• Luigi Mangia

L'eredità della Legge Basaglia, la prima al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici


Il 13 maggio 1978 il Parlamento italiano approvò la “Legge Basaglia” la prima al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici in cui venivano rinchiuse, contro la loro volontà, le persone con disturbi mentali, per restituire loro il diritto di cittadinanza

L’ex-ospedale psichiatrico di Volterra, chiuso nel 1979

Molto spesso le parole sono una forma di violenza, negano la natura dell’uomo, lo avviano al degrado e ne recintano il pensiero. Un servizio sanitario che si presenta al pubblico come Centro di Igiene Mentale, può essere mai un luogo di cura? Igiene significa pulizia, liberazione dallo sporco, allontanamento dal sudiciume e non può sicuramente significare cura della persona.

Nel 1938, uno studioso, Ugo Cerletti, in un macello a Roma osservò che ai maiali veniva applicata l’elettricità per stordirli, per facilitare quindi l’eliminazione dal loro corpo del sangue e avere una carne più pregiata. Cerletti pensò di applicare l’elettricità per curare i malati di mente imitando il suo utilizzo sui maiali. Così ai malati di mente veniva annullata la volontà e quindi veniva azzerata la loro soggettività. L’elettroshock si affermò come cura, ma era invece pura violenza contro l’uomo obbligato a subire il potere del camice bianco nell’istituzione negata.

Il “manicomio” era il recinto dei matti, l’inferno sociale sempre messo in periferia, perché la città non doveva né conoscere, né vedere. Lo scarto sociale era sporco e faceva paura.

Franco Basaglia sollevò il velo e rese visibile il male, con la sua denuncia finalmente cadevano le barriere delle istituzioni negate: i “manicomi” e cominciava la loro chiusura, grazie alla Legge 180 del 13 maggio 1978. La Legge Basaglia ha avuto il merito di affermare la centralità del soggetto, le sue relazioni in famiglia, nel lavoro, in città, come cornice da cui partire per avviare il processo di cura e quindi per affermare il diritto alla salute. L’antipsichiatria di Basaglia diventava un movimento di cultura, di idee, di desideri e portava all’affermazione delle scienze umane, cioè delle scienze a servizio della promozione della persona.

L’arte, l’architettura, la poesia si nutrono di aggettivi, declinano sempre di più i valori sociali. L’uomo nuovo, più libero, ha avuto una nuova grammatica per come abitare lo spazio e vivere il proprio tempo. Ci sono parole malate che rimangono, che fanno male, che continuano a macchiare la persona e le impediscono di promuovere il comprendere, cioè conoscere l’altro e fare insieme a lui il percorso di guarigione per raggiungere la salute. Le parole che pronunciamo sono il nostro specchio, dicono ciò che siamo e ciò che vogliamo, solo per questo dobbiamo cancellare dal vocabolario dei Servizi Sanitari alla persona le parole: Centro di Igiene Mentale. Le parole misurano la temperatura sociale della città.

Chi è | Luigi Mangia

Dal 2015 è responsabile della Biblioteca dell’Istituto per ciechi Anna Antonacci che custodisce un patrimonio costituito da libri in braille delle opere liriche e sinfoniche. Fa parte dello staff della rassegna Cinema del Reale che si svolge nel comune di Specchia. Partecipa al direttivo del Locomotive Jazz Festival in cui cura la musica nel sociale, è presidente dell'Associazione locale Boy’s sport arte e cultura e dal 2016 è collaboratore dei Cantieri Teatrali Koreja.

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