• Carlotta Monteverde

La porta in faccia: incontro con Felice Levini


Il pittore romano spiega la sua ricerca artistica, composta da elementi che si ritrovano in tutte le sue opere

Felice Levini, Astratti Fuori, 2014 - Photo © Leonardo Aquilino - Courtesy De Crescenzo & Viesti

Se non fosse da sistemare il materiale rientrato dall’Auditorium, dove si è da poco conclusa l’ultima mostra dell’artista, lo studio di Felice Levini sarebbe quasi sgombro: tutto è riposto e imballato con cura; solo veloci indizi testimoniano i passaggi di una carriera quarantennale.

Appesi alle pareti tre grandi quadri in lavorazione; di fronte all’ingresso Armadio. Torre, Babele Balbuziente (2009), baule/museo portatile che contiene al suo interno la riproduzione in miniatura di interventi passati, mentre l’esterno è disseminato di scritte.

Tra la scrivania, infine, e il centro della stanza, temporaneamente collocate le tende, i cartoni con le mani in resina e gli altoparlanti di Corpi Semplici II “Non si può dedurre dalla calma delle nostre parti la tranquilla monotonia dell’universo”, la mostra, appunto, presso AuditoriumArte. «I megafoni sono il luogo del comunicare, del sentire, del caos, e rimandano ad esso attraverso suoni e parole confuse o in lingue diverse; c’è la commistione di un’epoca che si dà all’unisono e nello stesso tempo con forti contrasti, dovuti proprio all’amplificazione distorta.

E per terra una scacchiera, la strategia, dove ci si confronta, nel gioco della vita, nel gioco della morte».[...]

Corpi Semplici II, 2016 - Photo © Marco Sibillio

[...] Sebbene di porte vere e proprie Levini ne abbia “costruita” solo una, la soglia come dispositivo di cesura netta tra due luoghi, quello dell’arte contro quello del visitatore; come meccanismo di disorientamento nel cortocircuito tra invito e esclusione; come limite invalicabile oltre il quale non è dato sapere, è una costante nei suoi interventi.

Non c’è, del 2004, allestito per la prima volta alla Fondazione Volume!, è un cubo all’interno del quale l’ennesima scacchiera, una sedia, e l’immagine di Giovanni Paolo II di spalle con la scritta che richiama il titolo sono tenuti a debita distanza dall’osservatore attraverso un oblò.

Nell’accampamento militare meticolosamente ricreato al Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien (1997), se si entra nella tenda, nel rifugio protettivo contrapposto alla brutalità della guerra, si incappa nel vuoto più totale; anche i quadri presentano piani diversi: c’è sempre un altrove da osservare ma mai raggiungibile. [...]

[...] E l’alfabeto che in quattro decenni è andato ricostruendo si compone di segni, simboli dai contorni netti e semplificati oppure sbriciolati in miriadi di puntini; silhouette, lettere, parole, motti. Elementi che si ritrovano di dipinto in dipinto, caleidoscopiche reiterazioni che, fin dalla prima presentazione, abbandonano la bidimensionalità del quadro: «Già nel ’78 la mostra a Sant’Agata del Goti era tutta ambientale: una fotografia del re Luigi XVI con due torce accese, un drappo di velluto blu e una piuma appoggiata, e sulla parete di fronte la scritta “il re, il re…” che moriva man mano. Nient’altro».

Spiega: «Per me lo spazio è uno spazio idealizzato e dentro vi posso fare qualunque cosa; per questo ho iniziato a usare materiali usuali come la tela ma anche plastiche trasparenti, performance, carta da parati… volevo trovare una mia libertà d’azione. Non essendoci più un punto di riferimento standard, come negli anni ‘60, si apriva un altro capitolo, connotato da un pensiero multiforme, plurale».

Nell’intento di «demolire l’idea di tranquillità, sistematicità, del fare la pittura» le pagine «visionarie» scritte da Levini hanno progettato «una percezione del mondo come dentro a una sfera dove tutto galleggia». «Ecco, questo era il mio sogno – dice – sbloccare il problema dell’arte, trovare più forme e contenuti, più cose da mettere dentro. Oppure, al contrario, togliere. E giocare con queste due possibilità».

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 17 | LA PORTA

Chi è | Carlotta Monteverde

Ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Roma Tre. Cofondatrice nel 2010 della Takeawaygallery di Roma - per la quale cura la comunicazione e la pianificazione di mostre, prediligendo e promuovendo principalmente giovani artisti che lavorano relazionandosi con lo spazio - si occupa di divulgazione di arte contemporanea scrivendo su blog, riviste specializzate e cataloghi.

Altri articoli di Carlotta Monteverde

#CarlottaMonteverde #FeliceLevini

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle