• Sonia Borsato

Desiderio di infinito


Le esperienze artistiche di una donna-jana (fata) che ha attraversato il '900, diventando ambasciatrice di un'isola, impronta di piede nel Mediterraneo

Libro - Photo © Nelly Dietzel

Non è facile raccontare Maria Lai. Sono passati due anni dalla sua scomparsa eppure la sua presenza è vivissima, un'eco costante che impone leggerezza e umiltà nell'avvicinarsi al suo ricchissimo percorso umano e professionale, un fare che la vede dialogare idealmente con grandi figure femminili come Louise Bourgeois e Greta Bratescu. Non è davvero cosa semplice riassumere in poche righe le esperienze artistiche di questa donna-jana (fata) che ha attraversato il '900 quasi ignara del solco profondo lasciato dietro di sé, diventando, forse suo malgrado, ambasciatrice di un'isola, impronta di piede nel Mediterraneo, da cui ha cercato di fuggire ma a cui, con molto amore, è sempre tornata.

Una bambina, una “pupa”, come la definiva Arturo Martini negli anni dei suoi studi all'Accademia di Belle Arti di Venezia, che ha sfidato un mondo di uomini, le convenzioni sociali, le preoccupazioni della famiglia e si è avventurata in territori impervi. Una capretta ansiosa di precipizi, la definiva il padre. Una capretta che ha saputo saltare tra varie esperienze con un costante atteggiamento di scambio e curiosità, in una vita di eterne domande. Fil rouge del suo peregrinare emotivo, una capacità di leggere il femminile, sollevandolo da una dimensione di clausura domestica, di dimenticanza dal mondo, di ombra dalla vita, rendendolo eterno, magico, poetico.

Geografia - Photo © Nelly Dietzel

Ogni gesto che incatenava le donne alla loro prigione domestica, lontano dalle sorti del mondo, diventa, nella pratica artistica di Maria Lai, un atto sciamanico che unisce terra e cielo e trasforma lei da bambina antichissima a madre feconda che partorisce un'isola intera, salvandola da se stessa. Maria Lai sapeva ascoltare con gli occhi, cosa che destava meraviglia in chi la frequentava. Poteva vivere solo così, muovendosi in punta di piedi attraverso il mistero della vita, unendo nell'arte stupore e trasalimento a rigore e disciplina: perché l'arte, per Maria, era un gioco dalle regole severe che però sapeva portarti lontano.

Una guida pericolosa e affascinante; la scelta inevitabile, innegabile.

E in questi viaggi senza meta Maria Lai riprende le favole e le leggende della sua Sardegna e le sfilaccia, le ritesse in racconti raccontati e ancor più spesso cuciti. Usa il mito per riflettere su un oggi inafferrabile, che fa paura. Una realtà spesso incomprensibile ma che può essere cambiata con azioni ingenue che sanno di precisa volontà politica.

Pietra - Photo © Nelly Dietzel

Rifugge la gloria Maria Lai e trasforma la richiesta di un monumento per il suo paese, un simbolo che sia memoria e ostentazione, in un'azione sociale che coinvolge tutti gli abitanti della sua complicata Ulassai, paese metafora del mondo. Un nastro azzurro unisce gli uomini tra loro e li riavvicina alla natura, li lega alla montagna (da qui il titolo dell'opera) incombente e minacciosa. Fino all'ultimo Maria Lai, attiva e appassionata, ha portato avanti una lettura del presente come metafora dell'assoluto nella convinzione che l'arte ha senso solo se vissuta come un gioco: ricevi la palla e la rilanci lontano, invitando il mondo a giocare con te.

Articolo pubblicato su ArtApp 15 | LA DONNA

Chi è | Sonia Borsato

Curatrice e critico d'arte, dal 2009 al 2011 ha diretto “Su Palatu-Spazio Culturale” per la fotografia e

dal 2007 al 2011 è stata Responsabile dello spazio per l'Arte contemporanea Sa Domo Manna,

entrambi a Villanova Monteleone (SS). Dal 2012 è Direttore Artistico di BVM-Ben di Alghero. Attualmente è docente di Storia dell'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti a Sassari.

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