• Luigi Mangia

Katër I Radës


Quando il mare ingoia le persone, le trasforma, loro diventano radici dei suoi fondali segreti

Photo © Tea Primiterra

Il regista Salvatore Tramacere ed il musicista Admir Shkurtaj nell’opera musicale “Katër I Radës” si incontrano nell’antica tragedia del naufragio dei popoli in navigazione da Oriente verso Occidente. Il naufragio è un tema antico nella letteratura che resiste e vince l’usura del tempo. I due artisti sono “sintoni”: Admir infatti è albanese, Tramacere salentino, ama, conosce, sente le voci albanesi e lavora con le culture slave. La “Katër I Radës” di Admir straccia quel rapporto verticale nella tragedia fra popolo e cielo degli dei, e la libera facendola diventare violenza fuori dagli obiettivi sociali: nella civiltà si perde quel principio che ha resistito ed attraversato i tempi quale è quello del diritto alla sepoltura. Nella tragedia della “Katër I Radës” 81 albanesi non avranno questo diritto.

Di loro in Albania oggi c’è un cimitero con una lapide e una data di nascita. La musica, le voci, il ritmo delle parole che deragliano il significato; non sono melodia, ma forza d’urto nell’ascolto. Le note sono come pugni nello stomaco; le voci colpi di irresistibili, emozioni per la mente. La “Katër I Radës è una tragedia senza pause; è una lotta senza piedi, è un urlo di corpi che il mare ingoia senza lasciare spazio al cuore frastornato.

Il naufragio della Kater è la fine politica del poeta Virgilio: l’Occidente non aspetta più Omero, infatti le urla tornatevene indietro sono la fine della grande esperienza letteraria del naufragio nella letteratura greca del cantore Omero. L’opera polifonica di Admir e Tramacere porta in teatro la storia, e la politica appare nuda allo spettatore. Il coro tradizionale degli albanesi, nello spettacolo, fanno emergere con la voce la geografia della tragedia. Sono infatti le voci del coro calde di storia a disegnare quel paesaggio sociale costruito da segmenti di identità e di volti che si aggiungono ad altri volti. Nell’opera c’è un bisogno non dichiarato: è quello di costruire un Noi Mediterraneo più largo più forte come risposta al ritorno delle barriere fra i popoli.

Il Mediterraneo disegnato con i colori dell’acqua e della terra da Michelangelo Pistoletto è lo stesso a quello presente nelle voci del coro degli albanesi nell’opera polifonica di Admir e di Tramacere e non a caso ha anticipato la partenza da Bari il viaggio in Albania dei giovani artisti per la Biennale di arte contemporanea.

Lo spettacolo non vuole essere semplicemente un’opera della memoria. È piuttosto il tentativo, attraverso la musica, di liberare l’universo umano di chi è andato incontro a una delle tante tragedie del Mediterraneo: quella di una piccola motovedetta albanese, stracarica di uomini, donne e bambini, affondata nel marzo del 1997 davanti alle coste italiane.

Nell’atto unico si affollano i sommersi e i salvati, chi è sopravvissuto e chi è scomparso, le loro voci, i loro pensieri, e soprattutto il loro viaggio verso il buio, pieno di grandi ansie e piccoli desideri, sogni e paure, digressioni, apparizioni, improvvise rammemorazioni.

L'opera da camera ha la musica di Admir Shkurtaj, dal libretto di Alessandro Leogrande arrangiamento del romanzo-reportage "Il naufragio", Feltrinelli 2011, regia di Salvatore Tramacere, direzione di Caterina Centofante, assistente alla regia Emanuela Pisicchio, scene e luci di Michelangelo Campanale, costumi di Stefania Miscuglio, realizzazione scene e tecnica di Mario Daniele, tecnici Mario Daniele, Alessandro Cardinale.

Con Simona Gubello soprano, Alessia Tondo voce popolare, Stefano Luigi Mangia voce sperimentale, Margherita Pugliese soprano, Emanuela Pisicchio attrice, Anna Chiara Ingrosso attrice, Fabio Zullino attore.

Admir Shkurtaj fisarmonica e oscillatori analogici - Marco Ignoti clarinetto basso e clarinetto in sib

Giorgio Distante tromba in sib e live electronics - Jacopo Conoci violoncello - Vanessa Sotgiu pianoforte - Pino Basile cupa cupe e percussioni - Nazo Çelaj, Nikolin Likaj, Meleq Çela, Sali Brahimaj, Valter Hodo - coro polifonico canti tradizionali albanesi.

Co-produzione tra la Biennale di Venezia e l'Associazione Koreja (Lecce). Prima rappresentazione assoluta: 12 ottobre, Corderie dell'Arsenale nell'ambito del 58. Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia. KATËR I RADËS ha ricevuto la nomination per la categoria MIGLIORI MUSICHE ad Admir Shkurtaj in occasione della V Edizione del premio “Le Maschere del Teatro Italiano” nella terna dei finalisti Nicola Piovani e Luigi Ceccarelli ha avuto la menzione speciale di Radio Sarajevo nell’ambito del MESS 2016 – il festival di teatro più importante dei Balcani.

Promosso da Bjcem; Regione Puglia e Ministero della Cultura della Repubblica di Albania

In collaborazione con Comune di Bari, Organizzato da Teatro Pubblico Pugliese; con il supporto di Apulia Film Commission e Puglia Promozione.

Chi è | Luigi Mangia

Responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci.

Un tempo questa biblioteca era di grande utilità per gli studi di musica

dei non vedenti. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia (Le) nella seconda metà di luglio ogni anno e partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente di una associazione locale Boy’s sport arte e cultura e dal 2016, è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja in cui segue il teatro sociale ed il teatro nella scuola.

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