• Stefano Semeria

Il montaggio: la creazione di un film


Il montaggio è la fase più importante della post produzione di un film, quando i registi esprimono il proprio stile

La creazione di un film è l’applicazione della tecnica per rendere reale l’immaginario artistico del suo autore. Se alla base del linguaggio cinematografico poniamo inquadratura, scena e sequenza, così come teorizzato da David Wark Griffith negli anni ’20, è tramite la tecnica del montaggio che troviamo, letteralmente, il collante tra questi elementi. Le varie inquadrature formano la scena, le scene formano la sequenza e l’unione delle sequenze è il film. Fu proprio agli inizi del secolo scorso che il montaggio divenne parte integrante della narrazione filmica, infatti è grazie al montaggio di determinate immagini e scene in sequenza che l’Espressionismo e il Surrealismo arricchiscono di simboli i film di quei filoni. Esempio fondamentale per capire l’importanza del montaggio è l’esperimento che verrà poi ricordato come Effetto Kulešov.

Il regista russo Lev Vladimirovič Kulešov prese il primo piano di un famoso attore del tempo (Ivan Mozžuchin) con una espressione completamente neutra, montò lo stesso primo piano in tre distinte sequenze alternandolo, a un piatto di zuppa, a una bambina in una bara e a una bellissima donna sdraiata languidamente su un divano. Mostrò quindi le sequenze al pubblico e nella prima gli spettatori videro una espressione affamata, nella seconda triste e nella terza eccitata. Questo esperimento ha dimostrato come un efficace montaggio possa influenzare il pubblico a livello emozionale. [...]

Mary Poppins, 1964

Editor’s Cut

Il montaggio è la fase più importante della post produzione, che può essere riassunta in tre fasi distinte: editor’s cut, director’s cut e final cut. Nella prima fase il montatore e il regista lavorano fianco a fianco e visionano i giornalieri (il girato di ogni sessione di ripresa contenenti le numerose scene girate più e più volte, anche da diverse inquadrature, selezionate per la versione iniziale della pellicola). Questa prima parte del lavoro viene spesso svolta durante la produzione stessa del film. Il montatore e i suoi assistenti sono dei veri e propri artigiani che tagliano e incollano le varie sezioni di girato per arrivare a un montato continuativo. Un tempo, questo lavoro era completamente manuale e i montatori tagliavano letteralmente, con l’utilizzo di apposite macchine, la pellicola e ne incollavano le diverse sezioni per avere un unico pezzo. Le moderne tecnologie permettono di poter lavorare su un prodotto digitalizzato. [...]

Director’s cut

Una volta che l’editor’s cut (chiamato anche rough cut) è ultimato, il regista e il montatore iniziano il reale lavoro di montaggio delle scene. [...] Questo lavoro è fondamentale per evidenziare eventuali buchi nella trama e la necessità di girare scene aggiuntive o di rigirarne alcune. Il processo di creazione del director’s cut può impiegare molto tempo, generalmente molto di più di quello richiesto per girare le scene. A questo processo si affianca quello dello studio della fotografia. I tecnici lavorano fianco a fianco col regista nel perfezionamento del prodotto. Il risultato finale sarà una bozza quasi definitiva del film che verrà quindi vagliato dalla produzione e, a volte, da test screening, proiezioni destinate a un pubblico selezionato all’interno del target di distribuzione. In molti casi, i test screening possono essere decisivi per il montaggio finale, esempi eclatanti sono film classici come “Mary Poppins” e “La Bella in Rosa” con la regia di Howard Deutch, dove i finali furono cambiati perché non piacevano al pubblico dei test, o l’indimenticabile “Viale del Tramonto”, il capolavoro di Billy Wilder, che subì enormi modifiche dopo i primi test (il primo rullo venne praticamente gettato via interamente).

Una moviola

Final cut

Il film che nella quasi totalità delle volte viene proiettato è il final cut. Questa ultima fase del montaggio consiste in un accordo tra casa di distribuzione e il regista per trovare la forma definitiva dell’opera. In questa delicata procedura vengono applicate le modifiche necessarie a rendere commerciabile il film, i tagli possono essere dovuti da questioni di durata o di censura, ne consegue che in diversi paesi esistano differenti versioni della stessa pellicola. Esemplare è il film “Caligola” di Tinto Brass con Malcom McDowell e Peter O’Toole, che, a causa di forti disaccordi proprio sul montaggio con la produzione, esiste in molte versioni diverse che variano dai novanta minuti fino a oltre le tre ore, e nessuna di queste è l'originale director’s cut, poiché la produzione vietò a Brass di ultimarla e questi disconobbe la paternità del film figurando solamente come direttore della fotografia. Al contrario di quanto possa sembrare il final cut è quasi sempre la forma finale decisa dal regista stesso e la proiezione e la distribuzione di un director’s cut (spesso denominata più propriamente special o extended edition) è soprattutto un omaggio ai fans che desiderano poter avere una esperienza più completa, potendo assistere alla quasi totalità del girato.

Blade Runner, Photo © Warner Bros

In alcuni casi, le differenze sono particolarmente incisive, basti pensare a “Blade Runner”, dove le diverse versioni proiettate e distribuite sono sostanzialmente differenti nel senso e nel contenuto, con un editor’s cut di oltre quattro ore, mentre al cinema ne vedemmo una di 116 minuti, ma negli anni molteplici versioni ne sono state montate, dal director’s cut del 1992 fino alla versione definitiva, l’unica con il controllo artistico assoluto del regista Ridley Scott del 2007. Molto spesso, la necessità della produzione richiede tagli che possono incidere fortemente sul messaggio di un film, fino ad ometterlo nel risultato finale. Quindi, laddove per la maggior parte delle opere il regista è pienamente soddisfatto del risultato finale, per quelli non ancora affermati, e quindi costretti ad accettare determinate imposizioni da parte della produzione, il prodotto finale non è l’esperienza completa che avrebbero voluto offrire ai loro spettatori. Il compito del montaggio non è solo quello di presentare il film nella sua forma migliore, ma è il modo con il quale i registi esprimono il proprio stile e si connettono con il loro pubblico cercando di creare una costante empatia con chi guarda.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 21| LA TECNICA

Chi è | Stefano Semeria

Classe 1979, nato a Sanremo, ma cresciuto nella provincia di Arezzo, è un appassionato di cinema e della ricerca della bellezza in tutte le sue forme. Blogger e contributor per alcune riviste on line, è un libero professionista che si occupa di branding e di analisi di ricerca per privati e aziende

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