• Giuseppe Cicozzetti

Le suggestioni di Erik Johansson

Il fotografo e artista svedese realizza immagini surreali combinando gli elementi, alla ricerca di un modo per catturare l'impossibile

Immagini © Erik Johansson

Se un artista vedesse le cose del mondo così come realmente sono, cesserebbe all’istante d’essere un artista: l’uomo è nato per creare e la sua vocazione è quella di immaginare, inventare, osare nuove imprese. Il reale non è più un totem col quale misurarsi e nella rivalutazione del gesto fotografico hanno fatto ingresso nuove visioni, nuove dimensioni del visuale la cui verosimiglianza con la realtà ci sorprende per audacia e competenze tecniche. L’esistente non basta a descrivere quanto hanno visto gli occhi della mente, serve una nuova narrazione: un nuovo mondo è possibile e il fotografo ne è il demiurgo. In tempi molto diversi Man Ray, Tommy Ingberg, Rodney Smith, Arthur Tress, Chema Madoz, Jim Kazanjian, Gilbert Garcin, Thomas Barbèy, Herbert List, solo per citare alcuni grandi fotografi (la lista sarebbe lunghissima), hanno esplorato e soprattutto tradotto il mondo del surreale, storicizzandone la presenza: l’irreale è qui, più presente che mai.



Il fotografo svedese Erik Johansson (che in Italia conosciamo perché qualche tempo fa accusò un noto cantautore di essersi impossessato di una sua foto, ‘Fishy Island’, rimaneggiata e posta in copertina senza alcuna autorizzazione), si muove nel territorio dell’onirico, di coloro che sognando di giorno sanno più di quanti sognano solo di notte. Il suo mondo è rarefatto e probabile, territorio nel quale le immagini trasudano suggestioni pulviscolari che una volta superato il nostro stupore ci invitano a guardare la realtà con gli occhi che non abbiamo. Un gioco, forse una sfida ma è certo che le fotografie di Eric Johansson sembrano superare il limite stesso dell’immaginazione, perché se un limite esiste alla fantasia – soprattutto alla luce delle tecnologie digitali – questo è dato dalla stessa fantasia dell’uomo.



Ma il lavoro di Johansson non è solo un esercizio che ha l’obiettivo di sorprendere l’osservatore, né quello di esprimere in immagini le pulsioni del profondo. Il tema dell’ambiente è sempre presente richiamandoci a responsabilità che, nell’ottica della sostenibilità, non sono più demandabili. Dunque Johansson immagina. Immagina e inventa. Suggerisce, come direbbe Calvino da “ragionevole visionario, che tutto ha visto e tutto ha tradotto”. Poi, come una licenza, diremmo una digressione dalle tematiche centrali, vi sono gli “esercizi” di stile delle visioni “escheriane” in cui il ribaltamento incoerente dei volumi in incastri improbabili sorprende e spiazza.



È una parentesi, dopo c’è l’impegno, il monito. E l’invito a un più profondo e rispettoso dialogo tra l’uomo e il suo ambiente riprende con una ritrovata leggerezza fiabesca, nel tentativo di ristabilire una nuova ecologia dei rapporti. Le fotografie servono a questo, l’immaginazione pure.




Chi è | Giuseppe Cicozzetti

Geografo. Dopo una lunga esperienza editoriale si occupa di filosofia della fotografia. Su Scriptphotography scrive di cultura e divulgazione fotografica, prestando una particolare attenzione alle nuove tendenze della fotografia e ai loro interpreti.Vive in Sicilia.

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