• Puccio Duni

Le sfide di Vico

Vico Magistretti è stato un designer, architetto e urbanista che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del design italiano. Un ricordo nel centesimo anniversario della nascita

Vico Magistretti sulla poltrona "Sindbad" | © Archivio Studio Magistretti

Vico Magistretti usava chiudere le sue conversazioni con il pubblico con una frase in inglese che dice molto del suo modo di operare: «look at the usual things with an unusual eye» ed è questo l’atteggiamento mentale che probabilmente lo ha portato ad imporsi così rapidamente nel mondo del design che conta. Laureatosi nell’agosto del 1945 (3 mesi dopo Piazzale Loreto) si trovò a competere con la generazione di quelli che avrebbero dovuto cambiare fin da subito l’Italia, ricostruendola e proiettandola verso obbiettivi più luminosi. Venendo da una famiglia di architetti non ebbe difficoltà oggettive, anzi, si trovò ad ereditare uno studio avviato e conosciuto (il padre aveva, tra l’altro, collaborato alla progettazione di quella strana costruzione che è l’Arengario di Piazza Duomo), ma fin da subito si scoprì anche designer e il suo ricordo a futura memoria sarà legato a molti dei suoi oggetti che raggiungono in questi anni quella che lui stesso definiva la soglia dell’immortalità ovvero i 50 anni di presenza ininterrotta sul mercato.


Ho detto competere non a caso perché se in architettura la sfida con i competitors si limita alla fase progettuale, nel design la sfida comincia quando il tuo oggetto si misura con il gusto del pubblico, unico giudice che decreta il successo e la durata dello stesso. È vero che ci sono i premi, le giurie, i critici, ma niente salva un pezzo se resta nei negozi. L’oblio cancellerà quell’oggetto che piano piano uscirà dai radar. Il più delle volte le sfide di Vico nascevano dalle richieste degli industriali che gli chiedevano un pezzo per mettersi in competizione con il principale concorrente e Vico ricordava spesso le visite di Gismondi di Artemide, di Cesare Cassina e di tutti gli altri che gli andavano a chiedere quel pezzo che avrebbe sconvolto il mercato.


Lampada ”Eclisse”, 1965


Basta l’esempio dell’ ”Eclisse”, progetto del 1965, la lampada da comodino più famosa, nata per contrastare il successo della Jucker di Tobia Scarpa su cui Flos contava molto e che finì sconfitta dall’dea di Vico che, convocato da Ernesto Gismondi, con due semplici volumi, una sfera e una mezza sfera, decretò la morte dell’oggetto concorrente e si beccò il primo “Compasso d’oro”. Sempre rimanendo a giocare con i volumi elementari sfidò (a distanza di tempo) i Castiglioni su un altro terreno, ovvero la lampada da tavolo che sembrava imbattibile la “Taccia” e, declinando i volumi elementari, cilindro cono e sfera obliterando il cubo, volume sordo per eccellenza, con la sua “Atollo” ne offuscò il successo realizzando nel magico 1979 una storica doppietta di Compassi d’oro certamente difficile da trovare nella storia di quella competizione. Infatti in quell’anno che vedeva la ripartenza dell’assegnazione dei premi dopo una pausa di nove anni di lotte intestine all’ADI, riuscì a imporsi anche con il divano “Maralunga” alla cui ingegnerizzazione collaborò Francesco Binfarè destinato a diventare il grande designer che sta portando la Edra a livelli di confort e di successo davvero importanti.


Lampada “Atollo”, 1977


Anche il “Maralunga” può essere considerato una sfida visto il momento della progettazione che avvenne nel 1973, all’indomani, e quasi in contemporanea, con un evento traumatico che coinvolse i soci dell’azienda più innovativa di quel frangente ovvero Cesare Cassina e Piero Ambrogio Busnelli che avevano dato vita alla C&B un’attività impostata sulla ricerca dei nuovi materiali e delle nuove tecniche di produzione, ed anche su una progettazione che teneva presente le diverse anime del design da Tobia Scarpa a Mario Bellini, da Gaetano Pesce a Takahama. Nata nel 1966, la C&B si impose subito, data la carica innovativa e fu da subito un case history in quanto non avendo alle spalle un’azienda ereditata, riuscì comunque, per le scelte dette sopra, ad imporsi autorevolmente sul mercato.


Divano "Maralunga", 1974


Questo successo fece troppa gola a uno dei soci che, con un’ardita operazione finanziaria, riuscì a vincere una specie di asta dove chi offriva di più si aggiudicava il totale delle azioni. Per reazione a questa delusione Cesare Cassina, che amava quella che considerava una sua creatura, chiese a Magistretti un divano in grado di competere con i pezzi di Bellini e Scarpa (segnatamente le “Bambole”, il “Coronado” e “Camaleonda”) così nacque il “Maralunga” che da allora è un punto di forza della maison di Meda. A volte la sfida del designer riguardava dettagli che non tutti vedono all’istante, ma che nel tempo si sono evidenziati nella loro importanza. Prendiamo “Selene” una sedia in plastica con processo produttivo in una unica “stampata”. Non è di molto interesse che sia, o no, la prima che adotta questo processo produttivo, quanto il vedere come Magistretti si applichi ad un dettaglio trascurato sia da Joe Colombo sia da Carlo Colombo con le loro sedie Kartell.



Sedia "Selene", 1969


Vico anziché adottare la soluzione cilindrica per le gambe ottiene la rigidità sufficiente alla stabilità modulando con una sezione a esse i quattro supporti ottenendo un effetto aereo che fanno di "Selene" un capolavoro. Dispiace che Artemide a suo tempo abbia deciso di concentrarsi sull’illuminazione abolendo la produzione dei pezzi di arredo, ma per fortuna una ditta americana, Heller, ne acquisì i diritti e continua la produzione di questo ever green che ha varcato la soglia dei 50 anni. Come si vede anche in questo caso si tratta di “guardare con un occhio non usuale le cose normali”, come usava fare Vico. Esattamente come successe nel 1977 con “Nuvola Rossa” una libreria autoportante di una sconcertante semplicità e leggerezza che indicò a molti designer una possibilità di progettazione. Infatti negli anni immediatamente seguenti nacquero molte librerie con la stessa “portabilità” ad opera di designers del calibro di Pallucco, Starck, Bellini e altri più semplici replicanti. Ma il finire degli anni '70 fu veramente rombante per Magistretti che vinse a mani basse un’altra sfida, ovvero disegnare un letto di design e imporlo sul mercato.


Libreria "Nuvola rossa", 1977


A coinvolgerlo in questa operazione fu Rosario Messina, ex direttore commerciale prima di C&B e poi di B&B (vedi sopra) che si era reso conto di una carenza di questa tipologia nei negozi di design e che decise di metter su un’azienda dedicata ai letti e fece la scelta felice di Magistretti che gli consegnò alcuni letti il primo dei quali, “Nathalie”, (al quale in questi giorni viene assegnato il “Compasso d’oro” postumo alla carriera, ovvero quel Compasso d’oro che non aveva avuto a suo tempo ma che avrebbe meritato e che quest’anno premia anche l’”Arco” dei Castiglioni e il “Sacco” di Gatti e Paolini e rimette a posto le cose almeno per questi tre pilastri del design italiano) si impose sul mercato sin dal primo istante. Il successo di “Nathalie” e della Flou si legano al nome di di Magistretti che quindi può essere considerato cofondatore di un’azienda che nasce e si afferma grazie ad un paio di letti che portano il suo nome.


Letto "Nathalie", 1978


Ma c’è un'altra azienda che deve molto a Vico, ed è la DePadova; perché se è vero che l’anima di questa azienda è stata Maddalena Depadova è altrettanto vero che a Maddalena ci voleva un Magistretti per mettere su carta quel mix di design, buon gusto e such a feeling che solo Vico poteva gestire. Della moltitudine dei pezzi che Vico ha disegnato per la sua Maddalena non ce n’è uno che si stacca dagli altri, ma è l’intera collezione che, in tutti gli anni del loro sodalizio, attirò un pellegrinaggio nello splendido show room di Corso Venezia a Milano e divenne il punto di riferimento per una rilevante quota di mercato che si riconosce in un vero e proprio modo di vivere e di rapportarsi con gli altri.


Quindi come si è visto la capacità di Magistretti di interpretare le singole aziende, con le loro precipuità, ne ha fatto il prototipo dell’ “industrial designer” che non è l’artista che disegna nel chiuso del suo atelier ma è quel personaggio che si confronta con l’azienda, ne sfrutta know how e risorse interne e dà al mercato quello di cui ha bisogno anche se il più delle volte non lo sa ancora. Senza stare a fare graduatorie, il posto di Vico Magistretti nella galleria dei designers del secolo scorso è tra gli immortali, da dove ci guarda, con il suo stile e la sua classe immarcescibili.


Chi è | Puccio Duni

Torinese, classe1935 ha collaborato spalla a spalla con grandi maestri della storia del design italiano: Ettore Sottsass, Superstudio Archizoom Mangiarotti Carlo Scarpa ecc. Tra i progetti più “pioneristici” che ha firmato c’è Selfhabitat, aperto 40 anni fa, in anticipo di diversi decenni sulla filosofia di Ikea. Nel 2014 riceve il Premio Compasso d’oro alla carriera per aver promosso il design con la sua attività. In quest’ultimo periodo tiene periodiche conferenze relative a personaggi e periodi del design. Collabora con la sezione arredamento del Liceo Artistico di Porta Romana dove ogni anno svolge lezioni concernenti il design in tutte le sue declinazioni.

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle