• Franco Avicolli

La ciurma di Luc-François Granier


Ritratti di veneziani in una singolare mostra del pittore e scrittore francese ispirata a "Moby Dick" di Melville

Luc-François Granier è un pittore e scrittore francese che frequenta Venezia da più di un decennio. Ha esposto, fra l’altro, presso la Galleria Loeb (Berna), Sprovieri (Roma), l’Istituto francese di Salonicco, la Fondazione Gulbenkian di Parigi, il Museo Mélik di Cabriès , il Lavoir Moderne Parisien, la Galleria Donguy di Parigi, il Museo Sammlung Friedrichshof in Austria, la Fondazione Emily Harvey di New-York e a Venezia, a Cuneo, alla Biblioteka Polska di Parigi. Ha pubblicato: Krampuskrampic (2000), Le chant de la chaussette solitarie (2000), Samaki’s pasty (2001), Un livre décoré (2002), Dedans (2005). Ha realizzato performances e montato installazioni a Amburgo, Colonia, Parigi, New-York, Roma, Cuneo e Varsavia. E nel 1999 ha anche avuto modo di stare un mese in residenza d’artista al Monte Athos. A Venezia Luc-François si ferma per lunghi periodi e capita di incontrarlo al teatro o a qualche conferenza, alle mostre, o a Rialto, in quei luoghi dove in genere ci si riunisce e c’è gente. E allora puoi vederlo all’opera con una minuscola macchina fotografica con cui ritratta quelli che gli giungono a tiro e acconsentono.

Cosicché, anche se a Venezia non ci vive in maniera continuativa, egli è entrato nel suo singolare sistema di relazioni dove i volti, indipendentemente dai rapporti che stabilisci con i loro proprietari, finiscono per popolare la tua quotidianità e diventare un mondo amico, come accade normalmente con le immagini di ogni tipo che, facendole tue, rendi familiari e partecipi di una intimità amichevole e rasserenante. Per un anno Luc-François ha girato per la città e ha frequentato tanti luoghi dove ha ritratto volti che poi ha dipinto con l’acquarello. «Quest’anno ho deciso di fare un ritratto al giorno e di andare alla ricerca dei miei modelli, scegliere un nuovo “equipaggio” di amici. Vivere in parte a Venezia mi ha riportato alla dimensione “vera” del ritratto. Anche se per le ragioni tecniche dell’acquerello ho scelto di utilizzare nuovamente la fotografia per catturare il volto delle mie nuove conoscenze. Il foglio dell’acquerellista è perpendicolare al suo corpo. Avrei distorto il mio modello dipingendolo dal vivo. Volevo catturare le mie nuove conoscenze per un anno. Una al giorno. Per tenere il timone dell’anno 2018 e per costringermi ad essere rigoroso e rispettare l’impegno anche in piena tempesta.»

Così ha scritto per presentare i 272 ritratti – per ragioni di spazio, non è stato possibile esporre tutti i 365 – nella mostra “365 giorni con Moby Dick” che ha allestito recentemente presso il Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac, dove resterà fino al 31 gennaio. Ha trasformato così in soggetto le persone e i loro ritratti che dovevano essere soltanto la ciurma della baleniera e della storia che andava illustrando. Luc-François Granier ha così riunito in un unico progetto l’attività artistica e la possibilità di costruire una storia in cui entrare oltre la narrazione, creando più ruoli per i personaggi e in modo che ognuno di essi avesse più piani di rappresentazione per essere protagonista secondo la circostanza: li ha dapprima coinvolti – essi inconsapevoli – portandoli con sé nella realizzazione delle illustrazioni del libro avendo ben in mente che dovevano essere l’equipaggio della nave e poi, messo il libro e le illustrazioni da parte, ha cambiato piano d’azione invitando ognuno alla mostra – scenario del tutto nuovo – che essi stessi hanno motivato.

In tutto questo disegno, l’artista aveva modo di far suo l’andare veneziano in cui giornalmente entrava con cura e con il tratto che glielo rendeva familiare, ritrovandosi infine nella sua “casa” veneziana fatta di volti noti, cioè in un ambiente in cui gli è possibile guardare Venezia con l’occhio di chi la conosce e così viverla passeggiando con gli abitanti che l’immagine ha trasformato in popolo del proprio spazio di vita. E poi, già suoi, li ha presi uno a uno e li ha messi tra le illustrazioni di Moby Dick, il suggestivo romanzo di Herman Melville che scende nelle profondità della natura umana seguendo il filo dell’odio esistenziale che nutre il capitano Achab contro la balena bianca alla quale ha dichiarato guerra, come a ricordare loro che sono la ciurma della baleniera Pequod della cui narrazione fanno parte secondo il ruolo che ognuno vuole ricoprire.

Ed è la nuova scena proposta per martedì 22 gennaio, giorno in cui alle ore 18,00, nello stesso luogo dove pendono uno dopo l’altro i 272 ritratti di veneziani diventati ciurma della Pequod, Luc-François Granier presenterà i 72 disegni originali che illustrano Moby Dick di Melville, e lo farà con Gordon Poole, docente emerito di Letteratura nord-americana all’Istituto Orientale di Napoli che interverrà parlando di “Herman Melville: poeta della memoria” con cui farà riferimento agli acquerelli. La mostra di ritratti è molto singolare per la varietà dei suggerimenti formali che propone ogni personaggio rappresentato. Ma è speciale perché evidenzia quanto straordinario sia il sistema di relazioni sul piano artistico, storico e simbolico, di indirizzo culturale e creativo nonché produttivo che essa può offrire a chi riesce a dialogare con la sua essenza di luogo e proposta della convivenza. Che confermano la vitalità ideale che è propria del suo essere visione del mondo e città, cioè progetto in ogni circostanza e a dispetto delle funzioni di uso e del sistema di rendita che ne riducono le potenzialità mortificando il suo straordinario valore artistico, culturale e umano. dell’artista francese, analizzando l’opera di Melville nel suo complesso.

Chi è | Franco Avicolli

Direttore del Centro Culturale Micromega Arte e Cultura (MAC) di Venezia. È stato direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Córdoba (Argentina); esperto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico; Ricercatore presso l’Accademia delle Scienze di Cuba. Responsabile dei rapporti internazionali dello IUAV, è Membro Corrispondente del Seminario di Cultura Messicana. La città di Córdoba lo ha insignito del titolo onorifico “Jerónimo Luís de Cabrera”. Collabora con la pagina culturale "Domenica" del Sole 24

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