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GANGA MA, il ritratto del Gange di Giulio Di Sturco

«Se il Gange vive, vive anche l’India. Se il Gange muore, muore anche l’India» Vandana Shiva

Photo © Giulio Di Sturco

La fotografia torna protagonista alla Fondazione Stelline di Milano, che inaugura la propria stagione espositiva 2020 con la mostra di Giulio Di Sturco “Ganga Ma”, a cura di Eimear Martin, aperta fino al 22 marzo 2020. "Ganga Ma" è il frutto di una ricerca fotografica decennale sul fiume Gange che documenta gli effetti devastanti dell’inquinamento, della industrializzazione e dei cambiamenti climatici. Il progetto segue il fiume per oltre 2.500 miglia, dalla sua sorgente nel ghiacciaio del Gangotri, situato nella catena dell’Himalaya, fino alla foce nel Golfo del Bengala, in Bangladesh. Il risultato è una riflessione filosofica per immagini che presagisce un futuro non troppo lontano, consentendoci di percepire l’incombenza di un mondo tossico e post-apocalittico.

Photo © Giulio Di Sturco

Con "Ganga Ma" (Madre Gange), come sottolinea la curatrice Eimear Martin, Giulio Di Sturco «tratta il fiume come un vero e proprio personaggio, una “entità vivente”, offrendoci un ritratto ravvicinato poetico e inquietante del Gange, che ci obbliga a riflettere sul grave impatto del cambiamento climatico e sulle devastanti conseguenze della produzione agricola intensiva, dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione lungo le sue rive». In mostra una selezione di 27 fotografie che spaziano fra il distacco della fotografia documentaria e una risposta quasi pittorica alle condizioni ecologiche e atmosferiche del Gange. Grazie a un linguaggio poetico e sempre misurato, e attraverso quella che può essere definita una “estetica dell'inquinamento", il fotografo muove la sua lente sul disastro ecologico che affligge il fiume più sacro e venerato dell’India, il Gange.


Photo © Giulio Di Sturco "Ganga Ma" è iniziato come progetto documentario a lungo termine, concepito come testimonianza dello svolgimento di un disastro ecologico in corso. Tuttavia, nel processo creativo Giulio Di Sturco ha modellato un vero e proprio linguaggio visivo, capace di mostrarsi sensibile ai cambiamenti già avvenuti sul Gange e di indagare il paesaggio in cerca di segni di ciò che ci aspetta. Il Gange è un esempio emblematico della contraddizione irrisolta tra uomo e ambiente, poiché è un fiume intimamente connesso con ogni aspetto – fisico e spirituale – della vita indiana. Tutt’oggi costituisce una fonte di sussistenza per milioni di persone che vivono lungo le sue rive, fornendo cibo a oltre un terzo della popolazione indiana. Il suo ecosistema include una vasta eterogeneità di specie animali e vegetali, che stanno però scomparendo a causa dei rifiuti tossici smaltiti ogni giorno nelle sue acque. È chiaro che il fiume sia sull’orlo di una crisi umanitaria e di un disastro ecologico.


Photo © Giulio Di Sturco

Giulio Di Sturco ci invita a entrare nell’opera e dopo l’iniziale stordimento dell’immagine seducente e poetica, che rivela la maestosità della natura dalla prospettiva del fiume e delle sue rive, a vedere la sua tossicità, l’effetto devastante della industrializzazione ma anche dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione. Un invito reso anche dalla selezione accurata della carta usata per la stampa che ha una sottile texture che rende un effetto quasi tridimensionale all’immagine. Scattate soprattutto alle prime luci dell’alba, quando la luce è più tenue, le immagini di Ganga Ma sono imbevute di un caldo color sabbia che trasmette la sensazione di aridità della terra. Il processo fotografico non tenta di privilegiare né i primi piani, né gli sfondi, consentendo alla luce e alle sfumature di irrompere nelle immagini senza gerarchia alcuna.


Photo © Giulio Di Sturco

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