• Giuseppe Cicozzetti

Le menzogne della rete: il caso Rui Palha


Anni fa il portoghese Rui Palha scatta una bella fotografia e la condivide in Rete. Uno sprovveduto internauta digiuno di cultura fotografica, l’attribuisce a Henry Cartier-Bresson, da qui parte una diatriba lunga dieci anni

Photo © Rui Palha (particolare)

Confesso di appartenere a una categoria di persone che ancora, nonostante i tentativi strumentali della mistificazione, chiama le cose con il loro nome, perché le parole sono importanti. Non dirò mai, per esempio, “fake news”, espressione che ci allontana dal suo senso reale e dunque ostile alla comprensione di questa o quell’altra notizia; né, assai meno, userò l’espressione “post-verità”, perché ha in sé l’arroganza e la presunzione di sostituirsi alla verità, stabilendo nuovi criteri di fruizione dell’informazione. Io “fake news” e “post-verità” le chiamo con un termine possente e semplice: bugie. A giudicare dai suoi sinonimi, così frequentati nella Rete come nei mezzi d’informazione tradizionali, la parola bugia sgomenta per la chiarezza con cui definisce una notizia non veritiera. Dunque per me un diffusore di “fake news” o produttore di “post-verità” è semplicemente un bugiardo.

Foto intera

Internet ha moltiplicato la velocità di diffusione di “bufale” (parola orribile come le altre due) per la sua natura incontrollabile: tutti scrivono, tutti pubblicano, tutti attingono, tutti condividono e dunque se in partenza una notizia è falsa diventa vera con la sua diffusione. È il principio della propaganda, che vuole ripetuta continuamente una menzogna fino a che non si attesti come verità. Siamo nel pieno di una barbarie semantica, a cui si aggiunge il vuoto legislativo in materia di diffusione a mezzo Internet che garantisce l’impunità di schiere di bugiardi. A questa strame di verità non sfugge nulla, la sua sacralità è svenduta per l’ottenimento di un qualsivoglia obiettivo, mentre, molto più spesso, la faciloneria con cui si affronta un fatto può stornare l’attribuzione della paternità artistica da un autore a un altro.

Il caso di cui voglio parlarvi si inquadra esattamente in questa dinamica. Circa dieci anni fa il portoghese Rui Palha scatta una fotografia senza sapere che da lì a poco, una volta immessa nella Rete, avrebbe visto messa in discussione la paternità. La fotografia ritrae una donna al mercato di Bolhao di Porto che, mentre sale le scale, è avvolta da un nugolo volteggiante di uccelli. La fotografia, molto buona e molto apprezzata, colpisce l’immaginario di qualche sprovveduto così digiuno di cultura fotografica che l’attribuisce a Henry Cartier-Bresson. Da quel momento in avanti, e stiamo parlando di una diatriba che va avanti da quasi dieci anni, il fotografo Rui Palha lotta per ristabilire la verità e vedersi finalmente attribuita la paternità usurpata. Niente, la bugia – qui in forma di cattiva informazione – una volta messa in circolo è difficile da estirpare. Palha lotta come farebbe un padre a difesa d’un figlio.

Altre foto di Rui Pahla in sequenza

Sulle sue pagine Facebook (https://www.facebook.com/rui.palha1) e Instagram (ruipalha_vs_hcb) pubblica l’intera sequenza, dagli scatti preliminari a quello scelto, ma sortisce poca cosa rispetto alla vulgata digitale secondo cui la foto sarebbe di Cartier-Bresson. Poi Palha fa di più, risalendo direttamente a chi può mettere ordine alla questione, la Fondazione Henry Cartier-Bresson. In una mail di risposta, pubblicata sui social e scritta direttamente dalla mano della presidente della Fondazione la dott.ssa Aude Raimbault, si dichiara che la fotografia in questione non è mai stata scattata dal maestro francese, intimando i siti che riportano l’incongruenza a rettificarne l’attribuzione. Questione chiusa? Niente affatto. E la prova è che a distanza di quasi dieci anni ci ritroviamo ancora intorno al punto iniziale: di chi è la fotografia? Non c’è dubbio che la foto della donna al mercato di Bolhao sia di Rui Palha; lo sappiamo noi come lo sa un buon numero di persone, ma la stragrande maggioranza crede ancora che la foto appartenga a Henry Cartier-Bresson.

I siti che avrebbero dovuto correggere la paternità non lo hanno fatto e se navigate in Internet intorno a questa fotografia vedrete che è ancora attribuita a Cartier-Bresson. Contro questo malcostume si è inermi, contro il pressappochismo si è indifesi: le bugie corrono più veloci della verità. Direi di più, la Rete, che al suo apparire fu salutata con buona retorica “l’autostrada del sapere” oggi pare uno strumento da maneggiare con cautela, di cui non ci si fida e che rimanda alla responsabilità dell’uomo: a lui la scelta, può veicolare menzogne come la verità. Internet è uno strumento neutro, siamo noi a irrobustirlo di contenuti e dunque ci rappresenta.

“Fake news”, “post-verità”, “bufale”. Per favore, chiamiamole “bugie”; e le bugie sono l’esatto opposto della verità. Non mi faccio illusioni, ma se tornassimo a chiamarle con il loro nome avremmo un’arma in più; mentre a chi ne scrive impunemente, una volta sbugiardato, potrebbe succedere che alle guance accorra quel rossore che noi persone perbene usiamo chiamare vergogna. Così, in un mondo perfetto, dove ancora si usa fare ammenda, tutti coloro che per dabbenaggine hanno messo in discussione la proprietà intellettuale di Rui Palha dovrebbero ordinatamente comporre una lunga fila e porgergli le scuse.

Chi è | Giuseppe Cicozzetti

Geografo. Dopo una lunga esperienza editoriale si occupa di filosofia della fotografia. Su Scriptphotography scrive di cultura e divulgazione fotografica, prestando una particolare attenzione alle nuove tendenze della fotografia e ai loro interpreti.

Vive in Sicilia.

#GiuseppeCicozzetti #RuiPalha #HenryCartierBresson #Internet #Facebook #Fakenews #Instagram #AudeRaimbault

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle