• Laura Cavalieri Manasse

I turisti e la tecnologia digitale protagonisti di Gran Tourismo, mostra di Giacomo Zaganelli agli U


L'artista fiorentino ha indagato il bisogno bulimico dei turisti di utilizzare gli apparecchi digitali durante i loro viaggi

A quanti di noi appare compulsivo il comportamento dei turisti in visita nelle nostre città d'arte, mentre fotografano tutto quello che li circonda? Fermano sullo schermo dei loro smartphone centinaia d'immagini e intanto si perdono le atmosfere inedite dei posti in cui si trovano. Noi li notiamo e tiriamo dritti, magari scuotendo la testa, ma niente di più. Giacomo Zaganelli, attento esploratore diviso tra arte, architettura e spazio, impegnato tra la Toscana e l'oriente, da tempo lavora sul processo di globalizzazione che in modo veloce sta uniformando i comportamenti e i costumi della massa, senza distinzione di provenienza o di ceto, persone che nel momento sociale che consente loro di spostarsi in giro per il mondo, non hanno un atteggiamento aperto e interessato, ma un preoccupante ed evidente appiattimento culturale. La sua prima denuncia di questo fenomeno sociale Zaganelli l'ha fatta a Taipei, al Museum of Contemporary Art con la mostra “Superficially” che è stato il punto di partenza per meditare sulle opportunità che la rivoluzione digitale ha portato con sé, e sul loro abuso.

Dalla capitale di Taiwan, l'analisi sociale si è trasferita in Italia, ed ora il risultato è esposto alla Sala 56 del primo piano degli Uffizi a Firenze, nella mostra “Grand Tourismo”, formata da tre video: Illusion, Everywhere but nowhere e Uffizi Oggi. «Sono spesso all'estero, resto lontano dall'Italia per parecchio tempo, per questo sono sensibile ai cambiamenti che noto quando rientro, soprattutto nella mia città – ci dice Giacomo – e dalla mostra di Taipei ho deciso di creare un ponte tra le due culture che appartengono ormai al mio quotidiano, cercando di confrontare le loro affinità. In oriente l'uso, o meglio l'abuso della tecnologia è un fenomeno preoccupante. Internet, nell'offerta immediata di contenuti, ha sviluppato un atteggiamento superficiale nei suoi utilizzatori, nessuno ormai approfondisce nulla, nessuno guarda più le cose, le persone sono interessate solo a loro stesse.» Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, venuto a conoscenza del lavoro oltreoceano di Zaganelli, all'inizio di quest'anno gli ha proposto di replicare l'evento, offrendogli l'inedita possibilità di esibire, nel percorso museale degli Uffizi, una mostra multimediale composta da video. «È la prima volta che agli Uffizi capita di trovarsi di fronte a dei filmati, e questa è stata per me un'occasione davvero eccellente, che ho colto volentieri perché Firenze ha superato il suo limite di accoglienza, non regge i flussi turistici che accoglie, soprattutto per la qualità dei turisti che l'affollano.»

Eike Schmidt ha curato la mostra, e dice: «con le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni, e in particolare dal momento dell’arrivo della fotografia digitale a portata di mano, la fruizione del museo è fortemente cambiata. La mole di riproduzioni delle opere che conserviamo cresce in maniera esponenziale modificandone la percezione, e anche il comportamento stesso del viaggiatore, collezionista di immagini fatte da sé, è oramai fondamentalmente alterato. Partendo da una riflessione interna agli Uffizi e incentrata sulla sua sala più frequentata, quella dei capolavori di Botticelli, attraverso l’interpretazione di Giacomo Zaganelli abbiamo voluto porre l’attenzione su un fenomeno che, mutando la relazione tra spettatore e opera d’arte, implica un ripensamento delle funzioni del museo stesso.»

Photo © Giacomo Zaganelli

L'arte contemporanea ha la forza espressiva per diventare denuncia sociale, grazie alla sensibilità dei suoi protagonisti che utilizzano i loro strumenti per rendere consapevole l'opinione pubblica di quanto denunziano. I loro lavori diventano spesso un atto d'accusa verso comportamenti collettivi sbagliati; l'augurio è che i visitatori della mostra, che tiene aperti i suoi battenti fino al 14 ottobre 2018, si facciano suggestionare dalle immagini reali e disarmanti dei loro omologhi armati di smartphone, accalcati davanti a un'opera d'arte.

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Segue la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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