• Paolo Riani

Kenzo Tange e i Metabolisti

Il rapporto tra l'architetto giapponese che definisce lo spazio come la struttura delle relazioni e il movimento che segnerà la cultura urbanistica moderna

Ginnasio Nazionale di Tokio, Kenzo Tange | Tokio, 1961-1964

Le Corbusier fu il primo a immaginare macrostrutture negli anni Trenta quando, dopo un viaggio in Sud America e in Nord Africa, propose i progetti per Montevideo e Algeri. Sono città lineari formate al disotto di grandi autostrade su pilotis che, nel caso di Montevideo, affettano la città in quattro spicchi e si prolungano all’infinito indicando direzioni di sviluppo aux quatre horizons. Nel caso di Algeri, nel piano OBUS, una autostrada segue la curva larga della costa. All’autostrada sono appesi sei piani liberi distanti cinque metri l’uno dall’altro su cui si appoggiano le abitazioni che possono essere costruite a piacere da chi le abiterà. Al centro della città le funzioni pubbliche e direzionali sono collocate in dodici piani al di sopra della autostrada.


Le Corbusier: Piano per Montevideo


Le Corbusier: Piano OBUS per Algeri

È una formula per lasciare agli utenti un grado di libertà e consente all’architetto di controllare la forma dell’intero intervento. Ma dietro all’apparente disponibilità verso l’autocostruzione si nasconde l’autoritarismo di chi vuole imporre ad ogni costo il proprio segno sul territorio. Il progetto per Algeri illustrato da seducenti immagini, avrà un grande successo soprattutto negli anni Sessanta, segnati dall’esplosione della motorizzazione, dal dilagare delle autostrade e dal mito del benessere ad ogni costo. All’interno di una complessa strategia urbana la macrostruttura appare una soluzione adatta a coniugare l’esigenza di ordine dell’amministrazione centrale con quella della libertà dei singoli utenti, mantenendo così il controllo dello sviluppo della città che altrimenti sfuggirebbe. Trent’anni dopo, alla World Design Conference, che si tiene nella capitale del Giappone nel 1960, Kenzo Tange, in risposta alla Municipalità di Tokyo che pensa di dare sfogo alla crescita della città interrando una parte del mare, presenta una macrostruttura lineare di più punti focali congiunti, un asse civico formato da una architettura di anelli di strade sopraelevate a scorrimento veloce che attraversa tutta la baia. Gli edifici direzionali e quelli per il tempo libero sono posti all’interno degli anelli, mentre le unità residenziali sono disposte lungo strade perpendicolari all’asse.


Kenzo Tange: Piano sulla baia di Tokyo


Kenzo Tange: Piano sulla baia di Tokyo - viabilità


Gli uffici sono contenuti in edifici sospesi a ponte fra torri quadrate poste a distanze regolari che contengono tutte le comunicazioni e i servizi. I vari corpi si incrociano a quote diverse e formano spazi aperti molto interessanti. Le abitazioni sono sistemate sull’acqua in eleganti telai a forma di pagoda che reggono piattaforme su cui si appoggiano all’esterno le residenze e all’interno le attrezzature di quartiere. Sul terreno artificiale scorrono le vie di comunicazione e trovano posto i parcheggi.


Kenzo Tange: Piano sulla baia di Tokyo - uffici

Kenzo Tange: Piano sulla baia di Tokyo - residenze

Kenzo Tange definisce lo spazio come la struttura delle relazioni fra gli uomini e fra gli uomini e le cose (la struttura dello spazio sono le comunicazioni: quelle fisiche, quelle invisibili di energia e quelle di immagini, quelle telefoniche, quelle telegrafiche e quelle della rete). Lo schema era stato messo a punto durante un corso tenuto dal maestro giapponese alla cattedra di urbanistica al MIT di Boston nel 1959. Era il progetto di due macrostrutture costituite da una struttura primaria composta da grandi portali in questo caso a sezione triangolare. Le strutture primarie hanno una lunga durata e mantengono nel tempo il loro carattere, le secondarie hanno una durata breve o brevissima e si rinnovano continuamente.


Kenzo Tange: Piano per Skopje in Iugoslavia

Kenzo Tange: Piano per Bologna

Tange applicherà poi la sua metodologia al progetto per la ricostruzione della città di Skopje in Iugoslavia (1965) e per il nuovo centro direzionale di Bologna in Italia (1970). Sono eccezionali architetture di strade e di edifici che si calano sul terreno con forte evidenza architettonica dando luogo ad immagini suggestive di città del futuro. Il sistema viario progettato anche nei dettagli si collega all’architettura in una unità assoluta. Sono progetti che costituiscono un apporto eccezionale alla cultura urbanistica moderna.


Kenzo Tange: Piano per Skopje in Iugoslavia - particolare


Kenzo Tange: Piano per Bologna - uffici

In occasione della World Design Conference Tange presenta anche i lavori dei giovani architetti che formano il gruppo METABOLISM. Sono Noriaki Kurokawa, Arata Isozaki, Kyoshi Seike, Sachio Otani,Kiyonori Kikutake, Fumihiko Maki,Masato Otaka, il critico Noboru Kawazoe e il filosofo Kyoshi Awazu. Metabolismo è un termine scientifico che indica il processo per cui le cellule del corpo si rinnovano continuamente senza mutare la forma esterna degli organismi. Così nelle città ci sono mode che cambiano ed elementi che non cambiano e che determinano il carattere di un’epoca. È dunque un movimento che fonde il concetto di macrostruttura con quello di crescita organica e biologica e l’intento specifico è ancora quello di mediare fra le grandi infrastrutture tecniche e istituzionali e la libertà individuale.

Kyonori Kikutake: Marina City

Noriaki Kurokawa: Helix City

I Metabolisti propongono sorprendenti immagini poetiche di macrostrutture: Kikutake immagina una città con torri che nascono da un arcipelago di isole artificiali nel mare dove le abitazioni si attaccano a cilindri cavi che contengono le strutture verticali e possono essere rimosse e sostituite nel tempo (come le foglie cadono dagli alberi). Kurokawa immagina Helix City, una elegante macrostruttura formata da ventagli che nasce dall’acqua e si sviluppa nell’aria, e Agricultural City con leggere coperture a tenda ancorate ad una struttura rigida a maglie quadrate. Isozaki in Space City rappresenta strutture reticolari a ponte fra elementi strutturali cilindrici e immensi ruderi di colonne doriche. Gli architetti giapponesi culturalmente refrattari ai sogni di carta, non si accontentano di immaginare il futuro, ma costruiscono applicando le proprie teorie. Tange realizza il centro di comunicazione Yamanashi a Kofu (1966) e la sede per Shizuoka Newspaper e Broadcasting Co a Tokyo (1967). Qui le comunicazioni verticali sono alloggiate dentro a cilindri cavi che costituiscono la struttura portante dell’intero edificio, e le altre funzioni vengono disposte in contenitori parallelepipedi a ponte fra una colonna e l’altra L’espansione del complesso viene garantita dalla possibilità di aggiungere nuovi elementi verticali su cui appoggiare altri contenitori. Gli spazi vuoti fra i contenitori formano un sistema di piazze che collega l’edificio al resto della città.


Kenzo Tange: Yamanashi Comunication Center - Kofu


Kenzo Tange: Shizuoka Newspaper & Broadcastico Co - Tokyo


Noriaki Kurokawa realizza l’insediamento agricolo di Sakaide e costruisce a Tokyo la Nakagin Capsule Tower (1966) dove alloggi minimi prefabbricati in alluminio vengono avvitati a due colonne in cemento che contengono i flussi verticali. Oggi le capsule divenute obsolete vengono rimosse per essere sostituite da altre capsule più moderne e perfezionate.


Noriaki Kurokawa: Agricultural City - Sakaide

Noriaki Kurokawa: Nakagin Capsule Tower - Tokyo

Chi è | Paolo Riani

Architetto e urbanista, ha progettato e costruito in Italia, in Giappone, negli Stati Uniti, in Medio Oriente, in Russia e in Argentina. Associate Professor of Architecture alla Columbia University, NY; Senatore della Repubblica Italiana, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York e Professore di Architettura e Composizione Architettonica al DESTEC dell’Università di Pisa. Scrittore e fotografo, è autore di libri di architettura e di viaggi. Vive sulla costa della Toscana, con studio in un ex cantiere navale da lui ristrutturato nel porto di Viareggio.

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