• Stefano Semeria

Dispatches from Elsewhere – alla ricerca della divina nonchalance

Una nuova, e folle, serie tv creata e interpretata da Jason Segel, un’antologia dell’animo umano che parte da un gioco diffuso e collettivo per raccontare molto di più



C’era una volta un “gioco di realtà alternativa”, poi un documentario che lo raccontava e infine una serie televisiva ispirata a quel documentario, che era anche un gioco, ma che in fondo non è una serie tv. Questa introduzione non sembra chiara? Allora siamo esattamente dove dovremmo essere. Tutto nasce a San Francisco nel 2008, quando un artista di nome Jeff Hull mette in piedi un gigantesco gioco della durata di tre anni che coinvolgerà oltre diecimila persone. I giocatori venivano reclutati tramite annunci appesi in giro per la città, tipo quelli che vediamo abitualmente con il numero di telefono da staccare, ma questi annunci riguardavano esperienze uniche ed emozionali, dal ballo in assenza di gravità allo studio del linguaggio dei delfini!


In seguito, venivano chiamati in una stanza d’albergo dove il direttore di un’azienda fittizia, il Jejune Institute, li reclutava per partecipare all’esperimento. Il gioco coinvolse un enorme numero di persone in un’avventura epica in giro per la città, in una ricerca tra gli strati della realtà, invitando le persone a distaccarsi momentaneamente dalla loro piatta quotidianità per potervi ritornare con occhi diversi. Questa esperienza è stata raccontata nel 2013 dal documentario del The Institute da Spencer McCall. Jason Segel (il Marshall di “How I met your mother”) è un artista a tutto tondo: recita, scrive, dirige, canta, forse fa anche altre cose che scopriremo in futuro. Affascinato da questa storia ha immaginato la vita di alcuni dei partecipanti a questo gioco.


“Dispatches from Elsewhere” (letteralmente “messaggi da Altrove”) è una serie atipica, dalla prima all’ultima puntata. Un cast eccellente, composto dallo stesso Segel, Sally Field, Richard E.Grant, la splendida scoperta Eve Lindley e il poliedrico cantante, attore, stilista e imprenditore André Benjamin, si muove fra le puntate in un’avventura dai molteplici risvolti. Ogni puntata ha una sigla diversa e la grafica del titolo della serie cambia perché cambia il punto di vista della narrazione, che è quello di uno dei protagonisti, ma anche il nostro e quello di Segel. Le riprese sono fatte tutte a telecamera singola, lo spettatore è l’occhio che assiste e partecipa al viaggio e ogni puntata porta un messaggio diverso che sta a noi cogliere come reale o irreale.



La particolarità di questa serie, distribuita in Italia sulla piattaforma di Amazon Prime Video, è che non vuole necessariamente raccontare una storia quanto ci invoglia a vivere la nostra. Ci ricorda che siamo tutti diversi perché unici ed è questo che ci rende uguali. Spesso passiamo i nostri giorni limitati da noi stessi, da cose che sembrano incontrollabili, ma esiste una molla per saltare fuori dal grigiore ed è nelle connessioni sociali, il sapere abbracciare la Divina Nonchalance , riconoscere in noi stessi e negli altri la voglia e il potere di andare avanti. Realizzare che siamo speciali non perché siamo eccezionali, ma perché abbiamo tantissime cose in comune, le stesse paure, insicurezze e problemi. "Dispatches from Elsewhere" è un percorso che tocca molteplici stili narrativi, fa ridere, fa piangere, inquieta, disturba, annoia, intrattiene, riesce a contenere tutte le emozioni che potremmo provare guardando cinque serie televisive diverse.


Forse è un esperimento rischioso che potrebbe deludere o infastidire, ma non può sicuramente lasciare senza un'opinione e, se ci facciamo toccare dal suo messaggio, avremo voglia di esprimerla quell'opinione, senza paura. L’altrove del titolo è quel luogo ipotetico dove tutti vorremmo trovarci nei momenti difficili, quando la vita ci schiaccia per mille motivi, ma è anche un luogo che è sempre lì, e in un gioco di scatole cinesi abbiamo costruito storie su storie che sono pezzi della nostra vita per tenerlo al sicuro, ma spesso lo abbiamo anche reso irraggiungibile. La serie televisiva “Dispatches from Elsewhere” è la serie che vorrei che tutti guardassero, ma che non avrei voluto consigliare perché è rischiosa e non facile, un'esperienza che

può essere diversa per ognuno di noi perché può toccarci diversamente e intimamente in modo diverso.

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