• Giovanni Cutolo

Le porte della conoscenza


Un excursus storico e filosofico tra Oriente e Occidente nei secoli, che da Talete arrivano ai giorni nostri

“Deja la puerta abierta. / Que tu palabras entren / Como un arco tejido por cipreses,

un poco mas livianas / que la ineludible vida.”

Francisco Ruiz Udiel (1977-2010)

Per oltre duemila anni il pensiero occidentale ha postulato che l’uomo, nella ricerca della via per giungere alla conoscenza, prima ancora di investigare i misteri della natura e del mondo, dovesse impegnarsi innanzitutto alla scoperta e alla comprensione della sua più intima natura.

“Conosci te stesso”, la massima iscritta nel tempio di Apollo a Delfi, risale al VII-VIII secolo è stata attribuita a Talete di Mileto (625-547 a.C.). Socrate (470-399 a.C.) la riprende e ne fa uno dei punti focali della sua ponderosa riflessione filosofica.

Agostino di Ippona (354-430), maestro della chiesa, nelle sue Confessioni riafferma lo stesso principio scrivendo: “rientra in te stesso: è nel profondo dell'uomo che risiede la verità”. L’epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant (1724-1804) recita: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. Malgrado queste e tante altre affermazioni dello stesso segno, contrariamente ai tanti enunciati a ribadire l’importanza di una conoscenza volta al proprio interno e non già all’esterno e all’intorno, le cose sono andate in tutt’altra maniera.

Sicché, se ai tempi di Talete la porta che separava l’Oriente dall’Occidente sembrava essere spalancata, essa si è andata via via, con lo scorrere dei secoli, sempre più chiudendo, a separare due concezioni della vita fondate su due culture marcatamente diverse.

Questa profonda e radicale separazione ha cominciato a essere scalfita soltanto con l’avvento della recente cosiddetta globalizzazione economica. Ma è evidente che le differenze costruite lungo secoli di confrontazioni e divergenze restano lì, a marcare profondamente due mondi assai diversi fra loro, separati da una porta chiusa a doppia mandata.

Otto secoli prima di Cristo, la cultura europea occidentale aveva il suo epicentro nella sua parte più a Oriente, in Sicilia, in Grecia e in Turchia e a partire da queste regioni frequenti erano gli scambi e le guerre con la vicina Persia, ma anche gli incontri e gli scontri con i territori dell’attuale medio-oriente, con la Cina e con l’India. Non è da escludere pertanto che il “conosci te stesso” arrivasse a Talete, o a chi per lui, proprio attraverso questi contatti. Oppure, chissà, che Talete, o chi per lui, lo trasmettesse a qualche suo contemporaneo abitante ancora più a Oriente della sua Mileto. Sta di fatto che oggi risulta evidente che il pensiero filosofico e religioso orientale si è sviluppato effettivamente e fondamentalmente intorno al “conosci te stesso”, trascurando la ricerca e la riflessione intorno a tutto ciò che si trova all’esterno e al di fuori dell’individuo.

In Oriente la conoscenza ha posto il baricentro della sua ricerca all’interno della persona, sviluppando tutta una serie di consuetudini, come per esempio la meditazione e liturgie, domestiche e relazionali, che ancora oggi regolano e caratterizzano la vita e il comportamento della maggior parte degli orientali, sia pure con sfumature diverse a seconda dei diversi territori.

L’Occidente invece imbocca la via di una ricerca volta, prioritariamente, verso la conoscenza di tutto ciò che sta fuori dell’uomo e intorno a esso. Ciò nonostante la manifesta ostilità della chiesa che ha senza posa cercato, e ancora cerca, di indurre i suoi proseliti a concentrarsi sulle verità “rivelate”, sui dogmi e sulla partecipazione a liturgie esogene che richiedono la benedizione della fede per appagare il bisogno di equilibrio e di armonia di cui gli uomini hanno disperato bisogno.

Questa scelta ha consentito risultati grandemente positivi, come quelli conseguiti da Galileo, che anziché guardare dentro se stesso preferiva esplorare il firmamento stellato, o da Fleming, che preferiva occupare il suo tempo investigando le relazioni tra le muffe e i batteri.

L’uomo occidentale ha così acquisito un’enorme conoscenza sulle cose che lo circondano, ma ha come smarrito la possibilità di meglio conoscersi. Ma poi è arrivato Freud e la psicanalisi con lui, restituendo all’uomo occidentale la speranza di ristabilire un rapporto con il proprio io intimo, quello più “interno”. Anche questa volta però affidandosi a un aiuto “esterno”.

Con Maometto (570-632) nasce il terzo monoteismo nel quale i due cammini per acquisire la conoscenza sembrano fondersi e confondersi, accomunando pratiche meditative individuali di meditazione e preghiera all’esplorazione e alla conquista di porzioni sempre maggiori di territorio e di conoscenza astratta filosofico-matematica.

È così che una seconda porta è venuta a interporsi fra Occidente e Oriente, in aggiunta a quella già esistente. E anche questa porta si è rapidamente chiusa, sia verso un lato sia verso l’altro. Per quanto riguarda i monoteismi va detto che l’Islam, soprattutto nella sua versione più recente, sembri non essere inferiore per aggressività e belligeranza, al Cristianesimo delle crociate ma anche a quello delle più recenti invasioni per la distruzione delle armi di sterminio di massa o per l’esportazione della “democrazia”.

Da sottolineare che, rispetto a quello che sono riusciti a combinare negli ultimi quattordici secoli Islam e Cristianesimo, le gesta condotte in nome del monoteismo giudaismo da Israele negli ultimi decenni sono ben poca cosa. È pur vero che gli ebrei israeliani hanno avuto meno tempo a disposizione e non è da escludere che in futuro possano rifarsi.

Ritengo che in questo particolare momento storico che, per essere a noi contemporaneo, appare di ardua interpretazione e nel quale è assai difficile formulare previsioni, le porte rimarranno chiuse, a sancire differenze e divergenze. Più preoccupante ancora che a separare gli uomini non ci siano soltanto delle porte chiuse ma si vadano erigendo muri e barriere.

A meno che non la spunti – e non me lo auguro di certo - quella nefasta strategia che da poco meno di un secolo tenta di far regredire tutti gli uomini, di qua e di là di ogni porta, allo stato di “consumatori”, quegli uomini che per millenni furono “sudditi” ma che poco più di due secoli orsono sembrava avessero acquisito, grazie alla Rivoluzione francese, il diritto a diventare “cittadini”, non so veramente a quale maestro zen, santo, iman o rabbino votarmi.

Chi è | Giovanni Cutolo

Inizia a occuparsi di design in Artemide nel 1971. Professore incaricato alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano dal 1996 al 2009. Dal 2008 al 2014 è stato Presidente della Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro e Vice-Presidente dell’ADI-Associazione per il Disegno Industriale.

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