• Silvia Lombardi

Le donne dei vinti cantano i loro morti e la città distrutta


Al Teatro Pavoni di Milano, la Compagnia "bovisateatro" porta in scena l'adattamento di J.P. Sartre della tragedia Le Troiane di Euripide

Una tragedia pacifista: così ci appaiono oggi Le Troiane di Euripide, che ebbero la loro “prima” ad Atene nella primavera del 415 a.C., l'autore racconta le sorti di Troia dopo l’epocale vittoria dell’armata achea, ma lo fà da una prospettiva diversa: dà voce e ruolo alle sole figure femminili: Ecuba, Andromaca, Cassandra, e con loro tutto il Coro delle prigioniere troiane. Le “vinte”, dunque, non i “vinti”: le vedove e le donne, nel cui dolore si riverbera più nitido il disastro della città caduta. «Le Troiane è forse la meno aristotelica fra le tragedie greche a noi pervenute -dice Edoardo Sanguineti- perché non c’è plot, non c’è sviluppo, non c’è una catarsi finale, ma solo un accumulo di episodi via via più dolorosi, in un crescendo di crudeltà e insensatezza.»

Nel 1965, Jean-Paul Sartre cura un'eccezionale adattamento teatrale delle Troiane, e la tragedia euripidea diventa un’esemplare critica, o autocritica, europea dinanzi a una presunta “guerra di civiltà”. Da appena due anni si è conclusa la guerra postcoloniale di Algeria, la “sporca guerra” che la Francia gollista ha perso sul piano militare come sul piano morale.

Ma Sartre, critico da sinistra, dichiara di sentirsi, nel tradurre e adattare Euripide, come chi «fra quattro o cinque secoli si troverà a tradurre Beckett o Ionesco. La forza delle Troiane – scrive il filosofo – consiste nell’utilizzare lo stereotipo per poi distruggerlo dall’interno, e naturalmente la dimostrazione sarà tanto più forte se lo stereotipo si esibirà con più evidenza, con più forza».

Mettendo in scena la devastazione di Troia, Euripide e Sartre danno alle donne dei vinti il diritto di parola e cantano il dolore per la città distrutta e per i loro uomini trucidati. Nella tragedia il Coro, che dialoga con Ecuba, e le figure femminili di Cassandra, Andromaca ed Elena raccontano la condizione femminile nel V secolo, condizione che non si discosta molto da quella delle donne che, oggi, vivono nei territori in cui sono in atto dei conflitti bellici.

La Compagnia milanese bovisateatro, che dal 2004 ha sempre mantenuto l’impegno di curare l’allestimento di testi di valore teatrale e di significato sociale, mette in scena in questi giorni, a Milano, al Teatro Pavoni, la tragedia di Euripide, nell'adattamento di J.P. Sartre, e la decisione di offrire al pubblico questo spettacolo non è casuale. Peppa Silicati, l'attrice che interpreta il ruolo di Ecuba ci dice: «la scelta di portare in scena questa commedia è legata al momento storico che stiamo vivendo, l'adattamento di Sartre è una denuncia contro la guerra, e noi la riproponiamo per questo.» Il tema che bovisateatro propone, rimanda inevitabilmente alla condizione delle vedove, delle madri che piangono i loro figli, delle orfane delle guerre che si consumano oggi nel mondo. La similitudine tra l'attualità siriana, per esempio, e la tragedia euripidea è disarmante, le parole che Sartre fa pronunciare alle protagoniste troiane sono dolorosamente profetiche, così lo spettacolo di bovisateatro assume un doppio valore: un'accusa sociale spietata contro una situazione bellica intollerabile e la proposta di un tragedia scritta e riscritta da due grandi personaggi della cultura di tutti i tempi.

Photo © Paolo De Giuli

www.bovisateatro.com

Chi è | Silvia Lombardi

Dalla Lombardia al Piemonte passando per l'Emilia Romagna, nomade per vocazione, due grandi passioni: la cucina e il teatro. Dopo la laurea in Antropologia dello Spettacolo a Bologna, si occupa di comunicazione e organizzazione teatrale: da poco ha festeggiato 10 anni di “cultivazione”, perché ogni spettacolo per cui ha lavorato è stato come un seme piantato nel terreno della promozione culturale. Nel tempo libero assapora la vita attraverso gusti e ingredienti dai più semplici ai più complessi, sempre alla ricerca di stupore e meraviglia.

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