• Puccio Duni

La riedizione di design. Passato presente e futuro

Uno sguardo ai maestri che hanno scritto la storia del design e alle aziende che hanno commercializzato, e rieditato, i loro pezzi unici


Mario Bellini "Camaleonda", 1970 C&B, 2019 B&B









Anche quest’anno, con tutto che il Salone del Mobile sia saltato, le riedizioni hanno continuato la loro lunga marcia iniziata da molto tempo. Cassina ha piazzato tre colpi che hanno messo d’accordo tutti. Nell’immenso archivio di Ico Parisi si è andati a pescare una consolle lignea, un tavolo metallo e vetro e una poltrona che hanno fatto gridare al miracolo. Veder restituire alla luce dei pezzi come questi riconcilia con il design ed assicura a chi studia gli archivi, intuisce l’attualità e rilegge i processi di fabbricazione alla luce delle tecnologia moderne, un lavoro senza fine.


Vediamo come è nato questo modo di rifarsi al passato più o meno recente, di dialogare con maestri scomparsi e con il loro patrimonio nascosto. Se le presenze di vecchi maestri ci sono sempre state (penso ai pezzi di Hoffmann che non sono mai usciti dalla produzione) bisogna ricordare Dino Gavina che non ha esitato un istante a rifarsi al Bauhaus per dedicarsi a Breuer e alle sue Wassiliy e Cesca. Penso che questa scelta di Dino Gavina sia alla base di tutto quello che è successo in seguito in materia di riedizioni. Fu Gavina ad essere interpellato per mettere in produzione i pezzi di Le Corbusier e Charlotte Perriand e fu ancora lui (che non li amava per le troppe saldature) a indirizzare la scelta verso Cesare Cassina che intuì le potenzialità di questi mobili e si imbarcò nell’operazione “I Maestri” che diede tante soddisfazioni a quel marchio. Per condurre un itinerario come questo, occorreva assicurarsi una copertura culturale che garantisse correttezza ed evitasse improvvisazione, arrangiamenti ed errori, per cui nacque una figura sconosciuta nel settore, ovvero un consulente storico che unisse a una solida formazione, una vera sapienza del “come fare le cose”.


Filippo Alison, il ri-editore

Così compare la bella figura di uno Scozzese partenopeo che propone con insistenza alla Cassina un certo Mackintosh che, colpevolmente ignorato dell'azienda, riesce a colpire la fantasia di Cesare Cassina, e Filippo Alison (lo scozzese partenopeo di cui sopra), corona il sogno di poter rileggere l'enorme produzione di Mackintosh con una vera e propria collezione che incontra subito un insperato successo. L’incontro tra Cesare Cassina e Filippo Alison ha cambiato la storia delle riedizioni perché si è passati dalla sporadica riesumazione di singoli oggetti, alla rilettura filologica della produzione dei grandi del passato su basi culturali e non su sollecitazioni di mercato. A Filippo sono da ascrivere le operazioni Mackintosh, Rietveld, Wrighht e Asplund, oltre naturalmente la cura della collezione Le Corbusier iniziata prima del suo ingresso nella squadra Cassina. Intorno a questi progetti fu messo in piedi un circuito virtuoso che divulgava personaggi e produzioni note solo a un ristretto numero di studiosi, con mostre itineranti nei migliori negozi in Italia e all’estero, così si capisce perché una serie di squallidi profittatori si siano accorti delle vaste possibilità di replicare questi oggetti, e si siano messi in concorrenza con chi aveva aperto la strada.


Cassina ha continuato la strada aperta da Filippo Alison, rileggendo a fondo la produzione della Perriand prima di dedicarsi a maestri nostrani come Albini, Zanuso e Parisi con una serie di pezzi da rieditare, un vero regalo per chi ama il design. A questo modo di fare, ovvero passare dalla cultura all’oggetto, valutando in proprio quanto può essere il gradimento del mercato nei confronti dell’autore che intendi rimettere in circolo, si è andato accompagnando un sistema che ho definito ”auction marketing” cioè un controllo assiduo e approfondito di tutte le aste di design dove transitano migliaia di oggetti degli ultimi settant'anni. Non serve un algoritmo per valutare che un pezzo qualunque, scomparso dalla produzione da molti anni, sia ancora valido a livello di design e che il suo gradimento, da parte del mercato, potrebbe essere talmente alto da giustificarne la sua riedizione.


Un esempio lampante? Mario Bellini disegna Camaleonda nel 1970 e la C&B (poi B&B) lo produce per qualche anno poi lo toglie dal mercato. I divani Camaleonda che appaiono nelle aste raggiungono cifre molto interessanti per un imbottito che deve scontare l'usura del tessuto e dei materiali. Cosa fa la B&B ? Prima fa disegnare a Patricia Urquiola un divano che lo ricalca molto da vicino (il Tyfty Time che non ottiene grandi risultati) poi richiama Bellini e riedita il Camaleonda papale papale, con invisibili novità dell’imbottitura. Cosa è questo se non auction marketing? Questo non mi scandalizza, anch’io ho i miei bravi maestri da rieditare perché nella storia del design non c’è niente di peggio che dimenticare chi non lo merita. Se nella messe delle novità che il mercato ci sforna ogni anno, riappaiono autentici capolavori obliterati con frettolose decapitazioni, ben venga il consulente di auction marketing che si dedica a studiare le maggiori aste del settore ed estrae dal cappello una ”non novità” capace di sedurre il mercato.

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