• Luigi Mangia

Abbracciamo Genova


Il 14 agosto, a Genova, è crollato il ponte di Riccardo Morandi uno dei ponti più grandi d’Europa

Il Ponte Morandi di Genova, quando venne inaugurato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat il 4 settembre 1967, pioveva forte, e pioveva forte anche il 14 agosto 2018, quando è crollato; ma non è stata la pioggia del temporale a farlo crollare. Il ponte di Riccardo Morandi non era per l’Italia semplicemente uno dei ponti più grandi d’Europa: era molto di più, perché era la rappresentazione della grande Italia, e di Genova nata dalla Resistenza e capace di imporsi col famoso miracolo economico degli anni ’60. Quel ponte infatti narrava quel miracolo, lo dicono i nomi delle strade: via degli Operai, via dell’Acciaio, che lo attraversano di sotto, oggi scomparse. Quel ponte valeva il cuore della città, era forza viva e alimentava la grande funzione di agevolare una grande città di 600 mila anime con un grande porto nel centro del Mediterraneo che di recente aveva subito anch’esso un gravissimo danno con il crollo della torre dei piloti. Con la caduta del ponte Morandi finisce il modello della grande Italia. Il nostro Paese si manifesta, dopo il crollo di tanti ponti, un paese vecchio.

Vecchi sono infatti i ponti, gli ospedali, le scuole e i porti; è tutto il Paese ad essere malato e ha bisogno di grandi interventi infrastrutturali. La politica è stata assente e colpevolmente impreparata. Si è privatizzata la gestione delle grandi opere e non ci si è preoccupati dei controlli. Si sono favoriti gli affari e non ci si è preoccupati di vigilare su come investire gli utili. L’Italia è un Paese fermo, senza forze, incapace di reagire e mangiato dalla corruzione.

La cultura italiana ha perso la sua forza. La fuga dei cervelli ha creato un vuoto di idee che è stato facilmente occupato dagli asini furbi e qualunquisti. Essere impreparati, esercitare l’ignoranza e disprezzare le competenze è stato il metodo della nuova politica, usato per distruggere le èlite colte e preparate, creando il vuoto, e isolando il Paese togliendogli forza nel sistema internazionale fra gli Stati più evoluti.

Photo © Il Fatto Quotidiano

L’Italia oggi è debole perché ha perso la credibilità guadagnata nella lunga storia delle scienze e delle arti. Il crollo del ponte di Riccardo Morandi, noto come il Le Corbusier italiano rappresenta la fine della metafora della bella Italia e indica l’isolamento della città di Genova che nel suo passato fu tra le grandi repubbliche a governare i commerci della prima grande Europa. Genova è isolata, dopo la caduta del ponte, ma non può restare sola. Tutti dobbiamo abbracciare la città di Genova e farle sentire che la forza e la fiducia di ricominciare, il Paese non l’ha mai persa. Nella storia, l’Italia è stata scuola di come abitare, arte di come costruire, saggezza di come conservare difendere e tutelare il paesaggio. Il nostro è un sentimento di affetto verso la città ferita per i suoi morti, ma anche un invito a continuare a credere che si può vincere quando la fiducia non muore. Convintamente abbracciamo tutti Genova!

Chi è | Luigi Mangia

Dal 2015 è responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci che custodisce un patrimonio costituito da libri in braille delle opere liriche e sinfoniche. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia (Le) e partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente dell'Associazione locale Boy’s Sport Arte e Cultura e dal 2016 è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja.

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