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Lo spazio costruito, abbandonato e demolito di Gordon Matta-Clark in mostra a Parigi


Fino al 23 settembre alla Galleria parigina “Jeu de Paume” è esposta un’ampia mostra monografica all’anarchitetto americano che ha rivoluzionato il mondo dell’architettura senza aver mai costruito edifici

Gordon Matta-Clark e Gerry Hovagimyan all'opera nel "Conical Intersect", 1975. Photo © Harry Gruyaert

Con cento opere di Gordon Matta-Clark, la mostra "Anarchitect" esplora l'importanza della pratica dell'architetto americano verso un ripensamento dell'architettura dopo il modernismo. Abbracciando una varietà di media che includono fotografia, film e incisioni, la mostra presenta una serie di opere legate alla cultura urbana contemporanea che contestualizzano ulteriormente la convincente critica dell'architettura di Gordon Matta-Clark. Poco dopo aver completato i suoi studi alla Cornell University School of Architecture (1962-1968), Matta-Clark si trasferì a New York e iniziò a sviluppare una serie di opere d'arte in situ che sembravano eseguire una sorta di anatomia sul corpo stesso del paesaggio urbano, tagliando letteralmente le strutture ed esibendo i resti come dimostrazione. Nei primi anni ’70, entrato a far parte del gruppo dell’Anarchitettura (fusione di anarchy e architecture coniata da lui e da amici come Laurie Anderson, Richard Nonas e Lucio Pozzi, incominciò a creare tagli, bucature e fratture all’interno di oggetti tridimensionali messi a disposizione da vari musei. Nel frattempo applicò gli stessi tagli a solai, muri e intere case, creando una riflessione sul concetto di riempimento e di svuotamento dello spazio inUna delle serie più iconiche di questo periodo, "Bronx Floors", divenne emblematica della pratica di Matta-Clark e fu successivamente ampliata in opere molto ambiziose come il Conical Intersect (Parigi, 1975).

Splitting (Dividere), 1974

Gordon Matta-Clark è noto soprattutto per i “building cuts” con cui ha stravolto nel vero senso della parola l’elemento edificato, ponendolo al centro di nuove prospettive, reali e metaforiche: tramite buchi nei pavimenti e nei solai, fessurazioni di intere pareti e squarci all’interno delle case, intacca l’idea di fissità legata a un immobile, aprendolo al dialogo con l’“esterno” e con la luce che penetra prepotentemente nelle sue maglie, piegandone la struttura al volere dell’artista e trasformandola in elemento d’arte. Il metodo di taglio di Matta-Clark, nato dalle macerie del panorama dell'era industriale, sarebbe diventato in seguito estremamente influente tra i giovani architetti, in particolare quelli associati alla teoria della decostruzione, come Frank Gehry, Peter Eisenman e Daniel Libeskind.

Curatori della mostra: Sergio Bessa e Jessamyn Fiore.

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