• Matteo e Valentina Marchetti

Identità possibile: l’io e i luoghi nel cambiamento permanente

L’uomo del XXI secolo ha cambiato la sua relazione con il mondo e con gli altri, modificando la visione dei luoghi di vita che rinegoziando la propria identità diventano più adatti ad ospitare esistenze fluide, mutevoli, liquide


“Qui”, © Richard McGuire


“Ci vuol sempre una qualche impressione per produrre un’idea reale. Ma l’io, o la persona, non è un’impressione: è ciò a cui vengono riferite, per supposizione, le diverse nostre impressioni e idee”. Nel Trattato sulla natura umana, David Hume evidenzia che, se ci attenessimo solo all’esperienza, noi non saremmo nient’altro che “fasci di percezioni” e concetti come “identità”; “io” o “persona” sarebbero solo supposizioni frutto di un errore logico: quello di sostituire la nozione di flusso di percezioni, connesse dalla nostra facoltà immaginativa, con quella di unità identitaria. Noi non siamo dunque qualcosa di unico, ma siamo un insieme di “oggetti” in relazione e in perenne mutamento.


[...] L’identità personale, per Nietzsche, è più simile a un insieme di interpretazioni del reale in continuo mutamento, una pluralità di significati, talvolta anche contraddittori: “Io comprendo solo un essere che sia al tempo stesso uno e plurimo, che si trasformi e permanga, che conosca, senta, voglia - questo essere è il mio fatto originario”. [...] Queste istanze trovano espressione anche nella visione dei luoghi di vita dell’uomo, che ibridandosi, partecipando al perenne cambiamento e rinegoziando la propria identità diventano sempre più adatti ad ospitare esistenze fluide, mutevoli, liquide.


Nella graphic novel “Qui”, pubblicata per la prima volta nel 1989, Richard McGuire ci propone un’interessante esperienza e al contempo apre ad una serie di riflessioni su storia, identità e senso dei luoghi. Una sola inquadratura fissa ritrae l’angolo di un salotto, che compare, evolve, cambia e si distrugge in modo frammentario attraverso milioni di anni. Molte esistenze vi soggiornano e ne modificano, relazionandosi con esso, storia, significato e funzione. [...] L’opera di McGuire consente di riflettere sul meccanismo di attribuzione di senso ed identità di un luogo, che avviene quindi tramite l’interazione con l’utente, e offre una chiave di lettura per il processo di ibridazione attualmente in atto nelle nostre città.


Alla condizione di non luogo proposta da Auge, si sostituisce ora una visione di luogo ibrido dall’identità fluida e mutevole. Così la piazza della sede centrale della HSBC Hong Kong Shanghai Bank, progettata da Norman Foster, abbandona durante la domenica il ruolo di lussuoso centro degli affari e si trasforma in uno spazio domestico, dove la comunità femminile filippina si ritrova, mangia, gioca, prega, balla e trascorre il proprio tempo libero. [...] Durante il lockdown è apparso in modo evidente come lo spazio privato dell’abitazione potesse assumere nuove connotazioni trasformandosi in ambiente lavorativo, nonché in scenografia per la condivisione delle proprie esperienze attraverso i social. Clusterizzati sotto l’hastag #iorestoacasa” abbiamo visto salotti diventare palestre, sale da concerto o addirittura campi da allenamento, mentre i balconi divenivano il simbolo del solo spazio fisico condiviso possibile, dove cenare, chiacchierare con i dirimpettai, tenere concerti o scambiarsi la spesa.


Questo processo di ibridazione identitaria trova nel settore della vendita al dettaglio un terreno particolarmente fertile, offrendo interessanti esempi, che ribaltando le tipologie classiche di luoghi riproponendo format liberi e multifunzionali. Il retail muove quindi dalla specializzazione tipologica verso una dimensione di blurring, dove lo scambio di beni rappresenta solo una delle funzioni da assolvere. Esperienza, interazione, socialità e coinvolgimento divengono le parole chiave di una trasformazione che, mettendo al centro i bisogni della comunità liquida, parte dal basso e privilegia al valore economico quello relazionale in senso più ampio. [...] Questa “sfumatura funzionale” non ha sicuramente escluso i luoghi della cultura, si pensi infatti ai contemporanei musei o alle gallerie d’arte divenuti non solo spazi per la fruizione delle opere, ma vere e proprie mete di svago, shopping e divertimento.


Così come la bella Holly Golightly andava a fare colazione da Tiffany, oggi è possibile fare colazione alla Tate, oppure cenare sulla terrazza panoramica del bel Palazzo dell’Arte disegnato da Giovanni Muzio, che ospita oggi il ristorante Terrazza Triennale, o pranzare al Bar Luce progettato per Fondazione Prada da Wes Anderson, o ancora rilassarsi o fare yoga nel giardino delle sculture al MoMA di New York. Ogni luogo diventa un insieme di funzioni, relazioni, scambi e definizioni, che partecipano di volta in volta alla ridefinizione della propria molteplice e sfaccettata identità. L’uomo, infatti, nel suo essere "nel mondo" necessariamente, continua ad interpretare i luoghi in modo differente rinegoziando un rapporto che, lungi dall'essere dato una volta per tutte, fa emergere altre realtà e arricchisce sempre più l'identità stessa, come in un collage frammentario, ma nello stesso tempo variegato e in continua espansione.


Estratto dall'articolo pubblicato sul numero 23 di ArtApp | L'Identità

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