• Luigi Mangia

Guardare con gli occhi dell'altro


A Campo dei Fiori in Roma, nella fredda mattinata del 17 Febbraio 1600 fu arso vivo il filosofo eretico Giordano Bruno. L'anniversario della sua morte dovrebbe essere proposto come "Giornata della Tolleranza"

Giordano Bruno, monumento in suo onore eretto a Roma, in Campo de’ Fiori

La vita delle città si svolge nella felicità di abitarle, costruite sul riconoscimento e sul rispetto dell’altro. L’energia dello stupore nasce dalla capacità di dire: guardami, sceglimi, conoscimi, amami nel desiderio di essermi amico, compagno, fratello. Nell’architettura si impara e si insegna la grammatica di come vivere e abitare nella casa del mondo. Bruno, nella sua Opera, “Mondi infiniti” tracciava la visione della vita libera dell’uomo nei mondi fatti dalla ricchezza delle parole e quindi dalla narrazione di molte verità. Il filosofo di Nola, nato nel 1548 e morto bruciato vivo, accusato di eresia, nel 1600 per volontà del Papa Clemente VII si è affermato nella storia come il primo grande intellettuale di disubbidienza al potere. Giordano Bruno fu fatto morire legandogli la lingua con una tenaglia di legno per impedirgli il diritto di usare la parola contro la sua ingiusta condanna a morte. Il filosofo Giordano Bruno non fu un semplice oppositore della Chiesa, vittima della Controriforma, ma il primo intellettuale che pagava con la vita il diritto di affermare la libertà della conoscenza e anche la libertà del libero credo.

La Chiesa del Rinascimento, dei potenti Papi militari della famiglia dei Medici, a partire da Leone X, che avevano sfidato l’Imperatore Carlo V con Clemente VII segnano la crisi politica del potere temporale universale e la rottura definitiva della cristianità: cattolici i Paesi del sud Mediterraneo protestanti le Monarchie nazionali dell’Europa del nord. La Santa Inquisizione fece molte vittime e impose il governo del conflitto attraverso la paura della tortura e lo spargimento del sangue nelle piazze come forza di dissuasione. Molti intellettuali emigrarono, altri pagarono con la vita contro l’intolleranza per difendere la libertà del loro pensiero. La libertà del pensiero, come la libertà di religione nascevano a sud nel Mediterraneo dove le popolazioni erano più esposte alle forze dell’Islam. Una delle prime pagine che testimoniano la nascita dell’obiezione di coscienza fu l’invasione dei turchi ad Otranto del 1480. Sul colle della Minerva ben 800 otrantini non si piegarono alla forza violenta del Sultano di ubbidire al credo islamico tradendo il proprio credo religioso pagando con la vita infatti furono 800 martiri. In disprezzo e spinto dalla cieca intolleranza il Sultano trasformò la Cattedrale in stalla dei suoi cavalli. Era la cultura dell’odio del disprezzo e dell’intolleranza a prevalere come legge di comando.

L’intolleranza è il veleno, soffio di un vento malefico dentro le vele della storia che ha causato guerre, lutti, fame e distruzione portando l’uomo sulla via del male, facendogli dimenticare il bene e il piacere di abitare il mondo. Abbiamo perso infatti così la capacità di guardare negli occhi l’altro, abbiamo solo la paura di sentirci attaccati e minacciati. Abbiamo la paura di abitare e come sicurezza invochiamo muri di difesa. Siamo soli, siamo infelici chiusi nelle nostre case perché abbiamo perso la moneta sociale più preziosa: la tolleranza. Per vincere la solitudine, malattia inutile alla felicità, per abitare serenamente lo spazio e il tempo delle città abbiamo bisogno di educazione alla tolleranza per questo sarebbe molto utile dichiarare il 17 febbraio, giornata del sacrificio di Giordano Bruno contro l’intolleranza della Chiesa, giornata della tolleranza. Ne abbiamo tutti un grande bisogno.

Chi è | Luigi Mangia

Dal 2015 è responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci che custodisce un patrimonio costituito da libri in braille delle opere liriche e sinfoniche. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia (Le) e partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente dell'Associazione locale Boy’s Sport Arte e Cultura e dal 2016 è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja.

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