• Laura Cavalieri Manasse

L'arte delle donne per le donne, nella giornata internazionale della loro festa


Nel 1977, l'8 marzo fu designata dalle Nazioni Unite la “Giornata Internazionale della donna” e da allora si è iniziato a celebrarla in tutto il mondo. 42 anni dopo...

“Doriridade e la sorellanza del dolore” Panmela Castro 2018, Rio De Janeiro, Brasile | Photo © Panmela Castro

l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dal 1977 riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione aumendo gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale dei loro paesi. Da allora ogni anno si celebra in tutto il mondo La Donna, e in Italia lo si fa sotto l'egida del ramo di mimosa, un’idea tutta nostrana decisa da Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei dell’UDI (Unione Donne Italiane) che scelsero il fiore di mimosa come simbolo ufficiale dando il via allo scambio corale del rametto giallo che significa forza e femminilità in alcune culture, come quelle dei nativi americani.

In questa giornata si organizzano ovunque nel mondo i più disparati modi per dare un significato tangibile alla festa, dalle riunioni politiche agli spettacoli teatrali a tema senza tralasciare serate insulse a base di pizza e strep tease maschile tra donne urlanti. Nel nostro paese, oggi è stato annunciato, puntuale come una marea, lo sciopero generale “contro la violenza maschile sulle donne e i femminicidi; contro ogni discriminazione di genere e contro le molestie nei luoghi di lavoro; contro la precarietà e la privatizzazione del welfare; contro l'obiezione di coscienza nei servizi sanitari pubblici e a difesa della Legge 194, per il potenziamento della rete nazionale dei consultori; contro il disegno di legge Pillon su separazione ed affido", giusto per non dimenticarsi nulla. Così mi riapproprio di alcuni esempi in cui le donne, attraverso la loro arte, hanno lasciato un segno tangibile e duraturo del significato di questa festa.

Elina Chauvet, Ciudad Juárez - Messico

La prima che vorrei ricordare è Elina Chauvet, artista messicana e la sua toccante installazione "Los Zapatos Rojos", un progetto di arte pubblica fatto nel 2009, esposta a Ciudad Juárez in Messico. Da allora le sue scarpe rosse hanno fatto il giro del mondo e, in ogni piazza in cui sono state posizionate, hanno urlato lo sdegno per le povere donne uccise che le avevano, simbolicamente, perse prima di morire. La seconda è Regina José Galindo, artista del Guatemala che usa il suo corpo come mezzo per esprimere il suoi pensieri sui crimini commessi contro le donne nel suo paese d’origine. Regina ha portato in scena molte performance, ma è conosciuta sopratutto per “Perra” (“cagna” o “puttana” dallo spagnolo) che nel 2005 fece riflettere e spinse molte persone ad affrontare più da vicino il tema della violenza contro le donne. L’artista si incide sulla pelle la parola “perra” con un coltello, per protestare con il suo stesso corpo contro le violenze subite dalle donne del Guatemala. Per meglio comprenderla, cito le sue parole tratte da un'intervista: «... Dobbiamo capire che assolutamente tutto nel mondo è incatenato e l'errore umano è sentirsi diversi gli uni dagli altri, siamo tutti uguali. Quello che succede a una donna in Germania mi succede. Siamo un singolo individuo, un solo corpo...»

Regina José Galind

Poi c'è Panmela Castro, una street artist cresciuta nei sobborghi di Rio de Janeiro, dove ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell'arte, e anche in quello della violenza. Il suo nome di battaglia è Anarkia. Sopravvissuta alla violenza domestica, inizialmente ha usato il suo talento per sensibilizzare i passanti sui diritti delle donne e ha contribuito a creare uno spazio per le donne nella sua organizzazione, Rede Nami che coinvolge donne e ragazze interessate all'arte per creare una rete e parlare di disuguaglianza di genere attraverso l'arte pubblica e i graffiti, grazie anche a molti workshop dell progetto Graffiti for the End of Domestic Violence. A Panmela Castro è stato dato il premio dall'associazione Vital Voices Global Partnership, la sua arte, che stimola la coscienza sociale, è riconosciuta in tutto il mondo, non solo per i messaggi che comunica, ma soprattutto per la forma coinvolgente che usa.

La camice talismaniche di Elvan Özkavruk Adanir e Jovita Sakalauskaite Kurnaz

Infine voglio ricordare Elvan Özkavruk Adanir e Jovita Sakalauskaite Kurnaz, loro sono due artiste turche che hanno recuperato l'antica tradizione delle "camicie talismaniche" che risalgono al passato sciamanico della Turchia. In quei tempi le camicie erano ricamate con disegni geografici, e si credeva che proteggessero la persona che le indossava contro le malattie e i nemici. Con l'Islam, i disegni geografici divennero versetti del Corano e simboli religiosi. Queste camicie oggi portano grida e speranze di spose bambine, di ragazze e donne vessate; hanno stampate le tristi statistiche sulla violenza contro le donne in Turchia e nel mondo. Alcune portano brani di canzoni che parlano dei desideri delle donne, altre hanno stampate frasi strazianti come "salvami da questo inferno" e immagini di donne con le bocche chiuse. «Abbiamo chiesto alle donne provenienti da diverse città di collaborare co noi indossando queste camicie per aiutarci a creare consapevolezza - ha detto Adanır in un'intervista - sessantacinque donne che vivono a Smirne, Istanbul, Antalya, Hatay, Essen, Klaipeda, Kaunas e Vilnius hanno sostenuto il progetto, molte camicie sono state create tagliando e unendo diversi pezzi insieme.»

Concludo citando una frase di Malala Yousafzai, attivista pakistana e la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace. "Nessuna lotta può concludersi vittoriosamente se le donne non vi partecipano a fianco degli uomini. Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna. Ma in realtà ce n'è un terzo, più forte di entrambi, ed è quello delle donne."

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Segue la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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