• Laura Cavalieri Manasse

Il Tappeto Volante di Gibellina, un cortocircuito culturale tra Oriente e Occidente


Migliaia di cordicelle di canapa che riproducono le muqarnas del soffitto della Cappella Palatina di Palermo costituiscono il progetto del gruppo Stalker, realizzato dalla comunità curda esule a Roma

Il Tappeto Volante, ora posizionato nel Museo delle Trame Mediterranee al Baglio Di Stefano di Gibellina è il frutto di tre mesi di alacre lavoro realizzato da Ararat/Stalker ovvero venti ragazzi rifugiati curdi, una decina di giovani architetti/artisti/attivisti, Stalker, un ragazzo senegalese, Elaji, un ragazzo Rom, Pietro, sotto l’egida di una musa ispiratrice, Celeste Nicoletti e di un committente visionario e sognatore: Ludovico Corrao.

Celeste Nicoletti ha scritto: «[...] per una stagione affrettata e miracolosa di incroci e coincidenze, la terrazza assolata dell’Ararat, affacciata su Campo Boario, si trasformò in atelier operoso di km di corde e di ciondoli di rame (porto di arrivo o di partenza?), telaio di geometrie che rinascevano da mani esperte, viaggio a casa di gente che ritrovava i nodi della propria memoria. Si saliva all’Ararat, attraversando stanze a colori vivaci dove la vita, densa di generazioni e materassi, cercava in una lingua aspra un posto di dignità. A quei tempi , in modo solo apparentemente casuale e scanzonato, su quella terrazza passavano ondate elettriche di sperimentazioni di frontiera, di modalità di (ri)conoscersi e stare insieme, germe di una rete internazionale di affinità, ancora oggi attiva. Ogni tanto una pausa musicale, un accenno di danza, i bambini irrompevano, i bicchieri si riempivano. E il lavoro procedeva, fino al compimento della sua sfida spericolata.

Un tappeto-tenda-casa-tempio-giardino-piazza-porto-teatro, di dimensioni enormi, aveva preso forma, cominciava a...volare in casse di legno in tappe sempre più lontane e, sfuggendo spesso alla rigidità della sua missione di rappresentanza, è approdato in paesi e città ferite recentemente, o offese nella memoria, lambendo a volte l’epicentro del grande disastro del MO. In ogni tappa ha aperto nuovo spazio di incontro, si è imbevuto di lingue e suoni, ha accolto storie di erranza che hanno contribuito a scrivere e a disegnare anche le regioni di una geografia emozionale.»

Aggiunge Lorenzo Romito, artista e attivista di Stalker: «[...]Stalker in quei tempi lavorava, partecipando di una incredibile sperimentazione di convivenza all’interno del Campo Boario, nell’ex Mattatoio di Roma dimesso dal 1975, insieme ad una comunità di rifugiati curdi, una comunità rom, i Calderash, diversi rifugiati senegalesi, un centro sociale, il Villaggio Globale e centinaia di cavalli, quelli delle carrozzelle per turisti, quelli da macello ed altri, tutti accuditi dai “cavallari”...L’esito dopo un lungo ma serratissimo lavoro di mesi ad Ararat è stupefacente per noi stessi e per i curdi. Il primo allestimento alla Fondazione Olivetti vede la partecipazione di un sottosegretario del Ministero degli Esteri, il quale si complimenta con i ragazzi curdi, spaesati e radiosi sotto i riflessi del Tappeto Volante appena ultimato. Ricordo bene questo magico momento, uno dei più bei risultati del Tappeto Volante, ridare per un attimo dignità e protagonismo a quei ragazzi, l’inaspettato complimento di una istituzione italiana dalla quale aspettavano da mesi, un’ altro riconoscimento, l’asilo.»

Soffitto e tappeto volante nello stesso tempo, il manufatto è composto da 41.472 corde di canapa con terminali in rame calati da un telaio sospeso, che avvicinano il pubblico alle articolate geometrie del soffitto ligneo della Cappella Palatina di Palermo che hanno reso questo elemento un simbolo e un messaggio di fratellanza; ha percorso tutte le principali capitali del mondo arabo, a iniziare dal Natale del 2000, quando venne allestito e presentato per la prima volta al pubblico alla Fondazione Olivetti a Roma, prima di partire per Tunisi, prima tappa della mostra “L’Islam in Sicilia”. Prima di atterrare a Gibellina ha fatto un lungo viaggio, più di 30.000 km., passando per Roma, Tunisi, Venezia, Sarajevo, Tirana, Salonicco, Amman, Damasco, Cairo, Ryad, Sa’na, Abu Dabi, Doha, Muscat, Karachi, Islamabad, Otranto.

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Cura la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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