• Anna Ferrari

Agritettura, gli scarti agricoli trasformati in materiali da costruzione


Il neologismo, sintesi tra architettura e agricoltura, si riferisce agli interventi di costruzione o riqualificazione di un spazio urbano che prevedono l’inserimento di elementi di entrambi i settori

"Agritettura alimentiamo la rete dal dire al fare" © Calchera San Giorgio

Con la seconda edizione di “Agritettura. Alimentiamo la rete: dal dire al fare”, tenutasi lo scorso anno a Firenze, curata dalla commissione DAS (Dibattito Architettura Sostenibile) dell'Ordine degli Architetti della città, dopo quella che si era tenuta nel 2016, è stato introdotto a livello nazionale il tema dell’utilizzo degli scarti provenienti dall’agroalimentare in architettura, attraverso filiere di trasformazione nella visione più ampia di una nuova economia circolare, per la valorizzazione di scarti agricoli e di specifiche colture per la realizzazione di materiali da costruzione dalle grandi prestazioni di efficienza energetica e termoacustiche o per la produzione di componenti di arredo. Scarti restituiti a nuova vita. Una vita virtuosa, all’insegna dell’edilizia sostenibile.

«Quest’edizione fa seguito alla prima iniziativa, nata dopo Expo, con lo slogan “Nutrire il cantiere” – ha spiegato alla stampa Egidio Raimondi, architetto e consigliere dell’Ordine degli Architetti di Firenze – l’idea fu quella di comprendere se le fabbriche del futuro da cui trarre i materiali potessero essere i campi, dove produrre quanto necessario per l’edilizia sostenibile. Scoprimmo nell’occasione l’esistenza di molti materiali, prodotti, tecnologie poco noti, in alcuni casi già pronti alla commercializzazione altri suscettibili di ricerca e sviluppo. Ci focalizzammo sull’agricoltura no food per edilizia e design, coltivando terreni improdotti e recuperando scarti dall’agroalimentare». Sul sito dell'Ordine si legge: “È necessaria un’alleanza tra agricoltura e architettura che dia una nuova prospettiva sociale e una nuova edilizia sostenibile, che favorisca più agricoltura e un'industria virtuosa, che consideri la campagna come la nuova fabbrica per i materiali da costruzione e che incentivi più suolo permeabile e meno cementificazione.” In queste parole il solco che bisogna seguire per rivoluzionare gli stili di progettazione architettonica, urbanistica e agricola, tenendo fermo il concetto di economia circolare.

Een Til Een, Biological House, Middelfart 2017 | Photo ©-Een Til Een

L’economia circolare è un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi, dove i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Il modello economico lineare si basa sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia ed è sempre meno adatto alla realtà in cui ci si trova ad operare. Le iniziative che operano per la riduzione delle risorse e dell’energia fossile consumata da sole possono ritardare la crisi del modello economico, ma non sono sufficienti a risolvere i problemi dati dalla natura finita degli stock. Da qui la necessità della transizione dal modello lineare ad un modello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi – dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita – sappia limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso e minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di un nuovo valore sociale e territoriale.

Park on the sky, High Line, New York USA

Da troppi anni si dice che bisogna cambiare i vecchi stili di vita, adottando un comportamento etico e rispettoso dell'ambiente, ma è come se ci si aspetti che lo faccia qualcun altro. Quanto propone l'agritettura riguarda un mercato alternativo, economicamente meno conveniente rispetto ai materiali tradizionali, anche se sul lungo periodo sarà vincente, se si considerano i costi di smaltimento e quelli ambientali. Ma il termine agritettura è stato usato anche per un’importante progetto, nato circa 10 anni fa a Manhattan per la trasformazione dell’area ferroviaria, in stato di degrado e dismessa, in un parco sopraelevato, chiamato Park on the Sky, dove sorgono passerelle pedonali, orti e giardini tra le rotaie, il primo esempio di recupero di una ferrovia con interventi di tipo agricolo, che permette di osservare la città di New York a 10 m di altezza, immersi nel verde. L’agritettura si è diffusa nella città di New York, grazie anche al piano urbanistico della città mirato ad integrare tecnologia e design sostenibile e alla legge che favorisce la costruzione di tetti verdi nelle abitazioni.

Lentamente, ma fortunatamente in modo progressivo anche in Italia si presentano sul mercato immobiliare delle soluzione alternative, il cohousing per esempio, unità abitative, dove ognuno vive nella propria abitazione privata ma condivide con i propri vicini degli spazi comuni come le aree per il gioco dei bambini, lavanderie, aree per hobby, spazi e attrezzature sportive, ma anche orti e giardini, così da razionalizzare i servizi e ridurre gli sprechi energetici e di consumo del territorio. Interventi di agritettura potrebbero essere effettuati in tante aree in disuso delle città italiane, come zone industriali dismesse, tratti ferroviari non utilizzati, edifici non più produttivi, restituendo ai cittadini zone verdi che migliorerebbero la qualità dell’ambiente e della vita in città.

Chi è | Anna Ferrari

Classe 1991, di origine emiliana e milanese d'adozione, ha una laurea specialistica in Scienze della Terra, presa all'Università degli Studi a Milano, che l'ha portata ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è natura e arte ed è una grande lettrice di libri di storia.

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