• Giovanni Cutolo

Il design come promessa di felicità


Grazie al design, le nuove tecnologie vengono applicate per garantire la sopravvivenza del

pianeta terra

Il divano Bocca progettato da Studio65 negli anni '70, tra i prodotti più ricercati, amati e imitati

Quasi cinquant’anni fa, nell’ultimo saggio di "Opera Aperta" intitolato: "Del modo di formare come impegno sulla realtà", parlando dell’alienazione, Umberto Eco metteva in evidenza come, grazie al comunismo fosse, forse, possibile risolvere il problema dell’alienazione nell’accezione descritta da Karl Marx nei suoi scritti di economia politica. Rimaneva però senza soluzione quell’altra alienazione, immanente e strutturale, implicita nel contesto antropologico in cui l’uomo si muove. Perché, sottolineava Eco: “per il fatto stesso di vivere, lavorando, producendo cose ed entrando in relazione con gli altri, siamo nella alienazione.”

Avanzava poi la sorprendente ipotesi che gli effetti negativi di questa ineliminabile alienazione avrebbero potuto essere meglio tollerabili proprio grazie al design (sic!). Scrive Eco: “L’industrial design sembra risolvere il problema: unisce la bellezza all’utilità e ci restituisce una macchina umanizzata, a misura d’uomo. Un liquidificatore, un coltello, una macchina da scrivere che esprimono le loro possibilità di uso attraverso una serie di relazioni gradevoli, che invitano la mano a toccarli e usarli: è una soluzione. L’uomo si integra armoniosamente nelle loro funzioni e nello strumento che le rende possibili” (Umberto Eco, Opera Aperta, Milano, 1963). [...]

In Italia il design, soprattutto quello dedicato alla progettazione di elementi per l’arredamento - mobili, lampade e oggetti – ha svolto brillantemente questo ruolo diventando, grazie anche al contemporaneo successo internazionale dei prodotti di abbigliamento e a quelli per l’alimentazione, uno degli elementi caratterizzanti la nuova identità nazionale. Nel cosiddetto immaginario collettivo l’Italia delle tre “A”: Arredamento, Abbigliamento e Alimentazione, ha fortunatamente preso oramai il posto di quella dei miei vent’anni, quella delle tre “M”: Mafia, Maccheroni e Mandolini, modificando radicalmente, e in maniera decisamente positiva, il modo in cui il nostro paese si rappresenta, si comunica e viene percepito, soprattutto all’estero.

Nel primo dopoguerra la parte migliore del paese formula un ambizioso programma di ricostruzione esposto da Ernesto N. Rogers il quale, in suo famoso discorso al Politecnico di Milano, preconizza che il rinnovamento del paese venga affidato ai progettisti, architetti, urbanisti, ingegneri e designer, ai quali chiede di occuparsi di ogni cosa, intervenendo “dal cucchiaio alla città”. Oggi, a distanza di sessant’anni, questo progetto che ottimisticamente evocava una vera e propria Utopia, si è realizzato per la metà simboleggiata dal cucchiaio.

È andata male invece per l’altra metà, quella che rinviava alla città, piatto ben più ghiotto, caduta nelle grinfie dei politici che hanno ritenuto più conveniente (per loro) affidarsi ai palazzinari anziché ai professionisti del progetto. Sicché si è molto costruito, ma facendo pochissima architettura. Sotto la spinta della ricca e dinamica borghesia imprenditoriale lombarda, desiderosa di poter comunicare ed esibire il proprio nuovo benessere, per l’universo degli oggetti ha inizio una profonda trasformazione, grazie al design. [...]

Eclisse, lampada disegnata da Vico Magistretti per Artemide

Prima a Milano, poi in Lombardia e nel nord più ricco e industrializzato e infine nel resto d’Italia, la nuova produzione di oggetti ispirati alle regole del buon design conquista il crescente favore della gente, contribuendo alla graduale crescita della “cultura materiale” del nostro paese. Un paese che, fino ad allora, non aveva mai avuto un proprio e originale stile di arredamento che fosse riconoscibile come italiano. Se oggi una parte della produzione industriale è guidata, non solo dai valori del profitto, dell’economicità e della funzionalità, ma anche da quelli della bellezza e della sostenibilità, ciò è dovuto al design.

Grazie al design, le nuove tecnologie che continuamente si offrono alla produzione, vengono utilizzate per migliorare la funzionalità nel rispetto dell’estetica e nella coscienza che si debba garantire la sopravvivenza del pianeta terra. Coniugato in questa maniera, il design si configura, a mio avviso, come una sorta di neoumanesimo edonistico post-industriale, impegnato a rendere sempre più amichevole e piacevole l’incontro dell’uomo con i prodotti fabbricati grazie alle macchine. La creatività dell’italian furniture design, ha potuto contare su di un grande numero di designer di eccellenza, e ha saputo mettere sotto la stessa bandiera vocazioni e orientamenti anche in contrasto tra loro.

Ha certamente ragione la critica brasiliana Ethel Leon quando ricorda che: “Una delle produzioni maggiormente applaudite del design al mondo, quella italiana, riesce a mettere insieme artefatti tanto diversi fra loro come quelli firmati da Marco Zanuso o da Ettore Sottsass. [...]

In barba alle socializzanti utopie dei padri fondatori che intendevano, per mezzo del design, rendere la bellezza accessibile a tutti, oggi il design appare non tanto come un lusso economico quanto come un lusso culturale. Un lusso al quale pur tuttavia si indirizza un numero crescente di Edonisti Virtuosi, nuovi consumatori non manipolabili, capaci di fare scelte di acquisto autonome e orientate da un gusto individuale sempre più informato, smaliziato, sofisticato ed educato.

Anche se è certamente vero che gli oggetti, anche quelli di buon design, non garantiscono la felicità, credo si possa almeno in parte, considerare il design come un’utopia realizzata. Un’utopia che propugna e veicola la diffusione di quella bellezza che alimenta e rende plausibile la promessa di felicità alla quale tutti abbiamo bisogno di credere.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 18| L'UTOPIA

Chi è | Giovanni Cutolo

Inizia a occuparsi di design in Artemide nel 1971. Professore incaricato alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano dal 1996 al 2009. Dal 2008 al 2014 è stato Presidente della Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro e Vice-Presidente dell’ADI-Associazione per il Disegno Industriale.

#GiovanniCutolo #UmbertoEco #ErnestoNRogers #EthelLeon #MarcoZanuso #EttoreSottsass

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