• Silvia Lombardi

Dall’effimero della cucina, all’eterno del riciclo: la creatività sostenibile di Mati


Mati, cuoco e artista, due attività che hanno un comune denominatore: comporre gli ingredienti del territorio nei suoi piatti e assemblare materiali di recupero raccolti sulle spiagge

"La terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra".

Sealth, capo delle Tribù Native americane Duwamish e Suquamish

Tra l’Isola d’Elba e Piombino, su quel tratto di mare dell’arcipelago toscano caratterizzato da un’eccellente biodiversità marina e da una crescente consapevolezza ecologica,

Massimiliano Fabrizzi dal 1991 lavora in cucina e dal 2011 è impegnato nell'arte del riciclo creativo, con lo pseudonimo di Mati. Il mare è il principale fornitore e fonte d’ispirazione delle sue opere, sia culinarie che artistiche, tutte create sotto la spinta di quella che può definirsi ‘urgenza espressiva’ e prodotte per il piacere di chi assaggia e di chi osserva.

Esaltazione della territorialità e rispetto per l’ambiente, manualità e celebrazione della vita sono i princìpi con cui Mati conduce sia la professione di cuoco, dove maneggia un’arte effimera destinata a consumarsi con i piatti che assembla, e la missione del riciclo creativo, con la produzione di opere che ammiccano a una coscienza ecologica sempre più consapevole. Tutta l’arte e la tecnica che Fabrizzi racchiude nelle sue creazioni passano da un’attenta e pignola

osservazione della materia, pesci, conchiglie, prodotti ittici, conoscenza decennale di

forme e consistenze, combinate con una manualità straripante e visionaria.

Un unico comune denominatore per le due attività: una necessità comunicativa istintuale sia nel comporre ingredienti del territorio nei suoi piatti sia nell’assemblare materiali di recupero raccolti sulle spiagge. Il genio creativo di Mati passa da quella sensazione immediata di adrenalina, nel momento in cui coglie ispirazione direttamente dalla materia prima. Elementi immancabili in ogni creazione sono il colore, acceso e accostato con audacia, e la voce della Musa Mare, sia nelle preparazioni culinarie, che hanno radici nella gastronomia classica con qualche lampo di innovazione visuale, grazie alle attitudini artistiche del cuoco, sia nelle opere creative che nascono dall’estro personale e dal gusto di dare una nuova destinazione ai materiali di scarto.

Legni levigati dal mare, assi di pontili, corde di canapa usurata, chiodi e catene, serrature, lamiera, tasselli e bulloni diventano corpi, pinne caudali, granfie e ventose, zampe di granchi, code, ali, trattate con quell’intuizione che consegna loro una nuova vita di fantasia e favola, tra nomi evocativi e matericità unica. Un mondo magico in cui le balene si chiamano Leopolda, Grace Kelly, Isotta, Marilyn, Sally, la rana pescatrice è Hero, il polpo è il Conte di Montecristo, c’è un granchio per ogni caletta affascinante dell’Isola d’Elba, la lampuga è verde acido con dettagli dedicati a Pollock, i pesci abissali hanno bocche spalancate e i paguri sono tridimensionali e di grandezza inusuale. Come con olio, aglio e peperoncino, le creazioni di Mati si condiscono di colori acrilici, smalti, spray, pennellate scartavetrate, graffi, decori con piccoli dettagli di riciclo di materiali elettrici, cuffie, valvole, pulsanti, tasti di pc, timbri, numeri che evocano serie fantastiche e segni dell’universo onirico.

Mentre qualsiasi preparazione gastronomica esiste fino a quando viene consumata, si

arrende all’effimero, lasciando, a volte, il ricordo del tempo di preparazione e delle ore di cottura, come per il cacciucco, o la sensazione di freschezza, come il filetto di tonno appena scottato agli agrumi, le opere di Mati resistono, sono sostanzialmente eterne, hanno tutte le caratteristiche di robustezza e solidità. Materiali che andrebbero a elevare le montagne delle nostre discariche, vengono esposti, abbelliti e rigenerati con amore e cura, con un attento sguardo da parte dell'artista verso quello che è il lascito dell’uomo sulla Terra, un uomo di passaggio che può solo prendere in prestito per regalare gioia a chi verrà dopo.

L’ultima impresa di Massimiliano Fabrizzi, classe 1974, chef dell’Osteria delle Grazie a

Capoliveri (LI), è stata l’installazione di “Hero”, coda di rospo di 4 metri, nella rotonda del Porto di Piombino, dopo aver esposto, sempre nell’ottica della valorizzazione del suo territorio e della sua provenienza dal mondo della ristorazione, al Museo del Mare e al Controvento Cafè di Capoliveri, al Gattarossa Art e al Barrino di Piombino, al Jazz Art Cafè di Olbia. Altri locali e mete, anche lontani da mare, si prospettano al suo orizzonte.

LE RICETTE DI MATI

Il polpo grigliato

Cuocere in acqua salata per 25 minuti un polpo di 1 kg circa, poi lasciarlo riposare alcuni minuti nella sua acqua di cottura. A fuoco vivo far saltare in una padella antiaderente con un filo d' olio alcuni friggiteli e pomodorini ciliegino. Grigliare tre tentacoli per 3 minuti a lato. Impiattare tutto su una vellutata di zucchine e spolverare con peperoncino in polvere.

Il polpo Nettuno

Sagomare a mò di polpo il compensato marino di una barchetta in disuso, colorare con uno strato di bianco, uno di grigio e uno di blu, scartavetrare il tutto. Per le ventose inserire rivetti a file di due, creare il tridente con un cavo dell’antenna e lamiere di ferro per le punte, inserire dettagli sulla testa come manigliette e la serratura di un mobile antico. Fissare il tutto a un vecchio tavolo da pic nic.

Foto di Claudia Colnago

Chi è | Silvia Lombardi

Dalla Lombardia al Piemonte passando per l'Emilia Romagna, nomade per vocazione, due grandi passioni: la cucina e il teatro. Dopo la laurea in Antropologia dello Spettacolo a Bologna, si occupa di comunicazione e organizzazione teatrale: da poco ha festeggiato 10 anni di “cultivazione”, perché ogni spettacolo per cui ha lavorato è stato come un seme piantato nel terreno della promozione culturale. Nel tempo libero assapora la vita attraverso gusti e ingredienti dai più semplici ai più complessi, sempre alla ricerca di stupore e meraviglia.

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