• Laura Cavalieri Manasse

Cobalto


Questo nome evoca la disumana estrazione del metallo da parte dei bambini, nelle miniere artigianali della Repubblica democratica del Congo

Photo © Raiawandunia.com

Il blu cobalto è un colore sincero, riservato ed elegante, non sgomita nella gamma cromatica per avere attenzione. Odia i confronti con le altre tonalità di blu, gli piacciono le cose a modo suo. Nel campo della psicologia, questo colore esprime sicurezza e confidenza, pace e tranquillità (Elle, 2018). Il pigmento di questo blu è una miscela che si ottiene per combinazione dell'ossido del minerale cobalto con sali di alluminio attraverso la calcinazione. Chimicamente è stabile, inalterabile agli agenti atmosferici, usato in tutte le tecniche pittoriche, ottimo per l'affresco, e insensibile alla luce. Il termine cobalto deriva dal tedesco "kobolet" o "kobolt", coniato da Paracelso nel XVI secolo e derivato probabilmente da "Cobulus", un genio malvagio delle miniere che, nella fantasia medievale, rendeva difficile la lavorazione di certi minerali mescolando ad essi elementi improduttivi e sconosciuti (come appunto il cobalto).

Mai termine fu più appropriato; oggi, se citi il cobalto a poche persone vengono in mente gli affreschi di Giotto o la sua eleganza nei tessuti della moda, ai più informati questo termine evoca la disumana estrazione del metallo, utilizzato per la produzione delle batterie per auto elettriche, nelle miniere artigianali della Repubblica democratica del Congo da parte dei bambini. Nella sua ultima ricerca, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) stima che 40.000 di loro lavorino tutt'oggi in questi giacimenti, dove il 20% della produzione nazionale del metallo viene estratto a mano. La prima pubblicazione del report-shock di Amnesty International sulle decine di migliaia di minori impiegati nelle miniere di cobalto, estraendolo a mani nude e in condizioni di estrema insicurezza, è stata nel 2016, quando ha iniziato in tutto il mondo la produzione di auto elettriche.

È seguita l’accusa, da parte di A.I. di violazioni dei diritti umani lanciata contro le compagnie di estrazione, contro i grandi marchi internazionali dell’elettronica che acquistano il minerale e contro il governo congolese a cui tutti gli interessati hanno formalmente risposto di aver adottato, o essere in procinto di farlo, dei provvedimenti per meccanizzarne il prelievo, però continuano ad utilizzare manodopera infantile sia la anglo-elvetica Glencore International che la anglo-olandese Trafigura Group, colosso della logistica e del commercio di materie prime, divenuta in soli due anni il principale commerciante mondiale del prezioso metallo, e anche le aziende cinesi, che fanno la parte del leone nell’accaparramento del prezioso minerale (circa il 59%).

Duro, lucente e di color grigio-argento, il cobalto ha la proprietà di immagazzinare grandi quantità di energia in piccole masse, con elevata resistenza alle alte temperature. Difficile, se non impossibile, farne a meno quando si tratta di costruire delle batterie. Su un’auto elettrica, in media, ci sono tra i 4 e i 14 chilogrammi di cobalto (in funzione della capacità della batteria), su un ibrida ricaricabile plug-in meno di 4 chilogrammi. Basta moltiplicare questa quantità di materiale per il numero di veicoli elettrici previsti in produzione nei prossimi mesi per avere un'idea di quanta materia prima serva estrarre. La Repubblica democratica del Congo è il secondo paese più grande dell'Africa con 2,3 milioni di km quadrati e circa 80 milioni di abitanti, con un budget di soli 5 miliardi di dollari (dato del 2018). Praticamente non ha risorse economiche per i suoi abitanti.

Questo paese ha riserve minerarie tali da farlo definire lo scandalo geologico del Pianeta Terra. Rame, cobalto, zinco, argento, oro, stagno, cadmio, tungsteno, uranio, radio, germanio e petrolio. E poi materie prime rarissime come il coltan, il rutilio e il tantalio. Di molte di queste materie prime il paese è tra i più grandi produttori mondiali eppure gran parte della popolazione sopravvive con meno di due dollari al giorno. Questa infinita ricchezza mineraria è la maledizione dei congolesi. Per il suo controllo sono stati armati innumerevoli eserciti, protagonisti del massacro di più di 10 milioni di persone residenti nelle zone estrattive. I minerali estratti nelle aree private vengono strappati ai legittimi proprietari e lo stato di guerra perenne moltiplica la miseria. A questo orrore va aggiunta una corruzione endemica delle classi dirigenti e un codice minerario, varato nel 2002, sfacciatamente favorevole per le aziende interessate ai minerali congolesi.

Al di là delle accuse di monopolio e di inosservanza dei diritti umani, i problemi che coinvolgono le compagnie di estrazione in questa parte d'Africa si potenziano di anno in anno e prestissimo sarà necessario che comincino a riflettere su come smaltire le milioni di tonnellate di batterie agli ioni di litio esauste, la Global Battery Alliance parla di 11 milioni di tonnellate di batterie prodotte e utilizzate entro il 2030. Le auto elettriche sono pubblicizzate per la loro “anima verde” perché hanno un'emissione pari a zero inquinanti durante l'utilizzo su strada, ma per una vera sostenibilità nel ciclo di vita queste vetture dipendono dalla produzione delle tecnologie che le muovono, dell'elettricità con cui ricaricano le batterie e dallo smaltimento di queste al momento della loro rottamazione, e questi dati probabilmente vanificano, se non saranno adeguatamente affrontati i problemi che creano, il beneficio ambientale delle “emissioni zero” di queste autovetture.

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Cura la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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