• Edoardo Milesi

Architettura ed edilizia sostenibili per una migliore qualità della vita


La sostenibilità delle pratiche adottate per la progettazione, la realizzazione e la gestione delle

strutture abitative sono i primi strumenti da attuare per migliorare la qualità della vita delle persone e la cura per l'ambiente

Stabilimento enologico Collemassari, Cinigiano (GR), Studio Archos | Photo © Paolo Da Re

Bioarchitettura e bioedilizia: architettura e edilizia per la vita sono termini dei quali non se n’è mai sentita la necessità fintanto che l’arte del costruire era tesa a migliorare le condizioni del vivere in tutti i suoi livelli di stratificazione, fintanto che il progettista e il costruttore hanno lavorato per l’utente finale, per il fruitore dello spazio progettato. La difficoltà diventa insormontabile quando si comincia a perdere la consapevolezza che fare Architettura è prima di tutto lavorare per la vita, per l’uomo, per migliorare il suo rapporto con gli esseri e con la natura in genere. Bioarchitettura allora inteso come recupero del pensiero ecologico, inteso come capacità di pensare e progettare in sintonia con la sistematicità della natura, dei suoi elementi; di costruire nell’armonia e nell’equilibrio.

“Una casa non deve essere su una collina o su qualsiasi altra cosa. Deve essere della collina, appartenerle, in modo tale che collina e casa possano vivere insieme, ciascuna delle due più felice per merito dell’altra”.

Frank Lloyd Wright

In tutte le civiltà del passato l’Architettura era modellata dal rapporto con la natura; oggi l’ambiente è solo un ostacolo all’incredibile accelerazione delle trasformazioni prodotte dall’uomo; l’Architettura è spesso solo autorappresentativa, legata al modo di vivere, ma avulsa dal contesto ambientale, disinteressata al rapporto con l’acqua, i venti, il soleggiamento, l’orografia del terreno. È solo attraverso un più attento rapporto con la natura che miglioreremo la nostra vita e le performance degli edifici non escludendo la ricerca di materiali tecnologicamente avanzati. Questo è l’approccio auspicabile per un ritorno alla conoscenza del costruire che l’arroganza della tecnologia fine a se stessa ha soffocato facendoci perdere di vista lo scopo principale del mestiere dell’architetto: costruire per vivere meglio in sintonia con la natura che è l’unica fonte del nostro sostentamento.

Casa in Maremma, Studio Archos | Photo © Mauro Davoli

A questo si aggiunga la consapevolezza di partecipare con il proprio lavoro alla qualità dell’ambiente, che significa vivere in armonia con se stessi e gli altri. Alla base di ciò, per un architetto, è la conoscenza del mestiere che permette di fare continuamente ricerca, trovare forme, soluzioni tecniche legando il mestiere al proprio tempo, pur con il patrimonio del passato, riserva di sicurezza e termine di raffronto insostituibile. Il benessere di un luogo dipende da svariati fattori che l’architetto deve conoscere e saper governare, ma soprattutto dipende da quello scambio di energia sottile che esiste tra il luogo e gli abitanti e quindi da tutti quegli infiniti fattori che possono rendere disarmonico questo rapporto. Pare che la forma di un corpo crei un campo di forza (o campo di forma) in grado di modificare la qualità (e forse la sostanza) di elementi biologici.

Campus Scolastico Sostenibile, Lallio (BG), Studio Archos | Photo © Paolo Da Re

È verosimile sostenere che se non c’è cambio d’energia, movimento d’energie, non c’è arte, non c’è Architettura. Perché alcuni luoghi e anche alcuni ambienti possiedono un senso d’energia, di vitalità che altri non hanno? Cos’è questo senso di energia, di vitalità, di comfort che in modo così interiore e immediato ci possiede in certi luoghi? Cos’è che attrae le folle in certi spazi, in certe piazze e non in altre, perché rimaniamo addirittura commossi dall’arco di una cattedrale o ci capita di non distogliere lo sguardo da un rettangolo di ghiaia rastrellata in un giardino giapponese? Forse quest’energia sottile e inspiegabile è un permanere di tensione “artistica” dovuta da qualcosa che va oltre la semplice ricerca del risultato. È importante che l’architetto conosca i materiali naturali e sintetici, ma ancor più l’uso delle energie sottili di forme e colori, perché far vibrare un luogo di energia positiva significa anche neutralizzare i fenomeni vibratori negativi alla vita (fenomeni geopatogeni, rete di Hartmann e di Curie, ecc.).

Chi è | Edoardo Milesi

Architetto, fonda nel 1979 lo Studio Archos orientandosi da subito, attraverso la partecipazione a concorsi di progettazione, verso un costruire fortemente connotato da dettami ecologicamente regolati nell’ambito di una lettura “forte” della realtà. Nel 2008 fonda con un gruppo di artisti e architetti la rivista “ARTAPP” della quale è Direttore. Dal giugno 2009 è presidente del Comitato culturale della Fondazione Bertarelli. Nel 2012 fonda l’Associazione culturale Scuola Permanente dell’Abitare.

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