• Laura Cavalieri M.

Fotografare l'utopia


Il fotografo Stefano Perego gira il mondo con l'aiuto di Google Maps e fotografa gli edifici che sfidano la normalità

Housing complex, architetto Mario Botta, 1988 -1993. Novazzano, Svizzera

Stefano Perego è un fotografo con una passione particolare per l’architettura, ma non l'architettura consueta, bensì l'architettura che sfida le leggi dell'estetica, della convenzione e, a volte, anche quelle della gravità. Ha girato il mondo viaggiando su treni, autobus, traghetti e macinando chilometri a piedi per fotografare edifici al limite della loro stessa definizione.

Come li trova? Stefano ha come alleato Google Maps, e con un paio di parole chiave come “cemento armato” o “brutalismo” individua i soggetti dei suoi reportage in tutto il mondo. Italia, Russia, Giappone, Francia, Svizzera e molti altri ancora sono gli Stati che Perego ha visitato per scandagliare, attraverso le sue fotografie, la loro disponibilità ad accogliere le utopie strutturali di molti architetti, spesso archistar, che hanno ignorato i contesti urbani o le tradizioni dei luoghi, a favore della costruzione di un loro “cammeo” spesso testimone solo delle contraddizioni architettoniche e culturali di quel paese.

Port House, dell'architetto Zaha Hadid, 2016. Antwerp, Belgio

Il fotografo usa una reflex Canon e un cavalletto; quasi azzerata la post produzione sulle sue immagini, "giusto per migliorare il contrasto e la nitidezza" e la scelta tra il bianco e nero o il colore Stefano la fa in base al contesto in cui si trova, la stagione o le condizioni ambientali.

Kubuswoningen (Cube Houses), architetto Piet Blom, 1984. Rotterdam, Netherlands

"The other side of decadence", questo il nome che Ste_Peg ha dato a un altro importante progetto realizzato in giro per l'Europa, dove ha esplorato industrie abbandonate, ospedali chiusi, ville disabitate e chiese sconsacrate.

Lui dice: ”Ho iniziato a ispezionare edifici abbandonati alla fine del 2006, quando, per curiosità, attratto dalla decadenza di una enorme fabbrica poco distante da dove abito, decisi di entrarci, attraverso un buco nel muro, per scoprire come fosse al suo interno e scattare delle foto. Da quel momento non ho più potuto farne a meno, e ad oggi ho visitato centinaia di edifici in vari paesi d'Europa tra cui Italia, Svizzera, Belgio, Germania e Polonia.

Pharaoh Dental Clinic, architetto Shin Takamatsu, 1984. Kyoto, Giappone

Il denominatore comune di tutte le sue fotografie è l'assenza di persone, auto, animali...vita.

Così l'osservatore, nello scorrere le immagini, ha l'impressione di guardare un mondo in cui l'uomo si è estinto, nel risultato di un'apocalisse o del trionfo della distopia sulla vana ricerca dell'utopia.

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Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Vive all'Isola d'Elba da dove segue la redazione di ArtApp, spesso su una spiaggia, con il computer sulle ginocchia di fronte al mare. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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#LauraCavalieriM #StefanoPerego

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