• Giuseppe Cicozzetti

Eugene de Salignac, il fotografo che ha documentato la nascita di New York


Le fotografie di de Salignac hanno reso immortali le fasi costruttive delle strutture che, nel tempo, sono diventate i simboli della metropoli statunitense

Se Roma non è stata costruita in un giorno nemmeno New York scherza. Con una differenza, un dettaglio che rimanda a un testimone eccellente. Il suo nome è Eugene de Salignac (1861-1943), che ha fotografato e reso immortali le fasi costruttive delle strutture che, nel tempo, sono diventati simboli stessi della metropoli statunitense. Rampollo di una aristocratica famiglia francese trasferitasi negli Stati Uniti, de Salignac è fotografo quasi per caso. Nel 1903, quando ha già quarantadue anni, è assunto dal Dipartimento Ponti, Impianti e Strutture della municipalità di New York. A suggerire l’assunzione nel Dipartimento di quel non più giovanissimo uomo è Joseph Palmer, fotografo ufficiale della Compagnia e, alla morte di costui, avvenuta pochi anni dopo, de Salignac ne prende il posto. Non tragga in inganno la qualifica di “assistente fotografo”, in realtà si trattava di un impiego da operaio, paga da pochi dollari, fatica e sudore. Ma in quel trambusto di cavi, cemento e tralicci de Salignac documenterà la nascita della New York che conosciamo oggi. Dal 1903 al 1934, data in cui andrà in pensione, de Salignac scatta un quantitativo di immagini che per lungo tempo resteranno pressoché sconosciute a tutti. [...]

“Lunchtime a top a Skyscraper”​ , 1932

[...] Lorenzini si accorge presto che, a differenza del lavoro di altri fotografi che avevano lavorato per la municipalità, le immagini che ha davanti si distinguono insolitamente per un’estetica sofisticata. Superato lo stupore non c’è che da stabilire chi si nasconde dietro quelle immagini, chi le ha scattate. La mole di immagini suggerisce il dubbio che possa trattarsi di più autori, uniti insieme da una forte consonanza di sensibilità, ma come un mistero che attende solo d’essere svelato Lorenzini nota che su ogni negativo è inciso un numero progressivo, un numero che legava tutto insieme e che rimandava a un solo autore. Già, ma chi? Ci vollero molti mesi di ricerca, un numero incalcolabile di ore spese nei magazzini degli archivi a spulciare censimenti, libri paga, indici di previdenza sociale, registrazioni di assunzione di cessazione di rapporti e alla fine il nome sbucò fuori: Eugene de Salignac. Di de Salignac – che ha lasciato un’eredità impressionante di oltre 12.500 stampe in gelatina-argento e cianotipo da 8 x 10 e circa 20.000 tra lastre di vetro e negativi in acetato – non si sapeva nulla se non che il suo tempo come operaio ha coinciso con la trasformazione di New York da una città in fieri alla moderna metropoli di oggi.

"Brooklyn Bridge painters at work high above the city",1915

[...] È una rivelazione, Lorenzini ha tra le mani fotografie che possono spedire de Salignac dritto al pantheon dei grandi fotografi di New York, insieme ad Hine, Riis, Steichen, Stieglitz e Weston. Più o meno come accadrà più tardi con un’altra grande sconosciuta, Vivian Maier, il cui destino artistico in parte si conforma a quello di de Salignac. Dunque non solo fotografie documentali di una città diventata paradigma per l’urbanistica del XX secolo ma immagini che nella loro possanza e bellezza sottolineano la monumentalità delle opere pubbliche, e la cui traduzione è declinata in una sensibilità che segnala la piena padronanza della composizione fotografica. Le fotografie che ammiriamo sono molto più che una semplice ma accuratissima documentazione, infatti non prescindono da una ricerca estetica che vira verso il “bello” inteso come registro nel quale sviluppare una tematica altrimenti freddamente documentale. De Salignac ha saputo risolvere proprio questa crisi così che bellezza estetica e cronaca dialogano magnificamente: arte e storia si fondono indissolubilmente nel registro di una descrizione da cui apprendiamo persino le tecniche costruttive dell’epoca; e così quanto ci appare come “lavori in corso” risulta ai nostri occhi attraversato da una sapienza espositiva di rarissima efficacia.

"Brooklyn Bridge painters at work high above the city" ,1915

[...] È raro ma accade; e quando accade la grandezza della nostra meraviglia è presto ripagata dal valore testimoniale del lavoro di uomini rimasti al buio per tanto tempo. Troppo. Eugene de Salignac ha amato il suo lavoro di fotografo (chi produce fotografie come le sue non può non amarlo) e lo ha amato così profondamente che ancora a settant’anni si arrampicava su pali e tralicci, convinto che avessero ancora da offrirci un diverso punto di vista. Quando giunse l’età della pensione non volle sapere di lasciare il suo incarico; né lui né chi sapeva che il suo lavoro coincideva con la sua stessa vita. Chi gli voleva bene raccolse delle firme perché potesse continuare a lavorare. La petizione finì direttamente sotto gli occhi di Fiorello La Guardia, allora sindaco di New York, ma fu inutile. Da lì a qualche anno Eugene de Salignac si spense. A noi oggi non spetta che ammirare la grandezza del suo lavoro, e che la meraviglia della sua eredità artistica sia pari al nostro rispettoso ricordo di un fotografo geniale e silenzioso, rimasto nell’ombra troppo a lungo.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 21| LA TECNICA

Chi è | Giuseppe Cicozzetti

Geografo. Dopo una lunga esperienza editoriale si occupa di filosofia della fotografia. Su Scriptphotography scrive di cultura e divulgazione fotografica, prestando una particolare attenzione alle nuove tendenze della fotografia e ai loro interpreti.

Vive in Sicilia.

#GiuseppeCicozzetti #EugenedeSalignac #NewYork #FiorelloLaGuardia

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle