Le Invisibili – La poetica politica di Louis-Julien Petit


Un film provocatorio che in Francia ha superato il milione di spettatori, ottenendo attenzione politica fino a spingere Macron a ospitare una proiezione all’Eliseo

Noémie Lvovsky, photo © © JC Lother

C’era una volta una donna di nome Claire Lajeunie che, andando al lavoro in auto, si fermò a un semaforo e si ritrovò ad osservare una donna senza dimora che attraversava la strada. Il suo primo pensiero non si rivolse alla condizione della donna, ma a quanto quella persona non fosse diversa da lei, come avrebbe potuto essere sua sorella, sua madre o addirittura lei stessa! Arrivata in ufficio fece una piccola ricerca per cercare di capire quante fossero le donne senza dimora secondo le statistiche ufficiali. La cifra la sconvolse, era elevatissima, eppure lei non se ne era mai accorta, quelle donne erano per la maggior parte delle persone, lei inclusa, invisibili.

Da qui è nato il libro reportage “Sur la Route des Invisibles” e da esso ha tratto ispirazione Louis-Julien Petit per il suo film Le Invisibili.

Petit, da sempre sensibile alle tematiche sociali che coinvolgono la condizione lavorativa delle donne e non solo (ricordiamo i bellissimi Discount e Carole Matthieu) ci porta a conoscere una umanità che resta invisibile agli occhi dei più. L’envol è un luogo di riparo e sicurezza per molte donne senza tetto e le sue impiegate sono talmente gentili che gli ospiti si trovano fin troppo bene e preferiscono restare lì che tentare un reinserimento nella società, il problema posto dall’amministrazione è esattamente questo: se eccedi in assistenzialismo, le persone non si sentiranno spinte a cercare di migliorare la loro condizione che, in fondo non è poi così male, quindi è meglio chiudere il centro e che si arrangino!

Il poster ufficiale del film “Les Invisibles”

Così fanno le impiegate, si arrangiano per arrivare laddove nessuno è riuscito, cercando dentro queste donne tutte le potenzialità per tornare a essere parte attiva della società.