I ritratti di Manuela Lupis in mostra a Bari


L'artista espone i suoi ritratti, soggetti parlanti che diventano la sublimazione dei volti reali che trovano nuovi spazi creativi nel segno poetico

"Mamma", 2018

La prima volta che ho incrociato i disegni di Manuela Lupis ho pensato: questa donna è una riverberatrice di luce! Sono entrata trafelata in un caffè della mia città e per puro caso il mio sguardo si è posato su una serie di disegni che lei mostrava seduta a un tavolino ad una sua amica. I disegni mi hanno letteralmente folgorata, ecco, è andata proprio così! Poi ci siamo presentate, le ho chiesto se le andasse di mostrarmeli tutti. Man mano mi sono commossa perché nel guardarli ho provato stupore e anche tanta emozione, e questi sono doni si sa; è sempre così difficile e raro stupirsi ed emozionarsi, specie al cospetto di una perfetta sconosciuta. A volte sembra quasi un miracolo! Abbiamo cominciato a parlare e lei mi ha raccontato come nascono i suoi ritratti: non è solo l’osservazione del soggetto da ritrarre ma più esattamente il percorso di conoscenza che porta l’artista a raffigurare la persona che ha di fronte dopo averla ‘sentita’ e fotografata.

"Rossella", 2018

In ogni passaggio (foto, ritratto consegnato e successiva foto con ritratto) avviene uno scambio che si pone come un fluido riconsegnarsi all’altro. Guardando i suoi disegni ho pensato al senso di luce e di presenza che trasmettono, sì perché, come sosteneva Gaston Bachelard: «è indispensabile essere presenti all’immagine nell’istante dell’immagine». È solo questo che avvicina quella figura alle profondità dell’anima. Credo che il termine retentissement sia la parola chiave per descrivere al meglio il percorso artistico che ho rintracciato osservando i lavori di Manuela Lupis, un vocabolo che è preferibile lasciare in francese per non tradire la suggestiva carica empatico-immedesimativa che il termine intrinsecamente possiede e, nello specifico, l’artista stessa. La vera valenza dei suoi ritratti si spinge oltre la pura risonanza fino a raggiungere una vera e propria fiammata dell’essere, quasi un atto poetico; del resto cos’altro è l’arte se non un'anima che inaugura una forma?