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Gli archivi di architettura. Una realtà fragile, tangibile e preziosa

A cosa serve un archivio di architettura e perché è così importante? L'autore ci offre tutte le risposte


Immagini courtesy Archivio Vittorio Giorgini


Gli Archivi fin dal mondo antico costituiscono la più autentica registrazione della memoria di un popolo. Il concetto di Archivio è implicito in quello di Civiltà: da quando l'uomo si è costituito in società ha sentito il bisogno di tutelare la propria memoria storica e quindi la propria identità, e l'Archivio è un "corpo" di memoria. Solo sul finire del Novecento si è iniziato a porre attenzione a un particolare tipo di Archivi, quello degli architetti. Risale alla fine degli anni ’90 del Novecento l’avvio del progetto sugli archivi di architettura, promosso dalla Direzione Generale Archivi, con l'obiettivo di garantire la buona conservazione, la conoscenza e la fruizione di queste fonti di particolare importanza per la storia dell'architettura e dell'urbanistica, per la ricostruzione dell’attività dei progettisti e delle loro opere e quindi delle vicende relative alla trasformazione del territorio e del costruito, nonché come corretto riferimento per gli interventi di restauro.



Un patrimonio di materiale eterogeneo che include documenti relativi alla progettazione di opere d’arte, monumenti, ville, palazzi e case private, chiese e giardini ma anche dettagli costruttivi. Una mole documentale che per le informazioni in esso contenute, vale tanto quanto l’opera stessa realizzata. Anzi, è proprio a partire dal suo disegno - il progetto – che l’opera architettonica assume forma e materia. Estendendo potremmo dire che tutto il patrimonio documentale che testimonia la nascita e la costruzione di un’opera architettonica, contribuisce a dare forma e sostanza, significato e valore, all’opera costruita. Dai primi schizzi ai disegni esecutivi, dai modelli di studio alle fotografie di cantiere, fino alle corrispondenze tra l’architetto e il committente. Tutto ciò è possibile trovarlo all’interno dell’archivio di un architetto del Novecento (un po’ più raro nello studio di un nativo digitale), quando ancora “la carta cantava”. Gli archivi di architettura sono essi stessi forma e materia.



Sono forma perché veicolano in varie tipologie di “forme” il progetto, aiutando a capirne le ragioni funzionali, costruttive e distributive, a narrarne il percorso progettuale, evidenziarne il rapporto con l’architetto, la sua valenza come immagine. Sono materia in quanto documenti fatti di carta, di lucidi, di pellicola (negativi, film), di legno e cartone (plastici). A cosa serve un archivio di architettura e perché è così importante? Intanto vi si conserva un patrimonio fragile e delicato, che restituisce il vissuto professionale (ma anche umano) dell’architetto. Poi, come ricorda anche Renzo Piano (che ha l’imponente archivio dello studio custodito in una fabbrica riconvertita di 3mila metri quadri a Genova), l’archivio “diventa interessante anche per gli altri, per i giovani. I giovani hanno bisogno di capire che alle idee ci si arriva in una maniera che non è così complicata.



È un mestiere, questo dell’architetto, in cui la creatività se c’è è condivisa. Se non è condivisa non riesci a sopravvivere, non c’è niente da fare”. Le idee e i progetti contenuti negli Archivi diventano dunque veicoli pedagogici, che riflettono l’identità e il pensiero dell’architetto e il suo criterio progettuale, dove si può apprendere un’arte, un metodo o anche solo soddisfare un bisogno (gli appetiti culturali di milesiana memoria). L’importanza di questo patrimonio investe vari settori e aspetti, tra cui quello del restauro di un’architettura (quando vetusta o quando non rispetta più i requisiti tecnici, strutturali e normativi attuali rispetto anche all’uso che ne viene fatto); la documentazione progettuale presente in Archivio facilita, a volte evitando indagini diagnostiche invasive, il progetto di restauro e di consolidamento.



Come si evince, i materiali presenti negli Archivi sono fatti per essere interrogati, in maniera diversa a seconda delle necessità d’uso, diventando oggetto di studio (da qui nasce la teoria e la disciplina archivistica). A differenza però di una raccolta o collezione, l'Archivio è un complesso organico di documenti che riflette l'intera attività documentaria del soggetto produttore (l’architetto), i meccanismi e l'ordine di produzione dei documenti, ma anche le carenze, le perdite, ecc... . Non bisogna però vedere il totale rispecchiamento tra l'Archivio e l’architetto: esiste uno scarto tra la realtà dell'archivio e la realtà storica del suo produttore. Infatti l’Archivio oggi è considerato un "bene culturale", non perché conserva tutto, ma perché rispecchia, nella conservazione e nell'eliminazione, i criteri e i valori di una data cultura (anche dell’architetto, soggetto produttore).



Potremmo quindi dire che l'Archivio è una lente deformata, non uno specchio fedele; i documenti in esso contenuti costituiscono una testimonianza storica loro malgrado: ma vanno però analizzati e interrogati correttamente, affinché "l'intelligenza trionfi sul dato" e le fonti documentarie ci dicano più di quanto volevano farci sapere. La cosa certa che personalmente posso testimoniare è che, immergersi e indagare un Archivio, non significa soltanto esaminare, asetticamente, tutte le tipologie di documenti per i diversi fini di studio. Solo se siamo capaci di aprire un canale comunicativamente empatico con quei materiali, possiamo vivere un’esperienza quanto più temporalmente vicina al vissuto umano dell’architetto; c’è infatti come un alito del tempo che si è impregnato per decenni su quelle carte veline, sui taccuini, sugli appunti, sulle agende, sui biglietti, sui lucidi, sulle corrispondenze, sui negativi su vetro e pellicola, sui provini a contatto, sulle stampe e diapositive. Come una patina che ha lasciato una sua impronta, immateriale ma presente, che spesso ti fa sentire la presenza di persone o di fatti, come se avessero lasciato un odore, un’impronta, un ricordo invisibile.


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© Edizioni Archos

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