• Stefano Mavilio

L'architettura è altrove


Quando si parla di architettura, gli angeli si fermano trepidanti. Il progetto è un puro accidente

La nuova Gerusalemme | Apocalisse 21:1- 21

Dopo aver suggerito l'ipotesi che l'architettura sia una scala che riunisce ciò che fu diviso alle origini, propongo ora un'idea ancor più radicale: che l'architettura sia Altrove e che l'edificato, come il Tempio sabeo, sia il tramite fra l'Edificio Angelo e l'edificio che risiede nei nostri cuori, attribuendo all'Edificio Angelo valore ontologico, a fronte di un edificato privo di valori che non siano estetici secondo habitus; e all'edificio del cuore il valore di grimaldello mediante il quale scassinare la serratura della porta che conduce all'Altrove.

L'ALTROVE

Secondo lo schema esistono tre universi: il mondo fenomenico, cioè l'ambito delle cose che cadono sotto la percezione dei sensi; il mondo soprasensibile, designato in genere come mundus imaginalis; il modo delle pure Intelligenze, che è possibile cogliere mediante l'intuizione intellettuale.

H. Corbin

Luogo utopico per eccellenza l'Altrove da sempre suscita interesse.

Se ne abbeverano la religione, il mito, la filosofia, la psicologia, la Tradizione, perfino le arti. Soprattutto le arti. Se l'altrove religioso è un altrove inconoscibile; se quello mitologico è un altrove sognante, quanto quello filosofico è frutto di ragionamento; la psicologia, la Tradizione e perfino le Arti si abbeverano alla stessa fonte.

Luogo reale, l'Altrove, ha più chance di esistere del “qui ed ora” che pure percepiamo così distintamente. Statisticamente poco frequentato, mirabilmente descritto, questo Altrove è Il Mondo Immaginale. Qui risiedono gli Archetipi, le Forme Formanti ma soprattutto qui risiedono le Immagini. Caratteristica delle immagini vere, che quelle percepite coi sensi sono solo riproduzioni, è l'esprimere qualità piuttosto che quantità.

Monde imaginal - Pierre Yives Lenoble

Tipico del mondo qualitativo, è il non esprimere caratteristiche misurabili.

Né metri, né centimetri o kilometri; né grammi né chilogrammi. Corbù ha scritto: "L'architettura gestisce delle quantità. Queste quantità che fanno un ammasso di materiali a piè d'opera, una volta misurate producono ritmi, parlano di cifre, parlano di rapporto, parlano di spirito[...]" (Le Corbusier, Vers un Architecture, 1923). Parlando di architettura costruita, in realtà il Maestro parlava di quello che lui stesso aveva battezzato "spazio indicibile", quasi un "miracolo" effetto delle giuste proporzioni (Le Corbusier, Lo spazio indicibile, 1945); spazio indicibile che a sua volta rimanda ad un mondo qualitativo o che da esso ritorna.

Io parlo piuttosto dell'architettura che ancora non è precipitata al mondo.

Prendiamo ad esempio le città, quali che siano le città; dei climi meridionali o settentrionali; costruite sulla costa o sui monti; antiche o moderne; quelle degli umani, come quelle degli androidi immaginate da Asimov; prendiamo perfino le città delle formiche come quelle delle api: esiste comunque, da qualche parte -Altrove- una città ideale, oppure una "idea di città" che dir si voglia, ad immagine della quale essa si costruisce.

Secondo Bal’Ami, Davide disse: “Dio ha creato una città larga e lunga dodicimila parasanghe. In questa città ci sono dodicimila palazzi, e in ogni palazzo dodicimila appartamenti [...].” Una città di dodicimila parasanghe, non ha misura effettiva, giacché dodicimila, mille, una o nessuna, non fa alcuna differenza dal punto di vista della misurazione reale. Si allude piuttosto ad una misura che esprime una qualità, quella dell'essere "grande".

"Ai piedi della montagna di Qaf, si estendono due città di smeraldo, Jabalqa Jabarsa.

Le misure sono le stesse della Gerusalemme Celeste: un quadrato di dodicimila parasanghe di lato, segno della totalità e della perfezione. La popolazione è incalcolabile. Ogni città ha mille fortezze e in ognuna di esse c’è una guarnigione di mille soldati che vi fanno la guardia ogni notte. Non c’è sole né luna.”

Pietro Citati, La luce della notte

Spazio qualitativo, dunque, è essenzialmente spazio esistenziale, il cui rapporto con lo spazio fisico-matematico è analogo al rapporto tra il tempo esistenziale e il tempo storico della cronologia. "Lo spazio qualitativo è discontinuo, contrapposto allo spazio quantitativo che è continuo, omogeneo, misurabile secondo parametri costanti. Ne deriva che in uno spazio qualitativo si può dire che il centro del cerchio spirituale, a differenza di quello materiale, determina il cerchio stesso in quanto oltre che centro ne è anche perimetro. Per l'esattezza: il centro ha la proprietà di essere insieme anche la periferia, perché in questo risiede il segreto delle forme spirituali e della stabilità delle loro configurazioni".

Corbin H., L'immagine del tempio

Passare dallo spazio quantitativo a quello qualitativo significa salire dal mondo sensibile, luogo delle percezioni sensibili, a quello delle Intelligenze Cherubiniche luogo delle intuizioni, passando per il Mondo-Mediano, luogo della Immaginazione Attiva che, per l’appunto, fa da mediatrice.

L’uomo di luce nel Sufismo iraniano di Henry Corbin

Architettura Immaginale è quella che trova la sua espressione per il tramite del simbolo; architetture immaginali per eccellenza furono le cattedrali, delle quali Hugo ebbe mirabilmente a dire che lo "strumento" libro le avrebbe uccise, giacché esse stesse erano libri di pietra.

Per passare alla scala dell'architettura, e chiudere il cerchio di questo breve scritto, analogamente posso dire, come per le città, che la vera architettura è Altrove.

Ogni volta che immagino un edificio, un palazzo, da qualche parte -Altrove- esiste un Angelo Palazzo che ne determina le qualità. Se avrò accesso al mondo delle immagini potrò dedurne le caratteristiche che maièuticamente gli consentiranno di venire al mondo, dove acquisiranno quel complesso di qualità materiali che lo realizzano qui ora, nel mondo della forma sensibile che è luogo delle epifanie, secondo lo schema sopra descritto: mediatore degli accadimenti spirituali Veri che si realizzano in quella Terra dove l'impossibile è Realtà.

L'altrove, secondo l'esperienza quotidiana, è invece il ricettacolo di ciò che non si vorrebbe fosse qui.

Chi è | Stefano Mavilio

Esperto di spazio per la liturgia ha realizzato i complessi parrocchiali di S. Bernardino a Lecce, dei SS. Pietro e Paolo a Roma e la "Sala della Pace" a Cascia. Effettua ricerca nel campo della teoria architettonica con particolare attenzione alle strutture archetipiche del costruire. Docente a contratto presso la Facoltà di architettura la Sapienza Roma, settori disciplinari ICAR 14/16/18, organizza il Master in Progettazione degli spazi per il culto - collaborazione fra il DIAP e la LUMSA - prima università cattolica in Roma del quale è Coordinatore Didattico e Scientifico.

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