• Michele Tavola

L’umanità inquieta di Nicola Villa


Il pittore lecchese rappresenta una particolare sociologia della vita quotidiana. I suoi lavori indagano lo spazio urbano e le relative dinamiche sociali, stigmatizzando le difficoltà e le fatiche di relazione tra le persone

"Internazionale 1"

Il sociologo canadese naturalizzato statunitense Erving Goffman l’ha chiamata “disattenzione civile”: pratica che non consiste semplicemente nell’ignorarsi a vicenda, ma è la somma di quegli atteggiamenti che la maggioranza delle persone, specialmente in contesti urbani, mettono in atto per evitare interazioni e disturbo reciproco, di fatto isolandosi e costruendo barriere che precludono la possibilità di nuove relazioni sociali. Nicola Villa, Attraverso i dipinti e le incisioni Villa offre un lucido e spietato sguardo sul panorama umano che ci circonda e del quale facciamo parte. La produzione grafica, in particolare, può essere interpretata come lente di ingrandimento degli interessi e delle indagini che sottendono e animano la sua ricerca. L’artista ha iniziato a dedicarsi all’incisione fin dal 1996, praticamente in coincidenza con i suoi esordi, approfondendo e affinando, nel corso degli anni, una tecnica in continua evoluzione, dai forti accenti sperimentali e dall’esibito virtuosismo.

"Internazionale 5"

In oltre vent’anni di intimità con matrici di metallo, acidi, puntesecche e bulini, senza precludersi la possibilità di aggredire materiali meno frequentati quali il linoleum o decisamente inconsueti quali il plexiglass, Villa ha popolato le sue stampe di un’umanità varia e complessa, dalle molteplici sfaccettature. L’uomo, con le sue nevrosi e le sue fragilità, è rappresentato da diversi punti di vista e in differenti situazioni. Questo viaggio attraverso la condizione umana, intrapreso da più di due decenni e non ancora concluso, può essere cristallizzato in maniera esemplare tramite l’analisi di tre cartelle di incisioni, diverse tra loro per soggetto e temperatura culturale, ma complementari e riassuntive della sensibilità artistica dell'artista. Si tratta di “Internazionale”, otto grandi fogli del 2008 realizzati all’acquaforte e all’acquatinta, di “Personaggi inutili degli anni zero”, cinque incisioni a colori stampate tra il 2010 e il 2011, e di “Kyrie”, altre cinque opere calcografiche tecnicamente complesse, eseguite tra il 2011 e il 2012. Il campionario di immagini di “Internazionale” è una summa del percorso compiuto da Villa fin dalle origini, una sorta di sintesi dei soggetti e delle tematiche da lui scelte e dipanate in anni di lavoro.

Un felice concentrato del suo mondo semantico e delle sue ossessioni visive, che in pochi fogli accompagna lo spettatore nei centri nevralgici della sua poetica. E vale la pena sottolineare che le otto matrici sono un notevole esempio di alta qualità incisoria e sono costate all’autore una fatica improba, tra ostinati tentativi ed errori che hanno costellato una genesi lunga e impegnativa. In paesaggi urbani rarefatti e appena accennati, che potrebbero appartenere a qualunque città del mondo, o su sfondi piatti e neutri, si stagliano persone qualunque, sagome che idealmente rimandano a ciascuno di noi, figure isolate o raccolte in piccoli gruppi che in ogni caso sembrano destinate a non incontrarsi mai e a non interagire con i propri simili. Monadi, piccole isole di solitudine, icone dell’incomunicabilità. Una folla si incammina verso una meta che rimane misteriosa, probabilmente un evento sociale che richiama l’attenzione di una moltitudine di individui, fisicamente vicini gli uni agli altri senza che però ci sia alcuna traccia di dialogo.

"Senza rete"

I businessman in giacca e cravatta, simbolo della classe dirigente che comanda e controlla, sono asetticamente identici tra loro con agghiacciante impersonalità. Il volto più espressivo, a dire il vero l’unico indagato con grande naturalismo e dai tratti somatici ben delineati, è quello di un bambino africano dallo sguardo intenso e profondo, sofferente e melancolico. Piccolo omaggio all’immaginario figurativo della street art, comunque filtrata attraverso lo stile di Villa, è incarnato dallo skater che evade dalla monotonia delle periferie grazie alle proprie evoluzioni, metafora del tentativo di spiccare il volo. Se “Internazionale” è un sunto estremo delle più varie categorie umane, “Personaggi inutili degli anni zero” è invece un excursus attraverso le eccezioni, le patologie, la marginalità e la follia. Unico punto di contatto con la precedente serie è la ricorrente figura dello skater. Per il resto si sconfina verso territori che esulano dal labile concetto di normalità, talvolta decisamente più umani e intensi di ciò che comunemente si intende normale, talvolta terrificanti. Le immagini, in alcuni casi difficilmente decifrabili, sono interpretate da brevi racconti inseriti nella cartella, ciascuno dei quali è dedicato a un’incisione. [...]

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 20 | IL SEGNO

Chi è | Michele Tavola

Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in storia dell’arte presso l’università di Torino, dopo essersi laureato in lettere alla Statale di Milano e dopo essere stato borsista alla Fondazione Longhi di Firenze, città dove ha frequentato anche la Scuola di Specializzazione in storia dell’arte. In qualità di esperto d’arte ha collaborato con Radio Popolare di Milano, dal 1999 al 2005, e con il quotidiano La Repubblica, dal 2008 al 2016. Con la casa editrice Pearson Italia ha realizzato le nuove edizioni dei manuali La storia dell’arte, edito nel 2017, e L’arte di vedere, edito nel 2018. Ha curato mostre, tra gli altri, di Goya, Picasso, Matisse, Miró, Chagall, Dubuffet e Rouault. Dal 2010 al 2015 è stato assessore alla cultura del Comune di Lecco. Dal 2017 lavora come curatore presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

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