internazionale del Popolo Rom, oscurata dalla stampa. Dei Rom nessuno ne vuole parlare. È un popolo che ha una sua storia, una lingua, ma una memoria debole, perché la loro cultura è solo orale quindi facile all’oblio. Nel Congresso del 1971 i Rom si liberarono di quel nome di zingari acido e disprezzato per prendere quello di Rom. Gli zingari sono stati odiati, disprezzati e rifiutati. La loro storia è stata un olocausto dimenticato, ma duro e più atroce, come quello degli Ebrei. Ritorna il rifiuto del diverso. La paura diventa rabbia, la rabbia si fa odio sociale e diventa disprezzo del diverso.

Così quello che è successo in questi giorni a Torre Maura, Roma, non può essere rubricato come un semplice fatto di cronaca sociale di un quartiere di periferia. “Puzzate, siete sporchi, dovete morire” sono le parole dei fascisti che hanno urlato il disprezzo verso i Rom e poi hanno calpestato sotto i piedi il pane per far vedere con i loro occhi il rifiuto a ogni forma di accoglienza. Avviene a Roma, nella città del Vescovo Francesco Bergoglio, il Papa che promuove l’incontro e il riconoscimento di tutte le religioni e il diritto alla fede. L’odio nazista non cambia, continua ad avere forza, portando la storia fuori dal Cristianesimo. Dio è morto. È finita la lezione del Vangelo: dare pane a chi ha fame, acqua a chi ha sete. Nella forza dell’Io la nuova fede del sovranismo si rappresenta nelle torri dell’identità piena di odio della diversità. Oggi odiare è più semplice ma non è meno banale; è più pericoloso come ieri, più di ieri.

I Cantieri Teatrali Koreja hanno vissuto, cercato e conosciuto i Rom. Come teatro ha aperto uno sguardo verso di loro. Prima lo studio e poi una residenza ha dato vita allo spettacolo “Brat” (fratello) portando sul palcoscenico un lavoro ispirato ai valori sociali Rom, di grande fattura artistica. Salvatore Tramacere, ideatore e regista dello spettacolo, ha imparato la loro lingua e ha conosciuto i loro costumi. Il teatro è il quaderno della società. Koreja ha cercato i Rom, li ha trovati nella Masseria di “Borgo Panarese” in periferia della città. Le loro capanne, i piedi nudi nel fango dei loro figli non sono stati motivo di paura, ma ragione del dovere di cercare di comprendere la loro storia per portarla in teatro, facendola diventare cultura coscienza della città.

Tratto dal sito dei Cantieri Teatrali Koreja - www.koreja.it

"Popolo mite e nomade che non rivendica sovranità, territorio, zecca, divise, timbri, bolli e confini, ma semplicemente il diritto di continuare a essere quel popolo sottilmente altro e trascendente rispetto a tutti quelli che si contendono territori, bandiere e palazzi; un popolo che, un po' come gli ebrei, fa parte della storia e dell'identità europea proprio perché a differenza di tutti gli altri hanno imparato ad essere leggeri, compresenti, capaci di passare sopra e sotto i confini, di vivere in mezzo a tutti gli altri, senza perdere se stessi e di conservare la propria identità anche senza costruirci uno stato intorno"

"Non si può togliere l'acqua ai pesci e poi stupirsi se i pesci non riescono più ad essere agili ed autosufficienti, gentili ed autosufficienti come una volta"

Alex Langer

Cantieri Teatrali Koreja e Centar Za Kulturu di Smaderevo (Serbia)

BRAT (fratello) Cantieri per un'opera Rom

Incontriamo da tre anni un gruppo di giovani rom e giovani attori che vivono a Smederevo, Settanta chilometri da Belgrado, alcune centinaia da Lecce. Proviamo a fare teatro. Lavoriamo di sera, dopo faticose giornate di lavoro quotidiano, specie per i giovani rom, a raccogliere frutta, vetro e carta. Non vogliamo creare una nuova compagnia professionale né cerchiamo alcuna catarsi sociale. Che fare? Partiamo da un testo. L'Opera del mendicante di John Gay. Cerchiamo persone e attori in grado di dare senso e verità alle parole molto graffianti dell'Opera. Al tempo del reality quando sempre più sottile si fa il confine tra verità e finzione. Ladri, ricettatori, donne di malaffare, capi di polizia in combutta per spillare quattrini dove si può: questi sono i nuovi eroi di un mondo alla rovescia. Una storia rappresentata tante volte in diverse epoche e luoghi. Undici non attori rom e otto giovani attori serbi, assumono ruoli da commedia dell'arte, facendosi testimoni di una cultura, la propria.Una cultura che, come i piccoli ladruncoli che loro mettono in scena, è destinata a scomparire. Ne è scaturita una "presentazione" che, giocando con gli stereotipi di una cultura periferica, mette proprio in discussione il labile confine tra finzione e realtà.

Cantieri Teatrali Koreja

Chi è | Luigi Mangia

Dal 2015 è responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci che custodisce un patrimonio costituito da libri in braille delle opere liriche e sinfoniche. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia (Le) e partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente dell'Associazione locale Boy’s Sport Arte e Cultura e dal 2016 è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja.

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