• Anna Ferrari

José Manuel Ballester - Hidden Spaces

L'artista spagnolo, innamorato del senso della mancanza, ha eliminato ogni elemento umano nelle opere d’arte più famose al mondo

Hidden Spaces, The Allegory of Painting (Jan Vermeer, 1665) © Jose Manuel Ballester

Josè Manuel Ballester è un artista spagnolo innamorato del senso della man-canza e della solitudine, che ha deciso di eliminare ogni elemento umano nelle opere d’arte più famose al mondo. Il fotografo madrileno ha inteso evidenziare con questo progetto, unico nel suo genere, la poetica dei paesaggi, che non rappresentano solo un dettaglio ma il perno stesso dell’opera. Questo note-vole lavoro digitale di alterazione dei dipinti classici, ha offerto l’opportunità di rivalutare visivamente il rapporto tra i personaggi e l’ambiente che li circonda offrendo un nuovo punto di osservazione. Senza i loro protagonisti le opere diventano luoghi dove il racconto è senza tempo e lo spettatore non può non chiedersi se la storia raffigurata si è già svolta oppure no, un fermo immagine dove tutto può accadere, anche ripopolare quello scenario, creando una nuova e propria storia.


Hidden Spaces, The Last Supper (Leonardo da Vinci, 1498) © Jose Manuel Ballester


Così Ballester ci mostra la tavola sacra de L’ultima Cena di Leonardo da Vinci senza Gesù e gli Apostoli, mentre L’atelier di Jan Vermeer resta un interno domestico borghese, senza persone da spiare. Per poi citare ancora la Guernica di Pablo Picasso, ridotto a un collage di poche forme, la Zattera della Medusa di Théodore Géricault, che ha visto annegare i suoi naufraghi, l’Annunciazione di Leonardo da Vinci senza la Vergine e l’Angelo e una conchiglia galleggiante senza la Nascita di Venere di Botticelli. In queste opere, lo sfondo non è più solo un contenitore o uno sguardo secondario, ma diventa il protagonista assoluto.



Le sue opere hanno composto una serie di lavori digitali, intitolata “Hidden Spaces” (Espacios occultos) che ha fornito una visione diretta della relazione tra le persone e l'ambiente circostante, inspirando in chi la guarda un forte senso di inquietudine e di spaesamento davanti ai dipinti famosi svuotati, dove resta solo il vuoto, il silenzio, scene spoglie e sterili, salvo capire qual'è stato il vero obiettivo di Ballester: estrapolare qualcosa di molto più significativo dall’annientamento dei soggetti nelle opere d’arte, andando a rivelare spazi da sempre oscurati e concentrando l’attenzione sulla loro profondità.


Hidden Spaces, Guernica (Pablo Picasso, 1937) © Jose Manuel Ballester

Less is more? Forse davanti a un quadro famoso non è corretto concentrare lo spirito d’osservazione solo sulle figure, anziché focalizzarlo anche su ciò che in effetti “completa” l’opera: lo sfondo, la circostanza, la cornice pittorica. L'arte di Ballester, il suo minuzioso e insolito lavoro digitale di alterazione dei dipinti classici stimola questa domanda, e consente di rivalutare visivamente il rap-porto tra i personaggi e l’ambiente che li circonda, offrendo un nuovo punto di osservazione che permette di scrutare dei dettagli che quasi sicuramente sfuggono quando si focalizza lo sguardo soprattutto sulle figure.


Hidden Spaces, The Raft of Medusa (Théodore Géricault, 1819) © Jose Manuel Ballester

Chi è | Anna Ferrari

Classe 1991, di origine emiliana e milanese d'adozione, ha una laurea specialistica in Scienze della Terra, presa all'Università degli Studi a Milano, che l'ha portata ad essere geologa a tutti gli effetti. Dal 2013 decide che vuole di più e incomincia a scrivere: prima raccontini liberi, poi articoli e recensioni. Ama tutto ciò che è natura e arte ed è una grande lettrice di libri di storia.

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