• Carlo Pozzi

La croce di fondazione da Roma a Brasilia passando per Chandigarh


Dall'antica Roma all'India moderna un escursus sulla fondazione di città famose

Masterplan della città di Brasilia, disegno di Lùcio Costa

La fondazione di una città, insediamento umano per eccellenza, è stata sempre celebrata come un rito, che sanciva un patto sociale, religioso e militare allo stesso tempo, definendo uno spazio perimetrato rispetto all’estensione dell'ambiente lasciato al naturale o trasformato dall’agricoltura in campagna. La scelta del luogo ideale per abitare avveniva osservando le stelle e facendo sacrifici benaugurali, sempre con un approccio che oggi definiremmo esoterico. Nella Roma repubblicana l’atto di fondazione vero e proprio consisteva nel tracciare a terra il segno a croce da cui si dipartono due assi urbani, il “cardo maximus” (nord-sud) e il “decumanus maximus” (est-ovest): lungo le parallele, tra loro ortogonali, si definivano le strade e gli isolati della città. Questo segno è decisivo e duraturo, viene impresso anche in condizioni di siti completamente differenti; è noto il confronto, svolto da Giorgio Grassi, tra le due città-colonie romane nell’attuale Algeria, di Timgad e Djemila: «ma, molto più interessante per noi, nel diretto confronto tra queste due città troviamo anche la conferma di quanto detto […] a proposito della differenza tra ordine formale prefissato, cioè imposto dall’esterno, e ordine formale che proviene dalle cose, che esce cioè dalla loro condizione particolare.» G. Grassi.

La prima, Timgad, insediata nel mezzo di una pianura, affianca a cardo e decumano la regolarità di un tracciato perpendicolare e ippodameo. La seconda, Djemila, è sul crinale di un terreno montuoso: gli isolati e le strade partono dalla croce di fondazione e si “adattano” al terreno collinare. Eppure, in entrambi i casi, ancora oggi visitandone i ruderi è possibile individuare immediatamente il tracciato originario e il fulcro fondante. All’incrocio di cardo e decumano si trova il “foro”, luogo della massima centralità politico-amministrativa, dove si svolgono le riunioni politiche, viene amministrata la giustizia, si esercita il commercio e si svolgono le cerimonie religiose. D’altronde le urbanizzazioni romane trattano la città come la campagna, quest’ultima con il sistema a maglie regolari e ortogonali della centuriatio: l’operazione di tracciatura viene svolta da un agrimensore (gromarius) che utilizza lo strumento della “groma”. Ne rimangono resti significativi nel modenese e nel Veneto (il cosiddetto “graticolato romano”).

A fine anni ’50 Juscelino Kubitschek, presidente del Brasile, decide di spostare la capitale da Rio de Janeiro nel centro trigonometrico del grande paese latinoamericano, sul Planalto Central, in piena savana. L'idea di trasferire la capitale all'interno del paese non è nuova, ma risale alla ipotesi di Bonifacio de Andrade Silva (1821) in direzione di un maggiore equilibrio territoriale e dello sviluppo delle aree interne. In un paese che crede ai miti, si ricorda anche la profezia di Don Bosco, che nel 1883 aveva avuto una visione onirica che riguardava la creazione di una nuova civiltà e di una nuova città ai bordi di un lago, fra il 15° ed il 16° parallelo sud. Il concorso di progettazione urbanistica della città che si svolse nel 1956 venne vinto da Lúcio Costa, che propose, con il suo Plano Piloto, ancora una volta una croce come elemento per la fondazione della città, un gesto primario da cui far partire i lunghi assi sui quali allineare gli elementi a scala urbana, dai ministeri, al Parlamento, alle superquadras residenziali, il gesto di: «qualcuno che segna un luogo per prenderne possesso: due assi che si incrociano ad angolo retto, il segno stesso della croce.» Lúcio Costa.

La città di Brasilia

Come per Djemila, anche se su terreno pianeggiante, la croce viene necessariamente adattata alla topografia del luogo, modificandosi in particolare a ridosso di un lago artificiale, dando alla città la forma di un essere alato, un uccello o un aeroplano. La fusoliera dell'aeroplano costituisce l’asse monumentale, con la sequenza ordinata degli edifici per i ministeri, per gli uffici governativi, la cattedrale e in fondo il Senato e la Camera dei deputati, progettati, come la maggior parte dei capolavori architettonici della città, da Oscar Niemeyer. Le ali dell'aeroplano sono definite come Ala Nord e Ala Sud: ognuna di esse è lunga circa 7 km e sono collegate da un boulevard a scorrimento veloce: qui si strutturano gli edifici residenziali, gli spazi per il tempo libero e lo sport. Il sistema del traffico automobilistico, cui Costa dà grande importanza, sembra anticipare l’epoca della grande diffusione di autovetture private. Il piano urbanistico di Costa ha un’impronta marcatamente razionalista, definendo una zonizzazione per aree residenziali, commerciali, bancarie, ospedaliere, industriali, e precisando un limite di altezza per gli edifici: quelli residenziali possono avere un'altezza massima di sei piani. Anche Chandigarh, eletta capitale del Punjab indiano dal Pandit Nehru dopo la separazione dell’India dal Pakistan (1947), e progettata da Le Corbusier a partire dalla prima ipotesi planimetrica di Albert Mayer, famoso urbanista americano, assume un tracciato ortogonale con leggere piegature nelle strade curvilinee est-ovest.

The High Court in Chandigam, Punjab | Le Corbusier, 1956

Qui però il foro, inteso come la sede dei palazzi di Giustizia, dell’Assemblea e dei Ministeri (quello del Governatore non verrà realizzato), tutti progettati dal maestro francese, schizza all’esterno, verso l’Himalaya, uscendo dalla centralità di matrice romana. All’incrocio degli assi su cui è disegnata la parte residenziale della città verranno posizionati il municipio, alcuni musei, sedi di uffici e della polizia, un parco. Quindi all’interno della città, è realizzata una centralità di tipo municipale, mentre il foro viene dislocato all’esterno dell’insediamento come sede politico-rappresentativa della capitale dello stato. Un autentico capolavoro dell’architettura moderna, come Brasilia, realizzata dopo la morte del grande progettista che l’aveva ampiamente voluta come segno di apertura e riconciliazione tra i popoli, in un crocevia che vede la coesistenza ruvida di culture distanti e fedi religiose conflittuali: «questo segno della Mano Aperta per ricevere ricchezze create, per distribuirle ai popoli del mondo, deve essere il segno della nostra epoca.» Le Corbusier. Ancora una volta, dalle mani di un maestro scaturisce un’opera d’arte che vivifica l’architettura, una installazione benaugurale necessaria alla fondazione di una città in un punto critico del pianeta, come l’ascolto degli aruspici o l’osservazione del volo degli uccelli, per la coltivazione architettonica di un sogno di pace.

Chi è | Carlo Pozzi

Professore Ordinario in Progettazione Architettonica nel Dipartimento di Architettura di Pescara. Molti suoi progetti sono stati pubblicati nelle principali riviste di architettura, in “Storia dell'Architettura Italiana. Il II Novecento”, in “Almanacco di Casabella. Giovani architetti italiani '97/'98”, in “China Arch. 100 Italian architects and their works”. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali: “Pescara e l'area metropolitana”,“Il clima come materiale da costruzione e altri scritti su Le Corbusier”.

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