• Nicoletta Prandi

La porta dell'anima


La sofferenza della vita di Antonia Pozzi, poetessa e fotografa morta suicida negli anni '30

Photo © Nicoletta Prandi

“Tu lo vedi, sorella: io sono stanca / stanca, logora, scossa,/ come il pilastro di un cancello angusto / al limitare di un immenso cortile;/ come un vecchio pilastro che per tutta la vita / sia stato diga all’irruente fuga / d’una folla rinchiusa. / Oh, le parole prigioniere / Che battono, battono / Furiosamente / Alla porta dell’anima / Che a palmo a palmo / Spietatamente si chiude! / Ad ogni giorno il varco si stringe / Ed ogni giorno l’assalto è più duro…”

Siamo nel febbraio del 1931. Antonia Pozzi è già da tempo preda della grave crisi emotiva che allargandosi la porterà, sette anni dopo, al suicidio. In una fredda mattina di dicembre davanti all’abbazia di Chiaravalle, nella periferia milanese, dove, imbottita di barbiturici si sdraia in un fosso e si lascia morire. [...] Con lucidità scrive le sue ultime volontà: “Desidero essere sepolta a Pasturo, sotto un masso della Grigna, fra cespi di rododendro. Mi ritroverete in tutti i fossi che ho tanto amato. E non piangete perché io sono in pace”. Una delle maggiori poetesse italiane - riscoperta con vigore in questi ultimi anni- non riesce a vivere.

[...] La forza delle opere di Antonia sta proprio nel difficile equilibrio tra due mondi, tra stati d’animo diversi. Solitudine e desiderio di perdersi non hanno però impedito alla Pozzi, nonostante la brevità della sua esistenza di lasciare più di trecento poesie, centinaia di lettere, diari purtroppo manomessi dal padre, e circa quattromila fotografie. [...] Nel lavoro su Flaubert (oggetto della tesi di laurea) scriveva: “Soli come il beduino nel deserto, bisogna che ci copriamo il viso, che ci stringiamo nei mantelli e ci gettiamo a testa bassa nell’uragano…e sempre, incessantemente, fino all’ultima goccia di acqua fino all’ultimo battito del nostro cuore. Quando moriremo, avremo questa consolazione di aver fatto della strada e di aver navigato nel Grande”.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 17 | LA PORTA

Chi è | Nicoletta Prandi

Giornalista, appassionata delle altre culture, ha realizzato pubblicazioni dedicate ai Berberi, all'India, Yemen ed Etiopia. Fotografa per passione, negli ultimi anni ha esposto i suoi lavori in sedi diverse. Oggetto della sua indagine sono spesso temi particolari , tra cui un’ ampia ed approfondita indagine fotografica sui cimiteri ebraici in Marocco. È autore del libro su Bergamo “Certi silenzi” edito nel 2015.

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