• Giuseppe Cicozzetti

I salti di Philippe Halsman

Philippe Halsman, con le foto dei “salti” ha dimostrato che chiunque, indipendentemente dalla propria personalità, una volta sospeso a mezz’aria smarrisce il suo aplomb

Marilyn Monroe, 1959 | © Philippe Halsman

«Permette se le faccio una fotografia mentre lei fa un salto?». Più o meno era questa la domanda che Philippe Halsman (1906-1979) rivolgeva ai personaggi ritratti per conto di Vogue al termine di ogni sessione. E lui di “salti”, quelli importanti, quelli che valgono una vita se ne intendeva: l’accusa di parricidio, la condanna in Austria e la liberazione, dopo qualche anno, per l’interessamento di Albert Einstein e Thomas Mann, a condizione che non vi metta più piede. Poi l’esilio in Francia, ma quando i nazisti invadono il paese lui fa le valigie, saluta il vecchio Continente e si trasferisce in America. Philippe Halsman di “salti” se ne intendeva davvero, tanto da vincere la paura – o forse aveva imparato a conviverci, come ogni ebreo è costretto a fare da sempre – di lasciarsi andare. Ora quei salti li voleva figurare, renderli plastici con un solo unico obiettivo: dimostrare che chiunque, indipendentemente dalla propria personalità, una volta sospeso a mezz’aria smarrisce l’aplomb e diventa solo un corpo sospeso momentaneamente tra terra e aria.


Robert Oppenheimer, 1958 | © Philippe Halsman


Poco dopo sarà la gravità a rimettere tutto a posto, ma in quel piccolo frangente, nei pochi attimi del balzo noi vediamo persone diverse, molto distanti dall’espressione celebrativa della ritrattistica ufficiale. È molto più che un divertissement e una specie di “saltologia” il cui fine era dimostrare che attrici, attori, imprenditori, finanzieri, musicisti, teste coronate, scienziati (Hoppenheimer vorrebbe toccare il cielo con un dito, ma c’è un soffitto a impedirglielo), politici, architetti, (il termine “archistar” non era stato inventato e non so se sarebbe piaciuto a Walter Gropius) fotografi (riconoscerete Steichen e Weegee), una volta in aria avrebbero condiviso quell’esplosione di liberazione che proviene dalla leggerezza, da un momentaneo “fuori ruolo” che lascia scoprire le pulsioni più giocose. Tutti accettano. Tutti si divertono. E tutti entrano a far parte d’un lavoro leggendario.


"Dalì Atomicus", 1948 | © Philippe Halsman


Poi c’è lui, un suo amico personale, Salvador Dalí. La genialità di entrambi produrrà una delle fotografie più famose di sempre: “Dalí Atomicus”. La foto è pensata, studiata, organizzata perché fosse una foto surrealista d’un pittore surrealista, come se non vi fosse altro modo per ritrarre il maestro, come se fosse stata ricercata – e ottenuta – una strettissima attinenza tra l’immagine, i segni in essa contenuti e la personalità del pittore. Qui non è solo il soggetto a levitare da terra, qui tutto è sospeso: è sospesa una sedia (di cui non si vede una gamba perché retta dalla moglie di Halsman); sono sospesi il cavalletto, un quadro, uno sgabello (i fili sottili saranno eliminati in camera oscura). Ogni cosa galleggia in un ambiente senza gravità, nella surrealtà che confligge con l’ordinario. Compresi tre gatti volanti costretti a seguire la traiettoria d’una improvvisa secchiata d’acqua mentre disegna una curva che si impenna, cade giù (ma noi non lo vediamo) mentre prima ha attraversato l’intera fotografia. “Dalí Atomicus” è una foto studiata, presente già nella mente del pittore e del fotografo e che ha richiesto, come è facile supporre, decine di tentativi mettendo alla prova la pazienza dei collaboratori, costretti ad asciugare tutto dopo ogni scatto e fare i conti con i nervi dei gatti, inconsapevoli di essere appena entrati a far parte della Storia della fotografia. Con un salto.


Il Duca e la Duchessa di Windsor, 1958 | © Philippe Halsman

Chi è | Giuseppe Cicozzetti

Geografo. Dopo una lunga esperienza editoriale si occupa di filosofia della fotografia. Su Scriptphotography scrive di cultura e divulgazione fotografica, prestando una particolare attenzione alle nuove tendenze della fotografia e ai loro interpreti. Vive in Sicilia.

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