L'influenza di Wright nel dibattito architettonico italiano, in mostra a Torino


Alla Pinacoteca Agnelli la mostra “Frank Lloyd Wright tra America e Italia”, un’occasione per approfondire la filosofia dell'architettura organica

© Architetti.com

«Wright ha cambiato il modo di costruire, e quindi il nostro modo di abitare. Con i suoi piani orizzontali aggettanti, i larghi spazi interni, le grandi finestre, i materiali naturali, l’ispirazione all’architettura tradizionale giapponese.» Queste le parole comparse lo scorso anno sul sito della Fondazione Wright a Talliesin West, nel deserto dell'Arizona Meridionale, dove prima si trovava la Scuola di Architettura, fondata da Wright nel 1937. Definito a livello mondiale il più grande architetto americano contemporaneo, è l’ideatore, o meglio il filosofo, dell’architettura organica che lui definì: «un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura applicata dall’esterno […] ambiente ed edificio sono una cosa sola; piantare gli alberi nel terreno che circonda l’edificio, quanto arredare l’edificio stesso, acquistano un’importanza nuova, poiché divengono elementi in armonia con lo spazio interno nel quale si vive. Il luogo (la costruzione, l’arredamento) – e anche la decorazione, e anche gli alberi – tutto diviene una cosa sola nell’architettura organica. Tutti gli aspetti dell’abitare devono confluire in una sintesi con l’ambiente esterno».

Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Lo scorso anno l'America ha festeggiato il 150esimo anniversario della nascita di Frank Lloyd Wright (1867 -1959), con moltissimi eventi, tra cui l’imponente retrospettiva del MoMA “Frank Lloyd Wright at 150:Unpacking the Archive” conclusa nell’ottobre scorso.

Anche l’Italia ha deciso di celebrare l’architetto con una mostra a lui dedicata. La Pinacoteca Agnelli di Torino ospita, fino al 1° luglio: “Frank Lloyd Wright tra America e Italia”, la mostra presentata dalla Avery Architectural & Fine Arts Library della Columbia University e curata da Jennifer Gray. Attraverso fotografie, oggetti, cataloghi, litografie e disegni originali, l'esposizione indaga il pensiero di Wright a partire dal suo primo soggiorno in Italia nel 1910 fino alla sua ultima visita nel 1951, sottolineando il suo coinvolgimento nel dibattito architettonico, urbanistico e paesaggistico italiano, e il modo in cui l'architettura organica ha influenzato i lavori dei suoi colleghi italiani. Sono molte del domande sul tappeto, che avviano il visitatore alla ricerca di risposte: cosa significa architettura organica e come si manifesta nei progetti di Wright? Come cambia il suo significato con il mutare delle condizioni politico-economiche sia negli Stati Uniti che in Italia nel corso del XX secolo? E quali influenze ebbe sull’architettura italiana?

Fallingwater, o Casa Kaufmann, sul ruscello Mill Run in Pennsylvania | U.S.A.

L’esposizione si articola in sei sezioni. La prima è dedicata alle Prairie Houses, illustrate principalmente attraverso una selezione di litografie del portfolio Wasmuth, una raccolta di oltre cento tavole – alcune arricchite con dettagli in inchiostro dorato e a pastello – che Wright completò durante il suo primo viaggio in Italia nel 1910. La seconda sezione illustra una serie di esperimenti nella progettazione di edifici che Wright ha condotto a partire dal blocco di calcestruzzo, mentre la terza è dedicata ai progetti rivoluzionari degli anni Trenta – Fallingwater, Johnson Wax Building e Wingspread, solo per citarne alcuni. La quarta sezione è dedicata invece ai grattacieli, per Wright l’ossessione di una vita, mentre la quinta ai suoi progetti pubblici e urbani, dove accanto al Guggenheim Museum e allo Unity Temple, ad esempio, sono accostati anche progetti meno noti.

L’ultima sezione è quella dedicata al rapporto di Wright con l’Italia: attraverso una selezione di fotografie, lettere e cataloghi, e all’esame dell’unico progetto ideato da Wright per l’Italia – il Masieri Memorial (1951-55) pensato per il Canal Grande di Venezia e rimasto irrealizzato – viene esplorato il dibattito architettonico degli anni quaranta e cinquanta. In questa sezione viene inoltre documentata la mostra del 1951 "Sixty Years of Living Architecture" che celebrava la sua carriera andando incontro al crescente interesse per la sua architettura da parte di progettisti, critici e storici italiani.

Frank Lloyd Wright tra America e Italia

a cura di Jennifer Gray

Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli

Lingotto

Via Nizza, 230/103 |Torino

Fino al 1 luglio 2018

Da martedì a domenica

Aperto dalle 10:00 alle 19:00

Ultimo ingresso alle 18:15

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