• Luigi Mangia

Il miracolo della politica


Matera, Capitale della Cultura Europea 2019 è stata sicuramente un’esperienza positiva, ma per aiutare il Sud ci vuole molto di più, serve una classe dirigente diversa

Matera, Basilicata | Photo © Pixabay

Le mie osservazioni non nascono dal risentimento dello sconfitto, essendo stato uno dei collaboratori del direttore Airan Berg, per la candidatura di Lecce Capitale della Cultura Europea 2019. Con il direttore artistico ho condiviso il metodo di lavoro, la ricerca, la scrittura del primo book, la pedagogia sociale e la filosofia delle 5 utopie del progetto, di una città Capitale della Cultura Europea, in un modello culturale caratterizzato da radicali cambiamenti come sta accadendo per l’Europa del terzo millennio. Il nostro progetto aveva l’ambizione di essere una sfida al tempo e una fiducia all’utopia. La nostra proposta di Capitale della Cultura Europea era quella di proporre le utopie come forma di città aperta alle linee della cultura, dell’architettura che si propone di valorizzare le risorse coniugandole con l’ambiente e quindi con la sostenibilità. Abbiamo perso forse per eccesso di poca concretezza.

La politica ha fatto il miracolo di far vincere a Matera il titolo di Capitale della Cultura Europea: la città patrimonio Unesco per i suoi sassi. La storia di Matera appartiene al Sud, alla gente della terra del rimorso così come viene raccontata dall’antropologo G. De Martino. Matera non è una vera città, è al contrario uno dei borghi più bello d’Italia che conserva il fascino dell’architettura del passato. La Città dei Sassi fu giudicata da Togliatti: “Città della vergogna” ed il governo del dopoguerra con un suo decreto escluse dai sassi e i materani che li abitavano e dopo diede loro una casa con il progetto dell’INA casa del ministro Amintore Fanfani. La città dei sassi, amata dal poeta Pasolini, ancora non ha una stazione ferroviaria e quindi è una città isolata e difficilmente raggiungibile. Nel 1980 ebbe inizio la costruzione della stazione senza avere i binari.

Raffaello De Ruggieri, sindaco di Matera, alla firma l’accordo per il sostegno alla capitale della cultura con Paolo Gentiloni | Photo © Getty Images

Oggi esiste la stazione, non esistono i binari. Per raggiungere Matera bisogna arrivare con l’alta velocità a Salerno, poi prendere da Piazza Matteotti un pullman per Matera e arrivare dopo 3 ore e un quarto di viaggio se si ha buona fortuna. Via aerea da Bari e Brindisi ma per raggiungere la Capitale della Cultura Europea 2019 lucana bisogna sudare prima le famose sette camicie a causa di una mobilità gravemente insufficiente nel Sud d’Italia. Ora il tempo di essere capitale della cultura per la città dei sassi sta per finire e le conseguenze peggiori sono quelle di tornare ad essere magari il borgo più bello d’Italia isolato. Così il museo di arte moderna, il grande teatro di 8000 posti della Cava del Sole ed il suo parco archeologico torneranno ad essere fuori dalle mete turistiche più importanti del nostro Paese. Matera Capitale della Cultura Europea, per il Mezzogiorno è stata un’esperienza positiva per l’attrazione turistica, per il progetto culturale e per aver fatto conoscere le bellezze paesaggistiche del Sud; in particolare l’aspetto più positivo è stato quello del direttore Paolo Verri il quale ha saputo coinvolgere i cittadini semplici, gli artigiani, le donne trasformandoli in protagonisti di cultura.

La forza dell’azione del direttore Verri è stata quella di annullare la distanza fra cultura e società e soprattutto dimostrare come la cultura può trasformare il paesaggio e i luoghi della memoria in industria culturale. Il direttore Verri è stato il vero maestro di un laboratorio di pedagogia sociale, civile e culturale. Questa è stata una scommessa vinta da un grande intellettuale con una grande sensibilità verso i valori sociali e paesaggistici, come ha dimostrato di avere Paolo Verri, che rimane però un’esperienza che non contribuisce a cambiare il destino del Sud. Ricordo ancora che i governi della Democrazia Cristiana nel 1972 scommettevano che ci volevano 50 anni per annullare le differenze fra il Sud rispetto al Nord dell’Italia. Quel tempo è scaduto e le differenze economiche sociali, culturali dello sviluppo sono cresciute ed il Paese è ancora più diviso: il Sud è più povero e ha perso i suoi giovani.

Matera, Capitale della Cultura Europea è stata sicuramente un’esperienza positiva, ma per cambiare l’Italia, per annullare le differenze del nostro Paese ci vuole molto di più, ci serve una classe dirigente che abbia la forza di prendere per mano il Sud e portarlo verso la soluzione dei problemi più pesanti e più difficili che rimangono irrisolti non per mancanza di soldi ma di competenze e di responsabilità. Le buone esperienze servono più dei miracoli nella politica, ce lo insegna la storia.

Chi è | Luigi Mangia

Dal 2015 è responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci di Lecce, che custodisce un patrimonio costituito da libri in braille delle opere liriche e sinfoniche. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia (Le) e partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente dell'Associazione locale Boy’s Sport Arte e Cultura e dal 2016 è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja.

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