• Francesca Palumbo

I ritratti di Manuela Lupis in mostra a Bari


L'artista espone i suoi ritratti, soggetti parlanti che diventano la sublimazione dei volti reali che trovano nuovi spazi creativi nel segno poetico

"Mamma", 2018

La prima volta che ho incrociato i disegni di Manuela Lupis ho pensato: questa donna è una riverberatrice di luce! Sono entrata trafelata in un caffè della mia città e per puro caso il mio sguardo si è posato su una serie di disegni che lei mostrava seduta a un tavolino ad una sua amica. I disegni mi hanno letteralmente folgorata, ecco, è andata proprio così! Poi ci siamo presentate, le ho chiesto se le andasse di mostrarmeli tutti. Man mano mi sono commossa perché nel guardarli ho provato stupore e anche tanta emozione, e questi sono doni si sa; è sempre così difficile e raro stupirsi ed emozionarsi, specie al cospetto di una perfetta sconosciuta. A volte sembra quasi un miracolo! Abbiamo cominciato a parlare e lei mi ha raccontato come nascono i suoi ritratti: non è solo l’osservazione del soggetto da ritrarre ma più esattamente il percorso di conoscenza che porta l’artista a raffigurare la persona che ha di fronte dopo averla ‘sentita’ e fotografata.

"Rossella", 2018

In ogni passaggio (foto, ritratto consegnato e successiva foto con ritratto) avviene uno scambio che si pone come un fluido riconsegnarsi all’altro. Guardando i suoi disegni ho pensato al senso di luce e di presenza che trasmettono, sì perché, come sosteneva Gaston Bachelard: «è indispensabile essere presenti all’immagine nell’istante dell’immagine». È solo questo che avvicina quella figura alle profondità dell’anima. Credo che il termine retentissement sia la parola chiave per descrivere al meglio il percorso artistico che ho rintracciato osservando i lavori di Manuela Lupis, un vocabolo che è preferibile lasciare in francese per non tradire la suggestiva carica empatico-immedesimativa che il termine intrinsecamente possiede e, nello specifico, l’artista stessa. La vera valenza dei suoi ritratti si spinge oltre la pura risonanza fino a raggiungere una vera e propria fiammata dell’essere, quasi un atto poetico; del resto cos’altro è l’arte se non un'anima che inaugura una forma?

"Anna", 2018

Dai disegni della Lupis emerge quel ‘tocco', un espandersi della presenza, la sensazione di uno spirito che può distendersi. I volti che ritrae portano con sé la propria trasparente luce interiore, l’artista ne percepisce i tratti e la forma, li riassume in segni ri-tracciando ogni volta un modo di essere, ma senza ostentazione, in punta di orgoglio direi. Un orgoglio minore, un orgoglio di attenta lettura, che si alimenta nella solitudine di quella lettura. Non è un caso che nell’autoritratto della stessa compaiano delle ali, così il soggetto parlante diventa tutto il soggetto e la sublimazione trova nuovi spazi creativi nel segno poetico. Le corrispondenze tra volti, e sguardi, e atteggiamenti si espandono fino a diventare dilatatori di sentimenti, in background nessuno spazio resta vuoto. Lo sfondo si anima di immensità intima e tutto il contorno diventa guscio entro cui riparare e ritrovarsi.

Si apre sabato 26 gennaio, presso la Domus Milella di Bari, Strada de Gironda, 22, la mostra di ritratti che compongono il racconto-installazione di Manuela Lupis. All'inaugurazione, prevista alle 18:30, saranno presenti l'autrice insieme agli interpreti dei ritratti. Rosy Paparella, una delle protagoniste, presenterà il lavoro e dialogherà con l'autrice sulla sua esperienza artistica.

Chi è | Francesca Palumbo

Nata a Bari, dove vive e lavora come docente di Lingua e Letteratura Inglese. Ha pubblicato “Volevo dirtelo” (2008); “La vita è un colpo secco” (2014); “In fondo” (2014). Per Besa Editrice “Il tempo che ci vuole” (2010), che ha ricevuto il riconoscimento massimo delle ‘tre penne’ di Billy, e “Le parole interrotte” (2015), vincitore del Premio Letterario Nazionale Bari Città Aperta. Il suo ultimo romanzo è “La tua pelle che non c’è”, Edizioni Besa (maggio 2018)

#FrancescaPalumbo #ManuelaLupis #RosyPaparella #Bari

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