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La tragedia di Hulene. In Mozambico frana la montagna di immondizia sul quartiere della discarica


Nel Bairro di Hulene, il quartiere sorto ai piedi della discarica di Maputo, una valanga di rifiuti si è staccata dalle montagne della lixeira spazzando via baraccopoli e misere case che stavano ai suoi piedi

Nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 febbraio, almeno 18 persone sono morte nel crollo della discarica di Maputo dopo che piogge torrenziali avevano colpito la capitale del Mozambico. Nel Bairro di Hulene, il quartiere della discarica, una valanga di rifiuti si è staccata dalle montagne della lixeira (pattumiera in portoghese) e ha spazzato via case, baracche e una piccola "empresa" che pressava plastica e lattine, che sorgevano ai piedi della montagna di rifiuti.

Il quartiere era sorto in modo disordinato e senza alcun piano intorno alla discarica, rifugio iniziale per gli sfollati di guerra, e poi per tutta quella massa di persone che, come in tutte le metropoli del terzo mondo, scappano dalla campagna, cercando in città un improbabile benessere, portando però centinaia di persone a vivere su quello che i giornali mozambicani hanno definito:

"l’equivalente urbano del bordo di un vulcano attivo”.

Con l'accumularsi dei rifiuti negli anni, la montagna di spazzatura della discarica è diventata sempre più alta e incontrollabile. Ad ogni pioggia le strade di sabbia del Bairro si trasformano in torrenti, molti abitanti dormono sui tavoli, chi ce li ha, o sugli alberi, poiché l’acqua invade tutto.

Il Bairro, 60.000 abitanti, non ha fognature, i fumi della discarica inquinano pesantemente l’aria, l’acqua delle falde è contaminata dai liquami della discarica. Le patologie che colpiscono i suoi abitanti sono molto gravi e particolarmente diffuse. Il giornalista Raffaele Masto su Buongiorno Africa spiega che: «[...] La discarica raccoglie tutti i rifiuti della capitale ed è uno sterminato paesaggio di colline e vallate di spazzatura e dà lavoro a centinaia di persone che ogni giorno, immersi nei rifiuti, raccolgono tutto ciò che può essere riciclato: ferro, carta ma soprattutto plastica. È un lavoro che fa guadagnare pochissimo, ma per molti è sempre meglio di niente. Chi ci lavora non si può permettere il costo dei trasporti e così si costruisce una baracca nella discarica.

Così si formano città nella spazzatura, misere baracche, poco più che ripari per dormire e riprendere a raccogliere rifiuti all’alba. Intorno alla baraccopoli ci sono anche case. Sono quelle di chi rivende la plastica compressa, di chi la trasporta, di chi cucina per quelli che lavorano e di chi porta l’acqua, tutto a pagamento, ovviamente. Insomma una misera economia che periodicamente produce stragi come questa di Maputo. La discarica di Hulene era satura. I rifiuti di due milioni di abitanti di Maputo ne hanno fatto un mostro con montagne di spazzatura alte tre piani di un palazzo. Le autorità di solito vietano la formazione di centri abitati nelle discariche, ma poi tollerano. Anche ad Hulene è andata così. Sotto i rifiuti ci saranno quasi certamente più delle vittime ufficiali. Nessuno sa e nessuno censisce chi lavora in questi luoghi. […] ».

Photo © Fernando, Lab. A Mundzuku Ka Hina. Maputo, Mozambico

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