• Carlo Pozzi

Arcosanti: utopie in corso


Nel deserto dell'Arizona ha sede una città ideale che dal 1970 prende il nome e le sembianze di Arcosanti, in quanto basata sulla “arcologia”, intesa come ibridazione di architettura ed ecologia

Arcosanti, Arizona a 70 miglia da Phoenix a 1130 metri d'altezza

Delle tante città utopiche proposte nella storia da filosofi, letterati, architetti, ce n’è una che da decenni subisce un processo costante di lenta e graduale edificazione: ci lavorano volontari di tutto il mondo, convocati dalla fantasia costruttrice di Paolo Soleri nell’arido deserto dell’Arizona, ad un centinaio di chilometri da Phoenix e a 1130 metri d'altezza, nella parte terminale di una gola che si affaccia sulla valle del fiume Agua Fria. Architetto, artista e urbanista, nato a Torino nel 1919 e scomparso a Cosanti nel 2013, dal 1947 negli Stati Uniti, dapprima alla corte di Frank Lloyd Wright e successivamente con l’idea di realizzare una “sua” città ideale che dal 1970 prende il nome e le sembianze di Arcosanti, in quanto basata sulla “arcologia”, intesa come ibridazione di architettura e ecologia. Una ipotesi basata su un uso frugale e responsabile delle risorse, in particolare energetiche, su un rispetto sacrale per l’ambiente insediativo, e la definizione di una struttura etica delle scelte. Una ipotesi tipicamente urbana che vede la città come “lo strumento necessario per l’evoluzione del genere umano”, a patto che affronti coerentemente le tematiche che si presentano alle megalopoli del pianeta: la sovrappopolazione, l’inquinamento, l’energia e l'esaurimento delle risorse naturali, la scarsità di cibo e la insufficiente qualità della vita.

Arcosanti propone come princìpi di progettazione: la prossimità con la concentrazione dei servizi e un facile accesso alla natura, la scala umana data dai percorsi prevalentemente ciclo-pedonali, l’involucro ecologico inteso come crescita limitata e riduzione dell’impronta insediativa, la riduzione dei consumi, con sistemi passivi di climatizzazione, trattamento delle acque reflue, riciclaggio, uso di materiali di bio-edilizia. Arcosanti propone inoltre un grembiule protettivo, caratterizzato non da innovazioni tecnologiche, ma dalla relazione tra energia e alimentazione, con una agricoltura urbana a ridosso della città, caratterizzata da colture diversificate nell’arco delle stagioni. La “città nuova” fa ricerca attiva sui sistemi di produzione di energie rinnovabili meno inquinanti come l'energia solare, quella eolica e altri, al posto degli idrocarburi e del nucleare. Le espressioni estetiche riguardano soluzioni di elegante frugalità, parte intrinseca del tentativo della città di essere più sostenibile: l’impressione è di manufatti ancora da completare, frammenti di una archeologia del deserto. C’è poi una parte molto significativa che è la faccia pedagogica di Soleri e Arcosanti, con il coinvolgimento di alcune generazioni che si danno il cambio nel partecipare al processo costruttivo della città, inteso come opportunità educativa – tramite la modalità dei laboratori – caratterizzata da un approccio più olistico e concreto ai temi della sostenibilità. Qualcosa di simile accade in Alabama con l’esperienza di Rural Studio.

Francesco Marchegiano è uno dei suoi giovani costruttori a tempo, avendovi soggiornato un mese subito dopo la laurea in architettura, all’inizio del 2015. L’ho intervistato sulla sua esperienza:

Carlo Pozzi: racconta l’immaginario che ti eri creato e la realtà che hai trovato, sottolineando entusiasmi e delusioni in proposito.

Francesco Marchegiano: quello verso Arcosanti è un interesse che nasce e cresce in seguito alla mia scoperta della figura di Soleri, ma soprattutto allo studio delle città utopiche. L’immaginario che si è creato negli anni attorno a questo posto magico, abitato da eremiti del nuovo millennio, con documentari, film, fotografie e video, mi ha attirato lì. Vivere e lavorare ad Arcosanti è stato entusiasmante.

C. P. Il primo sguardo sulla città cosa consegna al visitatore? Unità o fratture?

F. M. Si giunge ad Arcosanti dopo aver attraversato ben 100 km di paesaggi desertici, scanditi da cactus, a nord di Phoenix (AZ). L’esperienza dell’avvicinamento può essere assimilata a quella che si potrebbe avere con un antico sito storico isolato. Soleri mostrava ai suoi primi collaboratori fotografie e disegni di insediamenti urbani italiani percorribili senza l’uso di automobili e caratterizzati da forte densità.

C. P. È forte la sensazione che l’insediamento sia sorto in un sito climaticamente ostile?

F. M. Arcosanti si colloca in un immenso deserto a ridosso del Grand Canyon: la vita in città è scandita dalle temperature quotidiane. I lavori di costruzione e manutenzione vengono eseguiti nelle primissime ore del mattino a causa del caldo intenso; ciò rende possibili numerose attività sociali durante il resto della giornata.

C. P. La sostenibilità è sviluppata con una qualche scientificità o è solo mitizzata?

F. M. Arcosanti purtroppo non è una città autosufficiente. La filiera del cibo, la rete energetica ed il reperimento dei materiali da costruzione hanno bisogno di essere continuamente alimentati. L’unico aspetto che si sposa perfettamente con le tematiche sostenibili è quello economico: il progetto si autofinanzia solo ed esclusivamente con le vendite degli oggetti realizzati nei suoi laboratori e con donazioni dei privati.

C. P. Quali sono i sistemi di bio-architettura che ti hanno più convinto?

F. M. Non ci sono avanzati sistemi tecnologici: è la forma urbana in relazione al paesaggio che fa compiere il salto di qualità al progetto dal punto di vista ambientale. Molti ambienti sono semi-ipogei per sfruttare la temperatura costante del terreno in profondità, grandi camini di luce sono percepibili sul fronte dell’area adibita alle abitazioni. Dal punto di vista costruttivo, la tecnica più utilizzata per la realizzazione degli edifici è il “silt-casting”, che non richiede l’uso di casserature per la posa del calcestruzzo. Diversi edifici inoltre richiamano chiaramente il sistema delle “cliff-dwelling”, abitazioni preistoriche costruite proprio in Arizona in prossimità di forti speroni rocciosi, idonei a riparare gli ambienti durante le giornate estive e guadagnare frontalmente l’apporto luminoso in inverno.

C. P. Il tema della bellezza (dell’architettura) come è declinato? Quali sono i “pezzi” più convincenti?

F. M. Soleri è stato un architetto lontano dai temi prettamente formali nell’architettura, schivo alle mode e quindi ai canoni di bellezza che dilagavano in quegli anni negli Stati Uniti. La sua ricerca è stata sempre incentrata sullo sviluppo di architetture frugalmente utili.

C. P. Si riesce a vivere accanto a sconosciuti senza entrare in una dinamica ideologico-comunitaria, tipo ashram o esperienze analoghe?

F. M. È incredibile notare come si riesca a raggiungere facilmente un equilibrio all’interno di questa città eterogenea. Il segreto del fermento di questa comunità credo risieda nel fatto che solo una piccolissima percentuale abita 365 giorni l’anno ad Arcosanti. La comunità base è molto piccola (circa 70 persone), alla quale si aggiungono volontari, studenti, architetti, semplici turisti che decidono di partecipare attivamente al progetto solo per periodi limitati dell’anno.

C. P. Questa esperienza può andare avanti all’infinito, malgrado la scomparsa (recente) del suo fondatore, Paolo Soleri?

F. M. Dal 1970 ad oggi è stato realizzato solo il 5% del progetto originario. Tuttavia lo spirito con il quale Arcosanti è sorta è rimasto intatto ed è la base per il continuo sviluppo della città: un cantiere eternamente “in progress” con pochissimi punti fermi in una progettazione organica e mutabile con l’evolversi e l’espansione della comunità.

Chi è | Carlo Pozzi

Professore Ordinario in Progettazione Architettonica nel Dipartimento di Architettura di Pescara. Molti suoi progetti sono stati pubblicati nelle principali riviste di architettura, in “Storia dell'Architettura Italiana. Il II Novecento”, in “Almanacco di Casabella. Giovani architetti italiani '97/'98”, in “China Arch. 100 Italian architects and their works”. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali: “Pescara e l'area metropolitana”,“Il clima come materiale da costruzione e altri scritti su Le Corbusier”.

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