• Luigi Mangia

L’arte in periferia


La storia della scultura "La lampada senza luce" dell'artista pugliese Gaetano Martinez

La “Lampada senza luce”, opera in bronzo dello scultore Gaetano Martinez, vive in periferia. Sono passati ottanta anni da quando è esposta in piazza Dante Alighieri di Galatina, paese del Salento in provincia di Lecce. Gaetano Martinez espose la sua scultura in gesso alla Biennale di Venezia nel 1928, in seguito venne fusa in bronzo e nel 1936 fu alloggiata nella piazza del paese dove lo scultore nacque nel 1892. Gaetano Martinez ha aperto l’interesse della storia sociale al corpo della donna, alla sua forza, alla bellezza come verbo, cioè esperienza di sublimazione. La scultura propone una figura nuova della femminilità meridionale.

La Chiesa si oppose con tutte le sue forze alla sistemazione in piazza della “Lampada senza luce”, perché la considerava un'immagine blasfema, peccaminosa, scandalosa per le sue forme femminili sensuali contrarie ai costumi sociali della pubblica moralità. “La Lampada senza luce” vive e ha vinto contro la Chiesa e ha superato il Fascismo, è un’ opera di coraggio, una voce di dissenso, una critica militante ai costumi sociali del Fascismo e al ruolo della donna: la scultura ha sotto il piede sinistro la faccia del Duce mentre nella mano sinistra ha una lampada. Il Fascismo esaltò il ruolo della donna inteso come fabbrica di figli per la guerra. L’Italia del sud non era tutta fascista e le donne non stimavano tutte il Duce.

I cittadini galatinesi sono legati alla scultura di Gaetano Martinez, e da sempre per loro la “Lampada senza luce” è percepita come la carta di identità del posto, l’immagine pubblica della città.

Dopo ottanta anni di vita in piazza, di esposizione alle intemperie del tempo, della violenza dei venti d’inverno e degli sbuffi di scirocco pieni di sabbia del deserto, la scultura si è gravemente danneggiata in tutte le sue parti, soprattuto sta perdendo una mano! È urgente un intervento di restauro, ma il Comune non ha i soldi per farlo e i privati non dimostrano di avere nessun interesse per la sua sorte. La Lampada senza luce ha vinto la Chiesa, ha superato il Fascismo, ma rischia di perdere contro l’indifferenza.

L’arte di periferia, dei paesi minori, ha scritto pagine importanti di storia; le conosciamo poco perché siamo stati educati a stimare l’arte dei musei e a trascurare l’arte nelle piazze. L’arte di periferia è lotta di frontiera. L’arte, la storia e la città sono le pagine dell’utopia quando hanno la forza della narrazione, quindi la capacità di diventare voce della storia, del genius loci, dei volti e dei luoghi della comunità cresciuta con i valori della sua terra.

Tutelare la “Lampada senza luce” vuol dire avere rispetto del senso della storia di una città: non è forse questa l’utopia civile del terzo millennio?

Da sempre mi porto negli occhi

la dura scorza degli ulivi

che il vento d’inverno deforma,

perciò amo il fiato dello scirocco

che s’attacca alle vesti e forma le cosce alle fanciulle.

Poesia di Angelo Lippo poeta nato a Taranto 1939-2011

Chi è | Luigi Mangia

Dal 2015 è responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci che custodisce un patrimonio particolare e unico costituito da libri in braille delle opere liriche e sinfoniche. Un tempo questa biblioteca era di grande utilità per gli studi di musica dei non vedenti. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia (Le) nella seconda metà d luglio di ogni anno e partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente di una associazione locale Boy’s sport arte e cultura e dal 2016 è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja in cui segue il teatro sociale e il teatro nella scuola.

#LuigiMangia #GaetanoMartinez #Galatina

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