• Laura Cavalieri Manasse

Fati Abubakar, la fotografa nigeriana che ha dato voce ai sopravvissuti


Nelle sue foto ritrae gli abitanti dello stato federale del Borno per spiegare al mondo che quando ti stanchi di aver paura ricominci a vivere

Photo © Fati Abubakar

Boko Haram è una potente formazione jihadista che, per oltre un decennio, ha insanguinato e terrorizzato la Nigeria e i Paesi limitrofi. Il gruppo venne fondato intorno al 2002 da Ustaz Mohammed Yusuf a Maiduguri la capitale dello stato federale del Borno. L’Isis ha accettato l’affiliazione di Boko Haram con il Califfato e alla guida del gruppo è arrivato Abu Musab al-Barnawi. Nello stato di Borno, un luogo devastato da Boko Haram è nata una donna speciale, Fati Abubakar, una donna che ha deciso di prendere la macchina fotografica e testimoniare la realtà del suo paese, documentando il bello e il brutto di una nazione straziata da anni di una guerra feroce. Fati ha realizzato un progetto intitolato "Bits of Borno" che ha ottenuto il plauso della critica ed è stato pubblicato da grandi media come The New York Times, BBC, Reuters, CNN, Voice of America, Newsweek Europa, e da giornali nigeriani come ThisDay e Blueprint. All'inizio, nel 2015, l'ha spinta il desiderio di affiancare alle terribili notizie dei combattimenti diffuse in tutto il mondo dalle testate giornalistiche internazionali, una testimonianza diversa, che fosse una voce fuori dal coro sintetico e triste dei comunicati stampa che riferivano degli scontri e non delle persone che li stavano subendo.

«Non volevo che fossimo ricordati solo come zone di un conflitto, ma come le persone che vivevano in quei posti – dice la fotografa nigeriana durante un'intervista - così ho deciso di documentare la vita di tutti i giorni a Maiduguri così che le persone potessero vedere gli altri esseri umani che vivono ancora lì. Ecco perché ho realizzato la serie "Face", volevo che tutti vedessero i volti dei sopravvissuti ai conflitti. Per me, è stato fondamentale farlo.» Ritrarre la vita quotidiana dei sopravvissuti agli attentati terroristici di Boro Haram per Fati Abubakar è stato difficile per due motivi: il rischio nell'addentrarsi nei villaggi colpiti dalla ferocia jihadista e affrontare i pregiudizi delle persone che incontrava e desiderava fotografare, perché la sua gente non riconosce alle donne nessun ruolo diverso da quello domestico,e rifiuta di accettare il contatto con una donna emancipata e libera dai tabù atavici.

Lei racconta: «è stato difficile realizzare il mio lavoro perché culturalmente il mio popolo non è abituato a vedere una donna con una macchina fotografica, è una società maschile. Così ho ricevuto molte domande come "cosa stai facendo?" o "stai vagando senza meta, non è compito di una donna fare questo", ma ho dovuto ignorarli e continuare perché sapevo che questo era il mio obiettivo. Voglio continuare il mio storytelling visivo, e ora sono felice che molte ragazze della comunità abbiano mostrato interesse per la fotografia. I loro genitori cominciano ad accettare che la fotografia sia qualcosa che una femmina può fare, e può diventare una professione redditizia per le loro figlie. Spingo molto perché più persone possano entrare e insegnare a giovani donne e uomini a utilizzare la macchina fotografica per raccontare le loro storie da soli. Un giorno Aljazeera o la CNN potrebbero andarsene, ma tutti noi dobbiamo mostrare al mondo cosa sta succedendo a Borno durante quella post-insurrezione. Io catturo storie di resilienza e voglio che tutto il mondo veda la forza della nostra gente, quello che ha sopportato e la sua di andare avanti. Vogliamo essere conosciuti da tutti come persone forti, resilienti e in movimento.»

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Segue la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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