Liquide visioni. Su alcune opere di Arianna Matta


Gli scenari urbani riprodotti dall'artista romana sono strutture industriali un tempo operative e poi ridotte a ossature tese nel vuoto, architetture fluidamente post-industriali

"Interno riflesso" © Arianna Matta 2014 | Olio su tela, cm 100 x 200

Oltre trent’anni dopo: un lungo tempo dell’economia e degli scambi, della produzione e della società, della rappresentazione e della strutturazione urbana. Il tempo dell’esistenza. Sono passati più di tre decenni dai “Ritratti di fabbriche” di Gabriele Basilico, con opifici e ciminiere dell’area milanese che si ponevano in tarda continuità con i paesaggi sironiani e ne tracciavano una sorta di capitolo conclusivo: lì ove l’artista definiva silenti spazi articolati in campiture di una storia sociale da riprogettare – tra angosce e aspettative nobilitanti –, le fotografie di Basilico mettevano in posa, come per fissare un ricordo, luoghi di lavoro de-umanizzati cogliendone il cambio di passo, l’attesa di una riconversione che poteva determinare demolizioni e che faceva presentire il post-industriale.

"Prospettive passate", © Arianna Matta 2014 | Olio su tela, cm 100 x 200

In una serie di opere realizzate verso il 2015, Arianna Matta si pone in una pensosa linea di continuità/variazione rispetto ad altri cantori di scenari urbani. Se raffigurazioni assimilabili alla periferia milanese hanno contraddistinto i suoi lavori dagli anni 2009-2010, con inquadrature capaci di sintetizzare foschie e coloriture tendenzialmente nordiche, impastate di una riflessa e trattenuta emotività, in anni più recenti la cifra espressivo-gestuale si fa evidente e insistita nel confronto con quelli che furono luoghi della produzione e dell’abitare. Il gesto pittorico produce segni che graffiano la tela e le tavolette, con operazioni di costruzione e interpretazione della superficie a disposizione all’insegna di una tensione esistenziale ipnoticamente stürmisch, a sua volta chiamata a confrontarsi con i resti, le reliquie, di strutture industriali un tempo operative e poi ridotte a ossature tese nel vuoto.